Cassino, il mercato coperto mette a rischio il bilancio

Una voragine da quasi cinque milioni e mezzo di euro rischia di aprirsi nei conti del Comune di Cassino. Sono i soldi (comprensivi di interessi e rivalutazione) incassati nel 2010 e versati da una società molisana che aveva comprato l’immobile dell’ex Mercato Coperto per abbattere la struttura e costruire al suo posto due palazzi con parcheggi ed area verde. Lo aveva venduto l’amministrazione guidata all’epoca da Bruno Scittarelli per tappare alcuni buchi nel bilancio.
Ora però l’operazione torna in discussione. Tutto a causa di una sentenza della Corte Costituzionale. E’ quella che si è occupata della norma in base alla quale l’immobile venne venduto all’impresa di costruzioni di Campobasso: si tratta di una legge varata nel 2008, consentiva ai Comuni di vendere i loro immobili inutilizzabili e per renderli più appetibili consentiva anche la ristrutturazione con un aumento della cubatura pari al 10% del volume; la Corte ha detto che quella legge non andava bene. Lo ha stabilito il 16 dicembre 2009 ed il relativo provvedimento è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 7 gennaio successivo. La vendita fatta dal Comune risale ad un periodo compreso tra quelle due date: il 23 dicembre. Per il Comune, la sentenza è diventata ‘pubblica’ solo a gennaio quando è apparsa sulla Gazzetta Ufficiale.
Un’associazione ambientalista ha denunciato l’operazione alla Procura di Cassino. La magistratura ha inviato una nota alla regione Lazio chiedendo quando avesse preso atto della sentenza. E la Regione ha detto che per lei è valida la data del 16 dicembre.
Quindi, la compravendita sarebbe nulla ed i soldi incamerati dal Comune andrebbero restituiti con interessi, rivalutazione e tante scuse.
Ma il parere della Regione è, appunto, un parere. Non è una legge e non è vincolante. Così, sia il Comune che l’acquirente hanno fatto ricorso sostenendo che «la legge entra in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. L’iter seguito dal Comune rispetta la normativa, l’atto è valido».
Se così non fosse, nel bilancio si spalancherebbe una voragine.

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