Caos acqua: «Raio è paralizzato», «Beffati i Cinque Stelle», «Caputo ora è buono»

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Caputo avv. Francesco Antonio, studio legale in Roma alla via Ugo Ojetti numero 122, fondatore e responsabile dell’Istituto Etico per l’Osservazione e la Promozione degli Appalti (IEOPA), consulente legale della Selex Communications S.p.a. (Gruppo Finmeccanica), legale esterno per l’Inpdap – Direzione Compartimentale per il Lazio, membro del pool di legali di fiducia della Regione Calabria, collaboratore della rivista Giustizia Amministrativa Rivista di diritto pubblico. E’ lui l’avvocato che ha assistito il Comune di Cassino nel confronto avvenuto l’altro giorno con il Consiglio di Stato per chiedere di rivedere la sentenza con cui è stato intimato di consegnare subito gli acquedotti civici ad Acea. Richiesta alla quale i giudici hanno detto no, rifiutando di concedere qualsiasi dilazione ( leggi qui l’annuncio dell’ordinanzaleggi qui le motivazioni dell’ordinanza).

La notizia che sia stato l’avvocato Francesco Antonio Caputo ad assistere l’amministrazione guidata da Carlo Maria D’Alessandro sta suscitando più reazioni politiche del no incassato dal sindaco.

Perché? Le perplessità nascono dal comizio con cui l’ingegnere D’Alessandro aveva chiuso la sua campagna elettorale. Tra le accuse lanciate al suo avversario Giuseppe Golini Petrarcone, c’era pure quella di avere fatto assistere il Comune dall’avvocato Francesco Antonio Caputo, accostandolo  ad ambienti inopportuni; soprattutto accostandolo, fino all’altro giorno, al Ko subito dal Comune di fronte ai giudici: se Petrarcone era il responsabile politico della sentenza – era il tema – lui ne era il responsabile tecnico.

Ora, il sindaco si sarà ricreduto. Ed ecco perché lo ha nominato.

Su una cosa però, Carlo Maria D’Alessandro non ha dubbi: fermerà il commissario prefettizio Ernesto Raio. La settimana prossima, appena il vice prefetto avrà percorso la scalinata che lo separa dagli uffici nei quali dovrà procedere alla consegna degli impianti, il sindaco gli comunicherà che non può procedere oltre. Perché? «Il nuovo ricorso per l’ottemperanza che è stato proposto da Acea ed il ricorso che noi inoltreremo la prossima settimana contro la nomina del commissario prefettizio, paralizzano a tutti gli effetti le eventuali iniziative commissariali. In realtà le sue attività sono già di per se paralizzate dal nuovo ricorso per ottemperanza promosso dal gestore idrico». Il dottor Raio al momento è paralizzato a sua insaputa. La settimana prossima si saprà se – come un novello Lazzaro – invece si muoverà agilmente tra le scrivanie; oppure verrà fermato sul ‘bagnasciuga’, un po’ come Mussolini ordinò di fare (con non molta fortuna) contro le truppe Alleate che intendevano mettere piede in Italia.

Nel frattempo, contro il sindaco si scaglia Danilo Picano. L’esponente del Pd continua a rimproverargli di non avere informato il Consiglio Comunale, aggiornandolo sulla Pec inviata dal prefetto per dire che era tenuto a procedere con l’invio del dottor Raio per prelevare gli acquedotti e darli ad Acea. E ora Picano accusa D’Alessandro anche di avere «istituito un tavolo tecnico con l’obiettivo di avere la sponda di Virginia Raggi, ma il sindaco di Roma ha fatto sapere tramite l’onorevole Luca Frusone che il sindaco di Cassino deve consegnare gli impianti al più presto in quanto il comune di Roma detiene il 51% delle quote di Acea».

Una beffa per gli attivisti cassinati del Movimento Cinque Stelle, ai quali Picano ha espresso «tutta la mia solidarietà: dopo essersi battuti come leoni sull’acqua pubblica sono stati smentiti dall’onorevole Frusone, il quale ha dichiarato che è irreale pensare che la Raggi possa intervenire per impedire la cessione dell’acquedotto di Cassino, in quanto sindaco della capitale ed azionista di maggioranza di Acea! Il quadro ora diventa più chiaro e quella sentenza pubblicata proprio a 30 giorni dal ballottaggio ci apre gli occhi e ci fa capire Acea chi temeva veramente!».

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