Gettate il ricorso di Petrarcone: è inammissibile

Il ricorso di Giuseppe Golini Petrarcone per ripetere le elezioni comunali a Cassino? Buttatelo nel cestino. In quelle carte c’è scritto il racconto del nulla. Traduzione dal verbo giuridico messo nero su bianco dall’avvocato Massimo Di Sotto per conto della maggioranza che governa la città. E’ la sintesi della sua “Memoria di costituzione in giudizio”. In pratica: tu denunci un’irregolarità amministrativa, io intervengo (mi ‘costituisco’) nel giudizio e deposito una ‘memoria’. In cui dico come stanno i fatti, dal mio punto di vista.

La discussione del ricorso è fissata al 17 novembre. L’ex sindaco Petrarcone chiede di tornare a votare. Perché gli errori commessi nel riportare i risultati in ben 26 delle 33 sezioni sono tali da non rendere chiara la volontà dell’elettore.

La memoria di Carlo Maria – Carlo Maria D’Alessandro replica che «Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e in subordine rigettato per infondatezza. Tutti i profili di censura, infatti, recano una lettura estremamente formalistica degli atti impugnati».

Traduzione: non ammettetelo proprio alla discussione, perché si basa su cavilli e virgole che non cambiano la sostanza del risultato.

Il numero delle schede – Nel dettaglio. Il ricorso punta il dito contro il numero delle schede. In ogni seggio ne viene consegnato un certo numero al presidente. Vengono consegnate il sabato, in misura pari al numero degli elettori della sezione. Lo stesso giorno vengono vidimate attraverso la firma di uno scrutatore ed il timbro apposto dal presidente. A mano a mano che arrivano gli elettori, gli viene consegnata la scheda vidimata. E dopo che le hanno votate le infilano nell’urna. Finite le operazioni di voto, iniziano quelle di spoglio. Ultimato il conteggio, il numero delle schede rimaste inutilizzate più quelle votate deve risultare pari a quelle vidimate il sabato all’inizio della fiera. Petrarcone contesta una serie di “schede ballerine” che avrebbero inficiato il conteggio finale.

«Il fenomeno – si legge, invece, nella memoria di D’Alessandro – è stato inquadrato impropriamente, perchè è stata contestate la sola autenticazione di un numero di schede maggiori rispetto agli elettori».

Traduzione: il numero delle schede votate più quelle rimaste in bianco quadra alla perfezione. In diverse sezioni ci sono un paio di schede ‘vidimate‘ in più. E’ accaduto che i presidenti, invece di timbrare e firmare le schede (ecco cosa significa ‘vidimare‘) al momento di darle all’elettore, si erano portati avanti e ne avevano preparata qualcuna per evitare si accumulassero file.

Il doppio Di Zazzo – C’è poi la questione del candidato presente in due liste a sostegno del candidato sindaco Tullio Di Zazzo (ora assessore con D’Alessandro). La legge impone che ci si possa candidare in una sola lista. Invece uno dei candidati dell’ingegner Di Zazzo è finito in entrambe le liste (la 25 e la 26) che componevano lo schieramento.

L’avvocato Di Sotto ribatte nella memoria: «Il candidato era presente solo nella lista 25. Per la lista 26 non ha mai reso dichiarazione di accettazione. Pertanto non ha ricevuto alcuna preferenza nella lista 26».

Traduzione: è solo una formalità, quel nome è finito nella seconda lista per equivoco. Ma non ha prodotto alcun effetto. Non c’è stato un solo voto in più. Perché il candidato ha chiesto e ottenuto i voti su una sola delle liste in cui appariva il suo nome. E anche se li avesse ottenuti, non sarebbero stati conteggiati: perché non ha firmato l’accettazione della seconda candidatura.

I verbali sbagliati – Il ricorso di Petrarcone punta il dito poi sui verbali di molte sezioni. Sono stati compilati senza rispettare le norme.

La memoria ribatte: «anche questo punto è infondato perché si contestano genericamente le modalità di sottoscrizione dei verbali senza negare la paternità degli stessi».

Traduzione: vengono contestate le firme messe da presidente, segretari e scrutatori. Non viene contestato il contenuto dei verbali.

Il contrattacco e la Prova di Resistenza – Nello stile del personaggio, il sindaco D0’Alessandro non si è limitato a difendersi. Ha anche contrattaccato. Nella memoria ha sostenuto che il ricorso Petrarcone vada cestinato perché depositato al Tar fuori tempo massimo. E perché manca la ‘prova di resistenza’. Cioè la dimostrazione pratica che, senza i vizi portati all’attenzione del Tar, le elezioni avrebbero avuto un esito diverso.

Traduzione – Non date retta a Peppino perché non vi ha nemmeno scritto quanti voti avrebbero prodotto a mio vantaggio tutti quegli eventuali errori. Parliamo di sciocchezze che non ribaltano minimamente il risultato. E comunque ve lo ha consegnato con un giorno di ritardo. Perché? D’Alessandro è entrato in carica il 20 giugno, c’era un mese per fare ricorso, ve lo ha depositato il 21 luglio.

Ci si vede tra un paio di settimane.

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