Caos Ambiente, un dossier nel cassetto di Buschini

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Il piano è ancora segreto. Deve restarlo per qualche settimana. Perché non è stato definito nei dettagli, deve essere soppesato insieme ai tecnici, valutato direttamente con il governatore Nicola Zingaretti per la portata politica. Ma se nessuno lo bloccherà sarebbe la prima rivoluzione di Mauro Buschini da quando è assessore regionale all’Ambiente.

La proposta di legge regionale ridisegnerebbe tutto il sistema delle procedure ambientali nel Lazio. In pratica, riscriverebbe tutto l’iter che oggi è talmente complesso da tenere lontani gli industriali intenzionati a mettere le loro fabbriche sul territorio della regione.

Qualche esempio? Il fondo d’investimento inglese che a fine 2015 ha rilevato la ex Ceramiche Marazzi ha messo sul piatto della bilancia un investimento complessivo da 15 milioni di euro ma è rimasto fermo a lungo per il palleggio di responsabilità tra i troppi uffici competenti lungo l’asse burocratico da Frosinone a Roma.

Decine di industrie che devono ampliare i loro capannoni o mettere a norma i loro impianti di depurazione (approfittando anche dei fondi europei disponibili in questo periodo) non possono iniziare perché la provincia di Frosinone non gli esamina la pratica (leggi qui il precedente). E non lo fa perché ancora non è chiaro se la competenza se la sia tenuta la Regione o intenda rimandarla alle Province (leggi qui il precedente). Un caso talmente complicato che gli industriali hanno reclamato più volte chiarezza denunciando che si rischia di mandare all’aria investimenti per milioni (leggi qui il precedente). E nella confusione, chi comunque tenta di dare risposte poi finisce sotto inchiesta (leggi qui).

La rivoluzione pensata negli uffici dell’assessorato all’Ambiente della Regione Lazio parte da alcuni principi elementari. Primo: sburocratizzare. Pare che per settimane i tecnici dell’assessoratoabbiano trascorso il tempo a sfondare la selva di leggi, decreti, determine, circolari interpretative, in grado di mandare al manicomio anche il più esperto in materia ambientale. Alla fine sarebbero riemersi da quel mare di carte con un testo molto più snello.

Secondo: cambio radicale di mentalità. In pratica, la Regione Lazio prova a copiare il modello già applicato dalle nazioni confinanti con l’Italia. E invece di mettere una serie di paletti burocratici a chi intende investire si trasformano in ‘consulenti’. Cioè in esperti che dicano dall’inizio cosa occorre per stare in regola. Un ruolo chiave in questo senso lo andrebbe ad assumere Arpa – Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente. Oggi viene considerata il gendarme che va a sanzionare le aziende; con la riforma passerebbe ad organo consultivo e poi ispettivo.

Terzo punto della riforma: la centralità delle funzioni. In pratica si farebbe chiarezza finalmente sulle competenze, eliminando le incertezze lasciate dalla norma Delrio che ha cambiato il ruolo delle province. Con la bozza Buschini il ruolo centrale sarebbe della Regione Lazio, lasciando alle Province solo le funzioni espressamente delegate dalla legge nazionale.

Quarto punto. La bozza prevede tempi certi per dare risposte alle aziende. E ribalterebbe del tutto gli attuali principi. In pratica gli industriali non dovrebbero sottoporsi prima al vaglio della burocrazia e poi iniziare la produzione; ma i controlli sarebbero ex post cioè successivi. Procedura accelerata per le fabbriche e poi controlli per verificare che tutto sia in regola, così come indicato dalle consulenze dell’Arpa.

Ma quattro anche i quesiti di fondo. Fino a quando il file resterà nel cassetto? Una volta estratto e portato in aula quanto tempo occorrerà prima che diventi legge regionale? E quanto, l’abilità politica dimostrata da Buschini ai tempi della Commissione Bilancio, gli permetterà di portare in dirittura d’arrivo il testo così come messo a punto? Soprattutto: quanto sarà davvero utile agli industriali?

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