I 212mila euro che possono far fallire Cassino

«Se è una sentenza definitiva, non lo so. Se è un decreto ingiuntivo al quale ci siamo opposti, come ricordo,  bisogna aspettare gli esisti»: Carlo Maria D’Alessandro ostenta tranquillità. Ma sa benissimo che il nuovo buco aperto nelle casse del Comune è quello in grado di far affondare l’intera barca.

Il buco è quello aperto dalla sentenza notificata nei giorni scorsi: 210 mila euro, compresi interessi. A cui vanno aggiunti a parte duemila euro per le spese processuali.

A chiedere i soldi è l’Istituto di Vigilanza della Provincia di Frosinone, la società che ha fornito il servizio di vigilanza intorno ed all’ingresso del Tribunale di Cassino. La spesa è a carico del Comune, in base alla convenzione con il Ministero della Giustizia. Negli anni scorsi ha chiesto un adeguamento del contratto, con un ritocco dei compensi: ma nessuno ha risposto alla raccomandata dell’Istituto. In base alla legge sul ‘silenzio assenso‘ (cioè: se la Pubblica Amministrazione non mi risponde, va bene quello che dico io) l’aumento è scattato in modo automatico.

L’Istituto di Vigilanza è andato in Tribunale e si è fatto riconoscere la raccomandata, il silenzio assenso e soprattutto i soldi: 210mila euro per i dodici anni che vanno dal 2003 al 2015.

Sono stati i giudici del Tar ad occuparsi della questione. Siccome conoscono la tendenza del Comune di Cassino ad attaccarsi ai cavilli solo per perdere tempo (come hanno avuto modo di apprezzare con la questione della consegna ad Acta degli impianti idrici cittadini) i magistrati hanno già provveduto ad investire della questione il prefetto Emilia Zarrilli.

La sentenza dice che se il Comune non paga entro 30 giorni il prefetto di Frosinone deve nominare un commissario con la missione di Andre a prendersi i soldi.

I 210 mila euro più due di spese, sono nulla in confronto ai 69 milioni di debito accumulati dal Comune di Cassino e che ora l’hanno portato sull’orlo del dissesto. Ma sono la classica pagliuzza in grado di spezzare la schiena all’asino.

Giovedì Carlo Maria D’Alessandro andrà di fronte alla Corte dei Conti nel tentativo di salvare la situazione e tenere in vita un paziente che ormai è in coma. Per il quale, soprattutto, non si vede alcuna via di guarigione: chi dovrebbe curarlo, infatti, sta impiegando le sue energie per scaricare la colpa su chi ha amministrato prima (o dopo, a seconda dei casi). (leggi qui)

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