Catalent, la rabbia di sindaco e industriali: “Ignorati fino alla fine”

Dopo l'addio di Catalent al progetto da 100 milioni. La rabbia del sindaco Natalia e del presidente degli industriali Diurni. Ignorati fino alla fine i loro allarmi

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

La vena sul collo che si gonfia, l’accumulo di saliva ai lati della bocca, quasi una schiuma di rabbia. Si scusa perché non è solito fare così, ma non riesce a trattenersi. Il sindaco di Anagni Daniele Natalia così arrabbiato in pubblico non si era mai visto. La questione Catalent gli ha fatto perdere la calma, lo ha fatto addirittura scivolare, in un caso, su una cadenza ciociara che la sua dizione non permette di scorgere mai. (Leggi qui: Catalent si è stufata: i 100 milioni (e 100 posti) volano in Inghilterra).

La perdita di quei 100 milioni di investimenti per Natalia è la rappresentazione plastica di una battaglia che lui sta portando avanti dal giorno del suo insediamento. “Contro questo scellerato SIN” urla davanti la telecamera di Teleuniverso. Il primo cittadino, prima che cedano gli argini ed arrivi la piena, ci tiene a sottolineare un punto: non sta contestando il fatto che si debba analizzare il terreno per verificare se è inquinato ma il problema è la normativa e le sue tempistiche.

QUI NON SI PUO’ PIU’ FARE ECONOMIA

Catalent ha spostato in Inghilterra il suo investimento e le sue assunzioni perché i tempi per le autorizzazioni sono troppo lunghi. La cosa che fa più rabbia è che abbia spostato l’intero progetto: prevedeva la creazione anche di un centro di ricerca d’eccellenza per la formazione di alte professionalità nel mondo dell’industria farmaceutica. Adesso lo farà con l’università di Oxford e non con quelle di Cassino e di Roma.

Non è la prima volta che accade. C’è un assurdo precedente: negli anni scorsi Acs Dobfar ha rinunciato a 50 milioni di euro, sempre programmati per il Farmaceutico ad Anagni. Quando il Ministero, la Regione e la Provincia hanno ultimato l’iter di erogazione dei fondi l’antibiotico da realizzare in Ciociaria era ormai superato. Tante grazie. (Leggi qui: Catalent è il secondo delitto: il primo fu Acs Dobfar).

Qui – afferma Daniele Nataliaci sono tempistiche troppo lunghe, parliamo di anni! Le multinazional non hanno tempo e voglia di star dietro a questa burocrazia vergognosa. L’assurdo è che dover attendere anni senza avere una risposta: perché se ti dicessero No potresti riprogettare altrove l’investimento. Qui invece si aspetta. Eternamente. E quando si ottiene una risposta il progetto è ormai superato”.

Il sindaco rivendica il fatto di essere stato l’unico ad essersi opposto, all’interno di quel perimetro, a questo metodo. “Se per avere una risposta un imprenditore deve spendere decine di migliaia di euro, aspettando però anni, significa che ci troviamo in un Paese dove non si può più fare economia”. Non è solo un danno al territorio e alle imprese per Natalia, ma anche e soprattutto uno schiaffo all’attività che i sindaci mettono in campo ogni giorno.

CHIESERO SINERGIA, POI RIMASI SOLO

E poi il primo cittadino racconta un aneddoto proprio legato alla Catalent. “Quando venne il Ministro Speranza a tutti, Comuni, Regione e Ministero venne chiesto di fare squadra, perché Catalent avrebbe iniziato una nuova stagione, con una nuova strategia aziendale legata alla produzione. Al primo problema mi sono trovato solo. E questo potete chiederlo all’azienda stessa”.

Cosa accadde? Dovevano essere collegati due pezzi distinti della fabbrica, per agevolare l’infialamento. Ma la procedura SIN (i vincoli da rispettare nelle aree inquinate) si mostrò in tutta la sua crudezza. “Anche fare un banale scavo di 30 centimetri, soggetto alla maledetta procedura SIN, avrebbe richiesto tre anni. Allora con l’Ufficio Tecnico, nel rispetto delle norme, abbiamo studiato una sorta di ponte: in questo modo non si dovevano fare scavi. Quindi il Comune trova una soluzione per mettere le cose a posto, ma la pratica dove si blocca? Al Ministero. E’ assurdo”.

Proprio al Ministero della Transizione Ecologica arrivano le frecce più velenose. Dal “A noi chiedono di essere veloci parlando di PNRR e poi bloccano le procedure delle aziende facendo ricadere tutto sulle nostre spalle”. Fino al “Mi hanno ripreso perché l’ho chiamato Ministero dell’Ambiente, ma magari, almeno aveva procedure chiare”.

CATALENT, CI PERDE SOLO IL TERRITORIO

Uno dei reparti dello stabilimento chimico farmaceutico Catalent di Anagni

Il vero problema è il progetto che salta. Avrebbe creato ad Anagni un polo di importanza continentale. Creando da subito 100 posti di lavoro ad alta professionalità. “Cento posti di lavoro di quel tipo potevano creare un indotto triplo: c’era bisogno di chi formava quel personale, chi assicurava i servizi, gli alloggi”.

In tre anni è accaduto il nulla.Abbiamo fatto convegni, abbiamo chiamato i Ministeri, la Regione, abbiamo chiamato tutti”. E per il sindaco tutti gli han detto, nel corso del tempo, che le cose che lui lamentava erano giuste. E poi? E poi niente.

SU CATALENT TUTTI ERANO AVVERTITI

La decisione di Catalent non è arrivata all’improvviso. Tutti sapevano, tutti erano stati informati. Al punto che gli industriali di Unindustria hanno sollecitato il loro massimo livello. Nei mesi scorsi è stata mobilitata Confindustria affinché facesse presente ai Ministeri che si rischiava l’irreparabile ed occorreva fare in fretta. Non chiedevano che si dicesse Si: chiedevano semplicemente una risposta che non lasciasse Catalent appesa ad un parere che non arrivava.

Miriam Diurni

La presidente di Unindustria Frosinone Miriam Diurni ha consumato intere batterie di cellulare. Ha sollecitato il Consorzio Industriale, l’amministrazione Provinciale, la Regione Lazio, il Ministero. Dovendo anche pesare con cura le parole affinché a nessuno venisse il sospetto che stesse sollecitando un Si: sollecitava solo una risposta. Che non è arrivata.

Fino a poche settimane fa. L’ultima telefonata, fatta da Confindustria: “Guardate che si fa ancora in tempo. Nessuna risposta. Arrivederci.

IL PARADOSSO DEI CONFINI

L’altro paradosso è legato alla perimetrazione. Il sindaco si chiede infatti: “Ma se dobbiamo verificare i terreni intorno al fiume, perché ad Anagni si arriva fin su il paese?” L’area del SIN infatti risale dal fiume verso il centro abitato per 5 chilometri e si arrampica quasi fin sotto le mura. È stato fatto credere alle aziende che allargando il Sin e finendoci dentro avrebbero ottenuto ristori per bonificare. Non si sono visti. Invece si sono visti i vincoli. Che creano problemi a tutto quello che c’è intorno.

Anche alle imprese agricole. Ed è qui che arriva forse il paradosso più grande. Perché Catalent potrebbe anche addossarsi la spesa senza problemi, ma se ne va perché non vuole perder tempo. Chi magari ha tempo, non ha soldi da spendere. Perché di soldi per una caratterizzazione se ne devono investire anche parecchi.

40 MILA EURO PER UNA STALLA

C’è un’azienda agricola – sottolinea il sindaco mentre la vena raggiunge livelli di guardia – che è venuta da me e mi ha detto che voleva fare il raddoppio della stalla. Ma non lo ha fatto”. Il perché lo ha spiegato lo stesso imprenditore a Natalia: “Mi ha detto ‘io non ce l’ho 40 mila euro per fare la caratterizzazione’. Stiamo parlando di un terreno – sottolinea il primo cittadino – coltivato da 200 anni, a ridosso della città e non credo che ci possano essere sostanze inquinanti”. Qui l’acme dell’incavatura è raggiunto.

Il sindaco si scusa per il suo atteggiamento davanti la telecamera. Poi la vena torna a gonfiarsi, l’ultimo sfogo è servito: “E’ una assurdità tutta italiana, dopo ci prendono in giro all’estero, ecco, siamo l’esempio della presa in giro. Abbiamo dato questo di esempio all’estero”.  

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