Campidoglio, Regione e Provincia: il grande Risiko

Ma ci sono pure le comunali e gli enti intermedi Il centrodestra sogna la spallata, il rebus Pd-Cinque Stelle

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Conquistare la Provincia per poi provare la scalata agli enti intermedi. Il centrodestra ci pensa. E il coordinatore della Lega Nicola Ottaviani sta studiando tutti i possibili incastri di date e di situazioni. Il primo appuntamento sarà quello dell’elezione dei 12 consiglieri. La nuova normativa stabilisce che alle urne si vada entro sessanta giorni dalle ultime comunali. Dunque, tra novembre e dicembre considerando che le amministrative ci saranno in una data compresa tra il 15 settembre e il 15 ottobre.

Questi i 24 Comuni che andranno al voto: Alatri, Sora, Acquafondata, Alvito, Arce, Casalattico, Castrocielo, Castro dei Volsci, Collepardo, Colle San Magno, Esperia, Fumone, Monte San Giovanni Campano, Pastena, Roccasecca, Sgurgola, Supino, Terelle, Torre Cajetani, Torrice, Trivigliano, Vallecorsa, Vicalvi, Viticuso. È chiaro che la platea dei “grandi elettori” alla Provincia cambierà, considerando che alle urne si recano sindaci e consiglieri dei 91 Comuni. Già nel 2019 il centrodestra ottenne la maggioranza dei consiglieri. Secondo i calcoli che Ottaviani sta effettuando questa volta i numeri potrebbero essere anche maggiori. 

Antonio Pompeo

Per quanto concerne invece l’elezione del presidente, il secondo mandato da presidente della Provincia di Antonio Pompeo scade il 31 ottobre 2022. Con il vecchio meccanismo di legge, per statuto, Pompeo avrebbe avuto 90 giorni di tempo per convocare le elezioni. Quei tre mesi di tempo sarebbero scaduti a gennaio 2023. Adesso è cambiato tutto e bisognerà votare entro sessanta giorni dalle comunali. Ma, Covid permettendo, le amministrative si tengono solitamente in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. (Leggi qui Perché le provinciali saranno la madre di tutti i nuovi equilibri).

La platea per la Provincia cambia ancora

Il che vuol dire che Pompeo potrebbe restare presidente fino all’estate 2023. E questo comporta che la platea elettorale cambierà ancora molto. Nel 2022 si voterà a Frosinone, ma pure a Campoli Appennino, Castelnuovo Parano, Picinisco, Piedimonte San Germano, Pofi, San Biagio Saracinisco. Quindi ci sarà la tornata elettorale del 2023. Anno nel quale scade pure la legislatura parlamentare.

Inoltre c’è l’incognita della Regione Lazio. Un’incognita che viaggia pure nella direzione Campidoglio. Nel senso dell’opzione di una candidatura a sindaco di Roma di Nicola Zingaretti. Il quale ha detto: «Vorrei continuare a fare il presidente di Regione». Ed è l’uso del condizionale che lascia aperte tutte le opzioni.

La questione Regione – Campidoglio

Nicola Zingaretti (Foto: Imagoeconomica / Livio Anticoli)

Ha scritto l’Agenzia Dire ieri: «Zingaretti avrebbe dato la disponibilità a candidarsi a sindaco ma a due “condizioni”: il M5S non dovrebbe uscire dalla giunta regionale né far saltare l’accordo che li vedrebbe insieme al centrosinistra alle prossime elezioni regionali. Un doppio nodo che diventa triplo al sorgere spontaneo della domanda tra i pentastellati: “Come reagirebbe Virginia Raggi sapendo che il presidente della Regione, che l’ha definita una minaccia per Roma, si candida contro di lei a Roma e contemporaneamente il Movimento 5 Stelle non solo non esce dalla giunta nel Lazio ma va in coalizione col centrosinistra alle prossime Regionali, magari proprio nello stesso giorno in cui si voterà a Roma?”. Qui il “macigno” politico che impedisce a Enrico Letta, che ha sempre avuto in mente l’opzione Zingaretti a Roma, di chiudere l’accordo con i Cinque Stelle, che adesso hanno in mano il destino della candidatura al Campidoglio del governatore del Lazio».

Certo è che se Zingaretti dovesse candidarsi a sindaco di Roma, allora alla Regione Lazio ci sarebbero le elezioni anticipate. Con il centrodestra che proverebbe la spallata e con Pd e Cinque Stelle pronti invece a respingerla. 

C’è infine il capitolo degli enti intermedi. In provincia di Frosinone il centrodestra da anni non tocca palla. Alla Saf, all’Asi e al Cosilam ha prevalso quasi sempre il centrosinistra. In virtù del fatto che esprime più amministratori locali e più sindaci. Il centrodestra vuole provare a ribaltare rapporti di forza ed equilibri. 

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