Caro presidente Zamparini, impara a perdere

Il presidente del Frosinone Maurizio Stirpe risponde per le rime al suo collega del Palermo, Zamparini: «Impara a perdere». Ed il sindaco Ottaviani segna una tripletta al suo collega di Palermo: «Pensa a fare lo stadio, i tuoi tifosi lo aspettano da 30 anni»

Ci vuole stile anche nel perdere.

Il Frosinone lo ha mostrato: sia quando ha perso la Serie A ed è retrocesso tra gli applausi dell’Italia sportiva. E sia quando ha perso la promozione un anno fa nonostante i nove punti di vantaggio sulla diretta inseguitrice.

Bisogna saper vincere. Ma ancora di più bisogna saper perdere. Deve essere brutto masticare il sapore amaro della sconfitta quando hai già fatto la bocca al gusto dolce della vittoria.

Ci vuole classe. Ci vuole stile. Come quello che mostrò alla fine dello scorso campionato il presidente del Frosinone Maurizio Stirpe: persa l’ultima gara, visti i cancelli del paradiso chiudersi davanti a lui dopo averci fatto un giretto dentro, chiese di essere lasciato solo. E l’indomani, in conferenza stampa, disse: «Se c’è un colpevole sono io. Io ho fatto le scelte, io ne sono responsabile».

Uno spessore diverso quello esibito in queste ore dl presidente del Palermo, Maurizio Zamparini. Riferendosi alla sfida persa ieri, parla di «Gara illegale».  Si dice convinto che l’arbitro abbia cambiato decisione perché assediato e intimidito da tutta la squadra avversaria, un susseguirsi di cose che non hanno niente a che fare con la legalità. E squallido il comportamento di Stirpe e Longo». Non basta. «Lo spettacolo che ha dato ieri a Frosinone il calcio italiano è’ stato indecoroso per il comportamento della squadra del Frosinone, che coi suoi giocatori tirava in campo i palloni quando il Palermo attaccava per fermare l’azione senza essere rilevati ne sanzionati dal quarto uomo e dai guardalinee».

 

Impara a perdere

La risposta arriva in serata. Quando i toni della polemica sono ancora alti e invece dovrebbero essere sbolliti.

Ci pensa Maurizio Stirpe a rispondere a Zamparini. Con una nuova lezione di stile. «Non sappiamo quale incontro di calcio abbia visto il Signor Zamparini ieri sera, né ci interessa saperlo. Certo è che Frosinone-Palermo è stata diretta da un team arbitrale composto da 4 ufficiali di gara, oltre alla presenza di numerosi rappresentanti della Procura Federale e degli ispettori di Lega. I quali, all’unisono, hanno decretato la regolarità della partita».

La frustata arriva subito dopo avere messo in chiaro che la gara è stata regolare. Limpida. Senza sospetti. «Occorre saper vincere e anche, caro Palermo e caro Zamparini, saper perdere. Ragion per cui, allorquando l’arbitro La Penna ha sancito la fine dell’incontro, il risultato del campo è stato subito chiaro a tutti. Ha vinto ed è stata promossa in Serie A la squadra meglio classificata al termine della regular season. La squadra che, in finale, nel doppio confronto, ha realizzato 4 dei 5 gol segnati (anche se uno, purtroppo, nella propria porta), ottenendo, così, la migliore posizione rispetto all’avversaria per ottenere il salto di categoria».

 

Reclamate pure

Lo spettro del reclamo? Il ricorso con cui Zamparini confida di ribaltare il risultato acquisito sul campo? «Che il Palermo preannunci, pure, riserve e reclami avverso l’omologazione della partita. State pure sicuri che il Frosinone ed il suo Presidente risponderanno nelle competenti sedi della giustizia sportiva. Forti della verità dei fatti e di avere disputato una competizione, i play-off, impegnativa, agonisticamente molto accesa, ma sempre nel rispetto delle regole, degli avversari e degli arbitri».

Ma basta insulti. Basta fango su una vittoria limpida. «Nessuno si deve più permettere di infangare il percorso, durato una stagione intera, di un fantastico gruppo, composto da dirigenti, atleti, tecnici e impareggiabili tifosi, sempre ispirato al fair play, all’amicizia, ai valori fondanti dello sport, da quasi venti anni al centro della nostra mission».

 

 

L’attacco di Leoluca Orlando

In mattinata, a gettare benzina sul fuoco della polemica, ci ha pensato anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Nel corso di una telefonata con il presidente Zamparini ha detto che «I comportamenti del Frosinone non fanno onore al calcio. Tutta la città è a fianco della società nel chiedere un intervento degli organi della giustizia sportiva».

Il sindaco appoggia l’iniziativa della società. Condivide l’azione giudiziaria con cui impugnare il risultato. «Avremmo voluto assistere a una festa dello sport – ha detto Orlando – e sportivamente avremmo accettato qualsiasi risultato corretto e regolare fosse venuto dal campo, ma abbiamo purtroppo assistito a comportamenti, da parte dei giocatori e da parte dei tifosi del Frosinone, che non fanno onore alla società e al calcio. Per questo, non possiamo che unirci alla richiesta di giustizia avanzata dal Palermo».

 

Ottaviani-Orlando 3-0

In serata interviene il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. Con una risposta che migliora il risultato ottenuto dal Frosinone sul campo.

«Stupisce notare un interesse, in passato mai nutrito, da parte di Leoluca Orlando sulla materia del calcio. A meno che si sia rivolto a uno dei suoi soliti consulenti per farsi spiegare addirittura quando è gol».

Dopo avergli dato dell’incompetente sul piano sportivo, Ottaviani ricorda a Leoluca Orlando la supponenza dei giocatori del Palermo dopo la gara di andata. «Senza stigmatizzare le parole di Nestorovski che, alla Favorita, dopo la finale di andata, in diretta Sky umiliò gratuitamente la squadra canarina, sostenendo che i rosanero fossero venti volte superiori rispetto ai giallazzurri».

Ma il vero goal è quello che Nicola Ottaviani segna nella porta amministrativa di Leoluca orlando. «Se Orlando evitasse di improvvisarsi in scomposte invasioni di campo – ben diverse da quelle goliardiche a fine partita dei tifosi giallazzurri – forse potrebbe concentrarsi, per il prossimo millennio, a tentare di dare alla città di Palermo un nuovo e moderno stadio, come invece avvenuto a Frosinone, che, peraltro, il capoluogo della Sicilia e i palermitani attendono da trent’anni, ossia più o meno dal periodo in cui
Orlando ha amministrato la città di Palermo».

 

Bisogna saper perdere. Con stile.

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