Cantone: «Non mi dimetto da Anac». Al Csm chiede di andare a dirigere la Procura di Frosinone

Il capo della Authority anti corruzione pronto a lasciare l'Anac. Non si dimette. Ma una volta scaduto il mandato non intende restare. Chiede al Csm il ritorno nei ruoli ordinari. Frosinone, Perugia, Torre Annunziata le tre sedi indicate

Raffaele Cantone si prepara a lasciare l’Authority Anticorruzione. Il suo mandato scade ad aprile del 2020 ed il presidente ha già iniziato a pianificare il futuro. Ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura di essere reinserito nei ruoli Ordinari: tra le tre sedi che ha indicato per tornare a fare il capo della Procura della Repubblica c’è Frosinone. Le altre sono Perugia e Torre Annunziata.

Scintille con il governo

L’incarico al timone dell’Anac gli era stato conferito nel 2015 dal Parlamento con voto all’unanimità, su proposta di Matteo Renzi. La durata è di cinque anni. Ma il magistrato la settimana scorsa ha protocollato al Csm tre domande con le quali ha avanzato la propria candidatura per essere assegnato ad un posto da Procuratore della Repubblica, in una delle sedi che stanno per rendersi vacanti.

Perché ha deciso di andare via in anticipo? Raffaele Cantone non nega che sia la conseguenza delle recenti frizioni con il Governo. È vero che qualche mese fa il magistrato – in occasione della presentazione del suo ultimo libro a Milano – a precisa domanda aveva definito molto buone le relazioni con il nuovo Governo. «I rapporti con il governo – aveva detto Raffaele Cantone – sono buoni, sono rapporti istituzionalmente corretti. Siamo stati critici anche con il precedente governo quando era necessario».

Ma in realtà le frizioni non sono mancate. Come sull’intenzione del governo, annunciata da Salvini, di riscrivere il codice degli appalti. Una scelta rispetto alla quale Cantone ha dichiarato pubblicamente la sua preoccupazione. Così come non ha mai nascosto i suoi dubbi su alcune norme del ddl anticorruzione, da ultimo sulla disposizione che in materia di appalti ha consentito di fare affidamenti diretti fino a 150mila euro.

«È una norma pericolosa», ha detto appena qualche giorno fa Cantone.

Non mi dimetto da Anac

In mattinata Raffaele Cantone, di fronte al clamore suscitato dalla sua decisione, ha voluto precisare i contorni. «Non mi dimetto da Presidente dell’Anac».

Per il resto, tutto confermato. La domanda di assegnazione a Frosinone o Perugia oppure Torre Annunziata: «Le ho presentate dopo una lunga valutazione di carattere squisitamente personale»

Perché proprio adesso. Cantone spiega di averlo fatto perché «sapendo che i tempi del Consiglio superiore della magistratura non sarebbero stati brevi, era mia intenzione informare quanto prima gli esponenti dell’esecutivo con cui più intensa è stata la collaborazione istituzionale in questi mesi».

Il magistrato non aveva ancora informato nessuno e non aveva condiviso la sua decisione. Solo una volta divenuta di dominio pubblico la notizia ha chiesto immediatamente appuntamento al Presidente del Consiglio ed ai Ministri dell’Interno e della Giustizia. «Ai quali – spiega – esporrò nei prossimi giorni le mie motivazioni».

Dimissioni o non, il segnale politico è comunque chiaro: nel suo futuro, il magistrato non contempla un ulteriore periodo all’Anac. Nè una collaborazione con questo Governo.

Due o tre mesi di tempo 

Raffaele Cantone vive sotto scorta dal 2003, quando fu scoperto un progetto di attentato contro di lui. Negli anni trascorsi a Napoli si è occupato a lungo di camorra, combattendo il clan dei casalesi. È stato lui ad ottenere la condanna di boss del calibro di Francesco Sandokan Schiavone, di Francesco Bidognetti.

I tempi del Csm per le decisioni del Csm non saranno brevi. Almeno per la procura di Perugia, dove oltre a Cantone ci sono altri 19 candidati (tra gli altri il capo della Dda di Napoli Giuseppe Borrelli, il procuratore di Spoleto Alessandro Cannevale, il procuratore di Arezzo Roberto Rossi e il pm napoletano Catello Maresca).

La risposta arriverà entro due o tre mesi.

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