Peppe il buono ma ribelle. (Ma a novembre…)

Domenico Malatesta

Conte della Selvotta

Domenico Malatesta

 

di Domenico Malatesta
Conte della Selvotta

 

«Vecchio a me? Ma come si permette. Quando guido, per sicurezza, guardo indietro e avanti. Loro, questi ragazzi o ragazze, che non sanno distinguere una delibera da una determina, sono capaci di dire solo ‘signorsì’». Giuseppe Sebastianelli, anziano (ma solo per anni di frequenza, altrimenti si offende) consigliere e assessore delle precedenti amministrazioni di centrodestra di Cassino ed attuale consigliere (definito scomodo) dell’Ammucchiata di Carlo Maria D’Alessandro, ieri era un fiume in piena.

Le offese
Non poteva sopportare le “offese” di una trentenne, che sta nell’austera aula Di Biasio (il primo sindaco del dopoguerra) da appena poche sedute consiliari.

Peppe, invece, è un navigato dell’aula e ne sa di delibere e di determine ma anche di scontri a ferro e fuoco. Ai tempi di Di Zazzo e di Scittarelli. Ma sempre nell’alveo della correttezza politica. Dire a me «la porta della maggioranza resta sempre aperta e può essere varcata in sola uscita senza alcun problema. Queste sono cose dell’altro mondo. E nessuno interviene. La macchina (il comune, ndr) è senza pilota». (Leggi qui)

Dice Peppe e contrattacca: «Questi giovanotti hanno avuto il via libera di attaccarmi da chi li guida».

I mandanti
Peppe non lo dice ma fa intendere chi sono i mandanti che stanno «mandando allo sbaraglio leoni e leonesse» per far convincere a stare zitto chi parla troppo in aula.

Comunque il grande capo fa anche una distinzione fra gli anziani buoni e quelli cattivi. Peppe è tra i buoni (è anche mite con la minoranza) mentre altri due o tre sono considerati “cattivi”, perché “sparlano a sproposito” con la frase finale e velenosa «è tutta colpa di Petrarcone», un ritornello che piace a Carlo Maria. Non a Mario A. (un leader non inveisce, da stratega vince). Culture politiche diverse.

Gli scricchiolii
La macchina messa in moto da Carlo Maria scricchiola. Non lo dice l’opposizione, ma i rumors arrivano dall’interno. Colpa dell’ammucchiata (riferiscono al Conte della Selvotta). Troppi mugugni, già dall’inizio. Proprio per questo lo stratega Mario A., 24 ore dopo la vittoria del 19 giugno, dettò i nomi della giunta (per evitare affollamenti) anche a scapito della qualità. E si autocelebrò: «Che capolavoro, subito la giunta e tutti zitti. Ho accontentato chi ha contribuito alla vittoria. E potevo anche non farlo. Va bene così».

Ma da gennaio, se il 17 novembre non riserverà sorprese, la giunta si potrà “correggere”. Per ora è solo un “consiglio”. E Mario, mercoledi mattina, è dovuto correre al palazzo per placare qualche ribelle dopo la seduta consiliare (vedi il caso Secim) complice la burrasca di Peppe.

Il vecchio (lui si) cronista del Messaggero Domenico Tortolano, a mezzogiorno, lo ha intercettato sulle scale municipali. Saluti cordiali e «buon lavoro al Conte della Selvotta e ad Alessioporcu.it”. (Insomma, la caccia al Conte è iniziata ma nemmeno questo secondo nome è quello giusto. Acqua.

Il racconto dello “scontro generazionale” è appena all’inizio. Dal dopoguerra ad oggi non era mai accaduto. Al tempo della mitica DC era impensabile. Le lotte e le urla avvenivano nel chiuso delle sedi delle segreterie dove era la politica a primeggiare. In aula filava tutto liscio, come d’incanto. E Mario, da giovanotto, ha appreso il “mestiere” in quelle stanze della politica democristiana. Ed oggi è un leader. Ma dopo di lui c’è il vuoto.

Intanto le giovani leonesse in aula sono spaesate e non riescono a parlare mentre i vecchi si alzano e parlano o sparlano (senza dire nulla di concreto). Chi sono i parlanti (Carlo Maria nel frattempo guarda sul suo smartphone le pagine di fb per non ascoltarli): Peppe il buono, e i cattivi Di Mascio, Panaccione e Valente.

Lo stratega Mario A. si chiede esterrefatto: «ma perché parlano, per dire cosa». E consiglia agli inesperti: «Dopo la relazione dell’assessore deve parlare un capogruppo per sostenere la bontà dell’iniziativa. Poi basta. Lasciare spazio alla minoranza, senza entrare in collisione per evitare brutte figure. E subito al voto. Non siete scaltri».

E un giovane leone (non l’assessore!) fa circolare la seguente notizia: «Dopo il 17 novembre, le cose cambieranno. Qualcuno potrebbe essere invitato ad andare a casa e qualche altro a cambiare banco nell’aula».

A difendere Sebastianelli finora c’è solamente l’ex sindaco Di Zazzo, definito «un assessore non integrato». Sono avvertiti.

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