Cassino, solo il capitano Petrarcone è rimasto a bordo

Solo il capitano è rimasto a bordo. Uno alla volta, i membri dell’equipaggio si sono defilati: c’è chi è salito su una scialuppa, chi se l’è fatta a nuoto, chi ha chiesto un passaggio ad un altro veliero battente bandiera diversa. L’importante era andare via dalla maggioranza che governa Cassino capitanata da Giuseppe Golini Petrarcone .

Gli ultimi ammutinati risalgono a queste ore. L’elenco lo aggiorna Alberto Simone su Cassino Editoriale Oggi

prima il consigliere Ficaccio, che dopo le lamentele dei giorno scorsi ha fatto sapere di abbandonare Velardocchia e passare nel gruppo degli indipendenti. Poi è stata la volta di Iemma, che è stato molto più impulsivo e ha protocollato subito le dimissioni. Neanche il tempo di riprendersi dalla mazzata che il suo successore Claudio Donatelli ha fatto sapere che non aderirà al gruppo di maggioranza dell’Italia di Valori ma farà compagnia a Ficaccio tra gli indipendenti valutando volta per volta, provvedimento per provvedimento. A partire dalla funivia. Dulcis in fundo anche la capogruppo del Pd Anna D’Onofrio ha fatto sapere che ha pronta una lettera di dimissioni nel cassetto e, raggiunta telefonicamente, ha aggiunto: «Ho votato sì al bilancio da cittadina, per evitare un altro commissariamento, ma lo stesso discorso non varrà per la funivia: la cementificazione non era nel programma di Bene Comune».

Cosa sta accadendo a Cassino? Perché tutti scendono dal vascello nel quale hanno navigato in questi ultimi cinque anni, attraversando momenti di bonaccia alternati a giorni di tempesta? Soprattutto, perché lo fanno proprio adesso che soffia il vento delle elezioni e tanti altri armatori stanno per varare dai loro cantieri golette e brigantini con i quali sfidare i legni di Petrarcone?

Ci sono tante chiavi di lettura. La prima: il vento che soffia oggi su Cassino non è quello del 2011; quattro anni e mezzo fa si votava al termine di un lunghissimo periodo di crisi amministrativa, nel corso del quale la maggioranza uscente di Centrodestra aveva trascorso più tempo a lacerarsi e litigare che governare la città, ignorando tutte le chiacchiere con cui ogni giorni aumentava la pessima reputazione del gruppo. In quelle condizioni, la sfida non fu tra due progetti politici: 5 anni fa si votò per scegliere tra un centrodestra tanto lacerato quanto chiacchierato, contrapposto ad un Peppino Petrarcone non appoggiato dai Partiti e che non aveva lasciato alcuna grande opera durante il suo primo mandato (dieci anni prima) ma nemmeno aveva lasciato dicerie o schizzi di fango. Non fu una scelta politica: fu quasi una rivolta morale contro anni di estenuanti conflitti interni al municipio.

Cassino – non va dimenticato – elettoralmente è una città democristiana e se non c’è la Dc allora vota per quello che più le assomiglia. Che sia di centrosinistra o centrodestra non fa molta differenza.

C’è poi il terreno politico costruito da Giuseppe Golini Petrarcone. Una serie di trappole che si è costruito da solo. I due Franceschi (De Angelis e Scalia) non hanno il cuore che palpita per lui. Non si fidano di uno che ha la pretesa di essere ibrido, non prende posizioni con nessuna corrente in Ciociaria ma dice di aderire a Renzi. Così, loro fanno finta di dire che il Pd sta con Petrarcone ma in realtà hanno già pronta la via d’uscita: sarà il Pd Regionale a decidere con chi si dovrà schierare il circolo cittadino.  E poi ci sono i conti rimasti in sospeso: Petrarcone è pur sempre un sindaco che ha escluso i padroni del vapore politico dalle decisioni per la formazione della sua giunta.

Qualche conto aperto c’è anche con gli imprenditori: c’è il Piano Regolatore annullato, c’è il progetto per il nuovo palasport che non viene autorizzato apparentemente solo per una pessima gestione della macchina burocratica, c’è la pessima gestione della trattativa per la presidenza del Cosilam quando il sindaco ha scelto di appoggiare il fronte degli imprenditori soltanto all’ultimo momento, dopo averli contrastati per settimane tentando di costruire una sua cordata alternativa. Emblematico il messaggio lanciato dal presidente della Camera di Commercio Marcello Pigliacelli all’indomani della votazione a favore di Pietro Zola: “Se fossi un cittadino di Cassino, alle prossime elezioni voterei  Petrarcone“. Che per molti assomiglia a quel “Enrico, stai sereno” pronunciato da Matteo Renzi.

A questo si aggiungano le continue tensioni sul fronte amministrativo. Da dentro gli contestano di avere lasciato il timone della macchina amministrativa a terzisti come Mario Costa.

Così, per un motivo o per un altro, hanno lasciato la barca Durante, Iemma, Ficaccio, l’ex assessore all’Urbanistica Pietrolongo ed il vice sindaco Montanelli . Sta decidendo se andare via la capogruppo D’Onofrio. Petrarcone ha contro mezzo Pd, tutta Sel , mezza civica Bene Comune, non lo appoggiano nemmeno i Crac – Sindacato di base /Diritto alla Casa. Non può più contare sull’Udc con i consiglieri Iris Volante e Marsella ora NCD.

Quanti di loro saliranno a bordo dei vascelli che sta per mettere in mare Marino Fardelli?

Dagli Usa Peppino Petrarcone ostenta sicurezza come Ignazio Marino a Roma. Dopotutto, anche cinque anni fa, era solo contro tutti.

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