Cambiare senza cambiare: Tintari e Maschietto sindaci

I ballottaggi di Terracina e Fondi confermano le amministrazioni uscenti. Ma danno segnali politici forti. Con FdI che 'tiene il mazzo'. Con Fazzone che non perde il bonus in casa. E con l'effetto Salvini che non c'è. Il prossimo terreno di confronto è in provincia di Frosinone

Cambiare tutto per cambiare nulla. A Terracina e Fondi da oggi pomeriggio ci sono due sindaci nuovi. Ma poco o nulla cambia rispetto al passato. Perché i nuovi eletti sono gli eredi delle amministrazioni uscenti. A Terracina vince Roberta Tintari, il vice che aveva preso il timone della città da un anno: cioè da quando Nicola Procaccini aveva conquistato le elezioni Europee in nome e per conto di Fratelli d’Italia, di cui è uno dei quadri nazionali; già portavoce di Giorgia Meloni quando lei era giovanissima vice presidente della Camera, stesso incarico ricoperto poi quando lei è entrata al Governo.

A Fondi vince Beniamino Maschietto, il candidato vincente individuato ancora una volta da Claudio Fazzone: il titolare del fortino elettorale fondano, dal quale ha costruito il suo successo conquistando prima la Regione Lazio, poi la presidenza del Consiglio regionale, poi più volte il Senato della Repubblica, ha mandato al parlamento di Bruxelles uno dei suoi eredi. Ed ha individuato sempre il sindaco capace di incontrare il consenso della sua città. (Leggi qui).

Non è stato solo ballottaggio

Roberta Tintari

Non è stata una vittoria di Roberta Tintari e Beniamino Maschietto. Non solo. Loro sono stati il valore aggiunto, l’elemento capace di fare la differenza. È stata la vittoria di Nicola Procaccini e di Claudio Fazzone, i due leader di Fratelli d’Italia e di Forza Italia: hanno difeso con il coltello tra i denti le due candidature che avevano scelto, impedendo a chiunque di metterle in discussione, a costo di correre soli. Anche perché, correre soli è esattamente ciò che volevano: il potere non si spartisce con nessuno.

È stata la vittoria di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, la loro bandiera continua a sventolare, rispettivamente a Terracina ed a Fondi. Nulla hanno ceduto al vento della Lega di Salvini. A nulla sono serviti i quattro viaggi a Terracina fatti dal Capitano. Forse avranno spostato qualche frazione di punto, nulla di più: la lezione dell’Emilia Romagna non è bastata a Matteo Salvini, ancora una volta, con la sua presenza ha politicizzato il confronto. (leggi qui Qui Fondi e Terracina, rispondi Ciociaria. Passo e non chiudo).

L’abbraccio di mamma Roberta

A Roberta Tintari è bastato continuare a presentarsi per quello che è, una donna capace di tenere unita la sua squadra, riuscire a far ragionare gli uomini della sua giunta, con un profilo che è esattamente l’opposto di quello messo in scena da matteo salvini, dal suo coordinatore Regionale Francesco Zicchieri e dal candidato sindaco di Terracina Valentino Giuliani. C’è un’immagine che racconta tutto: l’abbraccio del sindaco appena eletto che stringe, con le lacrime agli occhi, le due figlie e le accarezza con l’affetto che solo una mamma sa trasmettere.

Vincono Fi e FdI, e la Lega…

Fratelli d’Italia vince a Terracina e respinge l’assalto di Lega – Forza Italia. Mentre Forza Italia vince a Fondi e respinge l’assalto di se stessa e del suo passato: quello di Fratelli d’Italia lo aveva respinto al primo turno; al ballottaggio con Beniamino Maschietto è andato Luigi Parisella, l’uomo che era sindaco anni fa ed era stato costretto alla capitolazione: storie di infiltrazioni mafiose, richieste di scioglimento del Comune avanzate dal prefetto di Latina, drammatici bracci di ferro con Claudio fazzone già potentissimo all’epoca; che chiede a Parisella di dimettersi e lui che resiste; alla fine è il Consiglio a mollarlo. Arrivare al ballottaggio è stata la sua rivincita.

Beniamino Maschietto che esulta

La Lega nemmeno questa volta elegge un sindaco. Non è colpa di Franceaco Zicchieri, non è colpa di Claudio Durigon: il paradosso vuole che i due vertici del Partito nel Lazio non riescano a fare bingo nella loro terra. Sarebbe imbarazzante. Se non ci fosse una realtà particolare. Cioè che il basso Lazio è terra in cui la politica è ben radicata ed ha i suoi schemi, il cambiamento Salviniano interessa e piace, ma ancora di più piace il candidato capace di dare sicurezza e se bisogna chiedere qualcosa ci si può parlare. Qui le rivoluzioni si fanno dal lunedì al venerdì, il sabato c’è da portre la moglie a fare la spesa e la domanica c’è la partita su Sky.

L’asse fra il Pontino e la Ciociaria

La lettura per forza di cose non puo’ essere solo pontina, ma che guarda alla Ciociaria. Perché ora il centrodestra dovrà fare tesoro dell’eperienza fratricida a Fondi e Terracina, in vita delle comunali di Alatri e Sora la prossima primavera. In Ciociaria il centrodestra non riunisce il suo tavolo unitario dai tempi in cui decise la candidatura a presidente della Provincia per Tommaso Ciccone, salvo poi accoltellarlo più di Cesare nel giorno delle Idi di Marzo.

Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno ora più forza e pretenderanno di farla valere ad un eventual tavolo che dovrà definire le alleanze.

Claudio Fazzone incorona Beniamino Maschietto

Le condizioni per una spaccatura ciociara identica a quella pontina registrata a Terracina e Fondi ci sono tutte.

Non è affatto un caso che Fratelli d’Italia abbia lanciato proprio in questi giorni l’associazione dell’avvocato Mollicone a Sora. E che ad Alatri Antonello Iannarilli si premuri di mettere in chiaro che non è solo lui a non volere la candidatura a sindaco per l’avvocato Enrico Pavia ma tutti compresa la Lega; e che l’unico a sostenerlo era il leghista Roberto Addesse ma solo fino a due settimane fa.

Ma non è l’unico appuntamento in agenza. Claudio Fazzone ora dovrà registrare l’orchesta ciociara. Con tre possobili scenari: mettere alla porta di Forza Italia l’ex vice coordinatore regionale Gianluca Quadrini, oppure tentare una riconciliazione con i tre sub coordinatori provinciali Rossella Chiusaroli, Daniele Natalia e Adriano Piacentini; terza ipotesi: lasciare tutto com’è e lasciare a marcire nel dimenticatoio Quadrini, non considerandolo.

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