Cassino, ultima frontiera democristiana. I fattori che decideranno il ballottaggio

Inutile provare a capire le dinamiche della Città Martire analizzando quello che è successo a Frosinone. In realtà si deciderà l’ultimo minuto dell’ultima notte. Con un piano B sempre pronto.

Cassino ha le sua ragioni che Frosinone non conosce. Inutile provare a interpretare il ballottaggio di domenica prossima nella Città Martire analizzando quello che è successo nel capoluogo. Quando per esempio Domenico Marzi riuscì a battere Nicola Ottaviani al termine di un confronto molto duro e appassionante. Quando però quello che successe fu chiaro: una parte considerevole degli allora leader del centrodestra diede precisa indicazione di votare per Memmo Marzi (centrosinistra) al secondo turno.

Anche il ballottaggio più recente, quello tra lo stesso Nicola Ottaviani e Michele Marini, sfugge ad una lettura cassinate. Perché l’attuale sindaco si presentò con un vantaggio incolmabile al secondo turno. Michele Marini recuperò tantissimo, ma non poteva farcela. Considerando anche che l’altro candidato a sindaco (rimasto fuori dal ballottaggio) era Domenico Marzi, “avvelenato” con il suo ex vicesindaco.

In realtà neppure i ballottaggi di Cassino aiutano molto a cercare di capire come potrà andare a finire domenica prossima.

Nella Città Martire le strategie vere si fanno di notte, lontano da occhi indiscreti. Nei locali, pubblici o privati, avvengono i confronti di seconda fascia: quelli da far vedere per far sapere e mandare dei segnali, ma i vertici veri e decisivi sono quelli che avvengono in appartamenti privati. E a quei tavoli sono seduti in pochissimi. 

Si deciderà l’ultima notte, naturalmente all’ultimo minuto. Avendo comunque pronto un piano B. Perché Cassino è così, profondamente democristiana nel suo dna. Anzi, dorotea.

In corsa sono rimasti Mario Abbruzzese ed Enzo Salera. Il primo, leader di Forza Italia, già presidente del Consiglio Regionale, interprete massimo di quella democristianità che si manifesta anche se entri in un locale per ordinare una pizza. E magari chiedi “metà margherita e metà Napoli”. Dall’altra parte c’è Enzo Salera, che nel Pd ha vinto le primarie ma poi ha dovuto fare i conti con il fatto che Giuseppe Golini Petrarcone (una carriera politica comunque vicina al centrosinistra e al Pd) ha scelto di concorrere a sindaco comunque.

I fattori che andranno tenuti in considerazione per il ballottaggio del 9 giugno sono tanti. A cominciare dal solito fisiologico (e vistoso) calo dei votanti. Poi è perfino normale che l’enorme esercito di candidati al consiglio comunale che non hanno più nessuna possibilità di essere eletti sia nell’una che nell’altra ipotesi abbia già tirato i remi in barca. 
Fra l’altro, particolare non trascurabile, Mario Abbruzzese ed Enzo Salera sono arrivati al ballottaggio separati da un’incollatura di voti.

Ripartono da zero a zero, senza il traino delle liste.  C’è un solo settore nel quale “pescare” quei consensi necessari per arrivare ad indossare la fascia tricolore. E’ quello degli addetti ai lavori. Vale a dire della coalizione di Giuseppe Golini Petrarcone. E della lista ‘AntiAcea‘ di Renatino De Sanctis. E’ lì che il pressing di Abbruzzese e Salera è già al massimo e aumenterà ancora. Per cercare di convincere i diversi esponenti di quell’alleanza a schierarsi e a portare quante più persone al voto.

Naturalmente Giuseppe Golini Petrarcone deciderà a pochi minuti dalla chiusura dei seggi se andare a votare oppure no. E nel segreto dell’urna deciderà cosa fare. Il messaggio inviato in questa prima settimana però è molto chiaro: non ha nessuna intenzione di votare lo schieramento di Enzo Salera formato da ex amici dai quali si sente tradito. Meno ancora ha intenzione di votarlo perché Salera è sostenuto da Francesco Mosillo (l’altra sensibilità del Pd cittadino) i cui colonnelli, tre anni fa al ballottaggio, non sostennero Petrarcone ma il candidato di Centrodestra Carlo Maria D’Alessandro.

Ma molto dipenderà anche da quelle che saranno le indicazioni di Massimiliano Mignanelli e Rossella Chiusaroli, entrambi ex consiglieri provinciali. Il primo con il Pd di De Angelis ha avuto sempre buoni rapporti, la seconda con Mario Abbruzzese ha rotto in modo clamoroso. Ma Mignanelli e Chiusaroli vengono pur sempre da quell’area politica, lì nel centrodestra sta tutto il loro elettorato.

Marino Fardelli è l’ex segretario del circolo cittadino del Pd: fino dall’inizio ha indicato Peppino Petrarcone come il suo candidato. Lo ha sostenuto al costo di mollare il Partito e restituire la tessera che Francesco De Angelis gli aveva dato pochi mesi fa. L’ha sostenuto al primo turno in modo molto consistente. Per recuperare Fardelli si stanno muovendo le gerarchie regionali del Pd e non solo. Prevarrà il richiamo della foresta o la vendetta dell’ex?

Carmelo Palombo, quando vede Abbruzzese, ha la stessa reazione di un toro al quale viene sventolato un drappo rosso davanti agli occhi. Fu Abbruzzese a scoprire il medico e lancialo in politica: ma Palombo non ha mai accettato il ‘metodo’. E proprio per questo è stato tra i più convinti sostenitori che si dovesse buttare giù l’amministrazione D’alessandro per tornare alle urne. Ma poi la Lega ha cambiato rotta di 180 gradi: candidando a sindaco proprio Abbruzzese. Alle Europee si è contato sulla Baldassarre insieme agli altri leghisti contrari alla linea Zicchieri: la candidata ha preso in tutto 3.600 voti e si è posizionata al quarto posto; ma alle Comunali i candidati leghisti di Palombo appoggiati nella lista del Polo Civico hanno preso circa 300 voti. Per questo, l’appello di Abbruzzese, lunedì sera mentre le urne erano ancora aperte, è stato rivolto “agli elettori di centrodestra”.

Si potrebbe continuare. Ma la domanda è pure un’altra: quanti voti alla fine si possono spostare in questo modo? Ecco perché, nella migliore tradizione di Cassino, i tavoli sono pure altri. Nei quali si discute di presidenza del consiglio comunale e di assessorati. Senza però apparentamenti che farebbero perdere seggi alla propria coalizione demotivando le truppe.

Infine, la carta dei big da far venire a Cassino. Da una parte si sta lavorando all’ipotesi di far salire sul palco con Mario Abbruzzese il Capitano della Lega Matteo Salvini, la pasionaria di Destra Giorgia Meloni e – assicurano da Palazzo Grazioli – è pronto a passare per un saluto Silvio Berlusconi, l’ultimo immortale.

Dall’altra si sta valutando l’opportunità di portare Nicola Zingaretti, neo segretario nazionale del Pd, magari accompagnato da qualche personaggio fortemente carismatico.

Saranno giorni lunghissimi e notti interminabili. Si deciderà il 9 giugno prima dell’apertura di seggi. Ma sempre con il piano B pronto a scattare pochi minuti prima della chiusura dei seggi.

La Balena Bianca soffia ancora Cassino.

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