Si dimettono in tre: ma restano in maggioranza

In serata è arrivata la nota politica con cui i tre 'dissidenti' di Forza Italia prendono le distanze dal sindaco. Si dimettono dagli incarichi. Ma non passano in opposizione. E non fanno cadere il sindaco. Per ora. Con loro pure Valente.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Il documento è arrivato. Non vanno all’opposizione: ma in qualsiasi momento possono staccare la spina e mandare a casa il sindaco Carlo Maria D’Alessandro. I tre consiglieri dissidenti di Forza Italia ed il loro collega di Noi con l’Italia ora vogliono un chiarimento politico. Che passi attraverso l’azzeramento della giunta comunale di Cassino e l’apertura di un tavolo di confronto.

La capogruppo Rossella Chiusaroli, il presidente del Consiglio Comunale, Dino Secondino, il consigliere Gianluca Tartaglia, l’avvocato Antonio Valente (Noi con l’Italia) hanno definito la nota in serata. È il documento politico che era stato anticipato da Alessioporcu.it (leggi qui Contrordine, il passaggio in opposizione è rinviato: Forza Italia in macerie) e che era stato rinviato di ventiquattrore per rispettare il lutto che ha colpito l’assessore Franco Evangelista, sulla nomina del quale si è innescata la battaglia politica. (leggi qui La scialuppa di Langiano: “I numeri per la crisi non li avete, allora tornate a bordo”)

Riepilogo dei fatti

Alle scorse elezioni comunali ha vinto il candidato sindaco Carlo Maria D’Alessandro, sostenuto da un cartello composto da tutti i Partiti di Centrodestra e varie liste civiche. Ad assemblare la coalizione è stato l’ex presidente del Consiglio Regionale Mario Abbruzzese.

Nei mesi successivi al voto iniziano le defezioni. Viene messo alla porta l’assessore (ex sindaco della città) Tullio Di Zazzo e isolato il consigliere storico Peppe Sebastianelli. Al di là delle motivazioni ufficiali c’è una realtà: il tasso politico è basso, il sindaco è un funzionario dell’Agenzia del Territorio abilissimo nella gestione burocratica, l’amministrazione è composta in larga parte da figure alla loro prima esperienza. Che fanno comodo proprio per questo. Chi ha anni di amministrazione alle spalle e tenta di incidere, dopo poco si ritrova fuori.

Il punto di svolta è la rottura con il vice sindaco Carmelo Palombo, espressione della Lega. E subito, nello stesso momento, con Fratelli d’Italia: che si ritrova fuori mentre il suo consigliere Rosario Franchitto decide di seguire la linea del sindaco e non quella del Partito.

Nei fatti, l’amministrazione di Cassino è oggi un monocolore Carlo Maria D’Alessandro. O un monocolore Mario Abbruzzese: il presidente del Cosilam giura in tutte le lingue di essere estraneo alle scelte amministrative. Certo non è estraneo agli indirizzi politici dell’amministrazione: è il vice responsabile nazionale Enti Locali di Forza Italia, il suo ruolo è quello.

La lettera dei quattro

In questo contesto generale accade però che i Consiglieri comunali iniziano a farsi le ossa. E voler contare. Non intendono limitarsi ai selfie ed alle figure di rappresentanza. Chiedono di incidere e non sempre le loro opinioni sono in linea con quelle del sindaco.

L’assenza di politica ha trasformato tutto questo in un continuo logoramento. Sul quale si è aggiunta l’azione quotidiana della Lega, che non è più voluta rientrare in amministrazione. Lasciando al sindaco un solo voto di vantaggio: 13 consiglieri stanno con D’Alessandro e 12 sono all’opposizione.

A novembre, al culmine dell’azione di logoramento, Carlo Maria D’Alessandro al culmine di uno degli scontri quotidiani con i suoi consiglieri, va a protocollare le sue dimissioni. (leggi qui). Le aveva annunciate anche in estate ma senza protocollarle.

A rendere rovente il clima dello scontro è l’Urbanistica. In particolare il Piano di Rigenerazione Urbana. Che viene bloccato più volte. E che alimenta tanti interessi.

Il sindaco dopo alcuni giorni ritira le dimissioni. Dice che è stato ritrovato lo spirito unitario. Nel frattempo si è dimesso il consigliere Franco Evangelista, che rappresenta il suo disagio politico. In realtà non c’è un disagio ma è un’operazione pianificata per entrare in giunta (leggi qui leggi qui Evangelista si dimette: per fare l’assessore appena il sindaco rientra). Cosa che puntualmente avviene ((leggi qui La grande manovra per disinnescare i dissidenti usando Evangelista).

Quella nomina serve ad isolare il gruppo dissidente di Forza Italia, critico nei confronti dell’azione amministrativa del sindaco. E che non si riconosce nella linea politica dettata dal leader Mario Abbruzzese. (leggi qui (leggi qui La grande manovra per disinnescare i dissidenti usando Evangelista). Il caso finisce al centro di un incontro con il numero 2 di Forza Italia Antonio Tajani. (leggi qui Forza Italia, tregua con i mitra spianati tra Frosinone e Cassino). I dissidenti minacciando di andare all’opposizione (leggi qui Forza Italia all’opposizione, D’Alessandro resta solo). L’intervento di Tajani e del Coordinatore provinciale Adriano Piacentini ottiene che prima facciano una lettera e tentino di tenere a galla l’amministrazione. (leggi qui Contrordine, il passaggio in opposizione è rinviato: Forza Italia in macerie) 

La lettera e le bugie

Nel frattempo vengono sconfessati dall’altra parte di Forza Italia. Il consigliere lealista Gianrico Langiano rivela che erano a conoscenza del patto per dare l’assessorato a Franco Evangelista. (leggi qui Contrordine, il passaggio in opposizione è rinviato: Forza Italia in macerie) E dice che la loro iniziativa è del tutto personale. Ufficializzando così la spaccatura interna.

Il documento politico con il quale prendere le distanze dal sindaco (senza passare all’opposizione) puntualmente arriva. E conferma che la situazione è a ridosso del punto di non ritorno.

La lettera inizia dal ritiro delle dimissioni rassegnate dal sindaco e dal proposito di governare serenamente. Invece, scrivono Rossella Chiusaroli, Dino Secondino, Gianluca Tartaglia, Antonio Valente «Le ultime vicende sembrano far venir meno quei propositi di collaborazione e partecipazione che ci eravamo dati in maniera unanime».

In concreto? Durante le fasi che hanno preceduto la discussione sul bilancio c’è stato un nuovo scontro tra il sindaco e Rossella Chiusaroli. «Anche in fase di approvazione del bilancio abbiamo dovuto constatare, nostro malgrado, che il ruolo del Consigliere Comunale è stato relegato a quello di mero ratificatore di decisioni assunte in altre sedi, ma è prevalso il nostro senso civico ed il documento contabile è stato votato»

I tre esponenti di Forza Italia respingono al mittente la versione di Langiano. Al quale replicano che «Il tentativo di rappresentare in maniera diversa sulla stampa i fatti realmente accaduti non può che ritenersi una malcelata intenzione da parte di qualcuno di avere iniziato i propri giochi per conquistare una futura leadership». E ribadiscono che «nella recente assegnazione della delega assessorile non vi è stato alcun coinvolgimento nel processo decisionale avendo appreso la notizia dalla stampa successivamente alla nomina»

Sottolineano che «Nessun ulteriore spazio di riflessione vi è stato. L’indicazione dell’Assessore senza preventiva concertazione ha frustrato il confronto interno che è momento fondamentale della democrazia. Ma queste azioni in politica sono intollerabili perché offendono e mortificano il ruolo degli altri colleghi e costituiscono un reale rischio di rottura degli equilibri di partito, come stigmatizzato anche dal Coordinatore Provinciale e dal Coordinatore Regionale che hanno pienamente condiviso la nostra posizione». Il che ufficializza che Claudio Fazzone e Adriano Piacentini sono formalmente informati.

La rinuncia agli incarichi

Non vanno all’opposizione. Non vanno dal notaio a firmare il documento con cui far cadere il sindaco D’Alessandro.

Spiegano «non ci sentiamo ancora relegati all’opposizione ma confidiamo ancora nella possibilità di rilanciare un dialogo costruttivo con il Sindaco».

E per mandare un segnale si dimettono dai rispettivi incarichi «Per dimostrare che la nostra attuale posizione non costituisce un gioco di potere o una lotta per le poltrone. Rimettiamo tutte le deleghe rispettivamente assegnateci (in Consiglio ed in Giunta) con la piena consapevolezza che tutti gli altri Consiglieri Comunali saranno pronti a fare altrettanto ed aprirsi ad un confronto sereno».

A cosa serve? «Riteniamo che l’azzeramento totale delle deleghe e degli incarichi amministrativi, anche negli Enti partecipati, sia l’unica strada politicamente percorribile per dimostrare alla Città che la priorità di tutti resta recuperare l’entusiasmo che i Cittadini hanno premiato nel 2016».

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