Il sindaco legge Facebook e querela tutti: Non sono Nerone

Il sindaco di Cassino è permaloso. Ha letto i commenti postati su Facebok e non li ha graditi. Tutt’altro. Al punto che ha bussato allo studio del principe del foro Sandro Salera e lo ha investito ipso facto del rango di «difensore del suo onore, della sua reputazione e della sua onorabilità». Insieme all’avvocato ha scalato i gradini del Palazzo di Giustizia in piazza Labriola ed ha raggiunto la cancelleria della Procura della Repubblica. E lì, con l’impiegato addetto, l’ufficiale di Polizia Giudiziaria di Turno ed il cancelliere ha detto: «Mi diffamano». Ha presentato querela.

Ce l’ha con tutti quelli che hanno commentato in maniera ironica l’incendio divampato nelle settimane scorse in municipio. Le fiamme hanno bruciato parte degli archivi dell’ufficio Tributi, riducendo in cenere cartelle e verbali. Ma gli impiegati hanno assicurato: è tutto su cd, nulla è andato perduto.

Ad andare perduta invece – sostiene il sindaco – è la sua onorabilità. Su Facebook gli hanno scritto di tutto. Ad esempio c’è chi gli ha detto «Lo dobbiamo chiamare Nerone». Un altro invece ha commentato: «L’incendio è un punto qualificante del programma elettorale». Qualcuno dalla memoria lunga ha ricordato che ci fu un precedente: «L’ultima volta successe con Bruno Scittarelli: la destra nuoce gravemente alla salute della città ed alle carte del Comune».

Sospetti che sia stato un atto doloso? Che insomma il cerino acceso lo avesse in mano qualcuno che ora amministra Cassino? Impossibile. Perché è tutto su cd, ci sono le copie di tutto su hard disk. Se tutte le carte sono andate perdute è altrettanto vero che tutte le copie informatiche sono salve.

Allora, se non possono sospettare una cosa del genere, perché il sindaco ha presentato querela?

L’incendio si è sprigionato mentre quasi tutta l’amministrazione era riunita a cena in un noto ristorante. Sindaco, assessori e consiglieri festeggiavano il compleanno di un consigliere comunale. Quindi? Si può solo immaginare cosa potrebbe avere scritto nell’atto di citazione il sindaco D’Alessandro: «E’ improprio ed offensivo paragonarmi a Nerone in quanto, seppure vero che festeggiavo mentre Cassino bruciava, non suonavo la cetra e non cantavo. Oltretutto sono intonato mentre Nerone non lo era»

Altro motivo (supposto) di querela: «Non risponde al vero che l’incendio fosse un punto qualificante del mio programma elettorale. Se così fosse avrei prima incendiato le mazze da golf a Peppino Petrarcone».

Infine, il sospetto del complotto: pare che stia ipotizzando una manovra di Acea e del demansionando presidente Saccani: «Volevano togliermi l’acqua ed impedirmi così di avere i mezzi con i quali spegnere il fuoco. Ma io sono stato previdente e con una mia ordinanza motu proprio ha sventato il complotto».

Cancelliere, a verbale!

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