Come biglie impazzite nell’Aula della Regione in cerca di un’intesa

La lunga maratona in Consiglio Regionale. I Capigruppo non trovano un accordo che vada bene a tutti. Fitti scambi di battute, ipotesi e malumori. La lacerazione nel M5S. Ed il fronte interno nel Pd.

Non trova pace. La sedia nel primo cerchio dell’emiciclo, brucia. Mauro Buschini, capogruppo Dem in regione Lazio non riesce a starci sopra per più di tre minuti. Il Consiglio Regionale del Lazio è in corso da ore, andrà avanti ancora a lungo e lui continua a camminare da un lato all’altro dell’Aula.

Si infila tra i banchi del centrodestra, sull’estremo opposto a quelli dove siede lui. Si arrampica fino al cerchio più alto dove, fino all’anno scorso, troneggiava Francesco Storace. Buschini si muove come se fosse a casa sua: scambia due chiacchiere con Pasquale Ciacciarelli, saluta Chiara Colosimo, chiacchiera con Massimiliano Maselli.

Non incontra il suo collega, titolare di quel fronte: il capogruppo di Forza Italia Antonello Aurigemma. Pure lui oggi soffre della stessa fregola che ha colto Buschini.

Entrambi, per tutta la giornata, scendono, salgono, si spostano, poi tornano al loro posto, compulsano lo smartphone, si rialzano quasi subito e ripartono. Cercano un’intesa che gli consenta di chiudere il cerchio.

E portare a casa la votazione sul Collegato al Bilancio. Ognuno con una conclusione più vantaggiosa per il proprio fronte.

Il fronte a Cinque stelle

L’accordo politico non c’è. Su alcuni punti chiave si rischia di provocare un’altra fibrillazione all’anatra di Nicola Zingaretti dopo il piccolo collasso di lunedì (leggi qui Il primo collasso serio per l’anatra zoppa di Zingaretti).

I fronti aperti sono più di uno. Per questo, soprattutto Buschini, non trova requie.

Il primo fronte politico è quello che riguarda il Movimento 5 Stelle. Il Gruppo è diviso. Una parte vuole continuare a portare avanti la collaborazione con Nicola Zingaretti, proseguendo con il patto di non aggressione stabilito all’inizio della Legislatura. Ma puntando a portare a casa il massimo possibile in termine di risultati. Anche attraverso gli emendamenti in discussione proprio in queste ore.

Una parte invece vuole la testa di Zingaretti. Il consigliere Davide Barillari lo ha detto con chiarezza mentre i suoi colleghi ancora si accomodavano in aula. Dal suo ufficio, al piano di sopra, ha registrato e messo in rete su Facebook un video: manifesta tutto il suo disagio nel rimanere in un M5S che è sempre meno di lotta e sempre più di governo (La sfida di Barillari al M5S: «Facciamo cadere Zingaretti e torniamo alle nostre origini»).

In aula non si vede quasi per l’intera mattinata. Quando arriva, si accomoda accanto al consigliere Loreto Marcelli. E non si schioda più. Mentre la capogruppo Roberta Lombardi inizia a manifestare gli stessi sintomi di Buschini e Aurigemma. E alle loro spalle le consigliere Valentina Corrado e Gaia Pernarella intervengono su ogni punto, contestano, puntualizzano, spiegano, emendano, appoggiano, dissentono, a seconda degli emendamenti.

Alle 17.15, quando viene chiesta una sospensione di dieci minuti, il Gruppo resta in Aula a confabulare. E lui non c’è.

Il fronte del Pd

C’è un fronte anche all’interno del Pd. È aperto sulla questione dell’emendamento che punta a sopprimere gli attuali Consorzi Industriali del Lazio per fonderli in un maxi Ente. Forse destinato alla presidenza di Francesco De Angelis (leggi qui In cambio della strambata, a Francesco De Angelis la super presidenza dei Consorzi Industriali Uniti).

Ci sono due, ma forse tre, consiglieri Dem che non sono favorevoli alla soppressione. E per gli stessi motivi che sono stati sollevati nei giorni scorsi da Forza Italia, ma pure da Federlazio e ConfimpreseItalia. (leggi qui I Consorzi Industriali da fondere: Asi, Cosilam, il cetriolo e l’ortolano).

La convinzione è che quell’emendamento toglierà alle province la possibilità di gestirsi le aree industriali, attrarre investitori, fare scelte strategiche per lo sviluppo. Il timore è di essere trasformati in ‘periferia dell’impero’. Un po’ come accaduto per il Turismo.

La paura più grande è per i 50 milioni di euro stanziati in favore della trasformazione in Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate.

Tutto in mano ad un solo presidente, non piace a tutti.

Il fronte Forza Italia

Forza Italia non intende minimamente mollare sul punto. A mezzogiorno la Stelvio blu notte del presidente del Cosilam Mario Abbruzzese parcheggia sul viale proprio di fronte all’ingresso del Consiglio.

Giacca sportiva, Ray Ban tondi ultimo modello, l’ex presidente d’Aula si infila nel palazzo e sparisce. Nessuno lo vede più in giro. Ma dicono che sia stato molto attivo.

Intanto, a furia di rimbalzare da una parte all’altra dell’Aula, Mauro Buschini e Antonello Aurigemma si incontrano. Si ‘appartano’ su due poltroncine nella parte più alta dell’emiciclo e iniziano a parlare fitto, esce un foglio bianco con una penna e si iniziano a prendere appunti. Buschini gesticola, Aurigemma annuisce. Poi la fregola li assale di nuovo: si alzano, ripartono. Ma è solo per poco.

Meno di tre minuti e sono di nuovo seduti sulla stessa fila, stavolta in tre: c’è anche il capogruppo del Centrodestra Stefano Parisi. Lo fanno accomodare in mezzo, Buschini gesticola a sinistra e Arigemma a destra, mentre Parisi annuisce. Poi si accorgono che nell’acquario alle loro spalle c’è chi li sta seguendo. E ripartono, come biglie impazzite nel flipper dell’Aula del consiglio.

A sera, Buschini è finalmente seduto, sfiancato, con la testa appoggiata sul montante in legno del cerchio alle sue spalle. Boccheggia quando Aurgemma passa da lui, poco prima che passi anche Roberta Lombardi.

L’accordo ancora non c’è. La seduta verrà aggiornata. È solo questione di tempo. Un accordo lo troveranno.