Zingaretti tiene il banco: e porta Cavallari alla guida del Monitoraggio

Nicola Zingaretti dimostra di avere in mano il banco. Il secondo segnale di solidità della sua nuova maggioranza è l'elezione di Cavallari al Monitoraggio. Forza Italia in affanno. Paga ancora il conto della sua spaccatura interna. Ecco perché

Il banco vince, tutti gli altri perdono. In questo momento in Regione Lazio il banco è Nicola Zingaretti. È lui a dare le carte: vincendo sempre, seppure dividendo la posta con gli altri.

Nel giro di roulette compiuto mercoledì è uscito il numero 26: quello dei consiglieri che ora costituiscono la nuova maggioranza, formata da Centrosinistra e Gruppo Misto. (leggi qui L’anatra zoppa non c’è più: in aula vota la nuova maggioranza in Regione) Oggi è stato il turno di un’altra partita: nella quale il banco ha vinto ancora una volta, rafforzando la sua nuova maggioranza.

Cavallari presidente del Monitoraggio

In mattinata è stato eletta la squadra di governo del Comitato per il Monitoraggio dell’Attuazione delle Leggi e la Valutazione degli Effetti delle Politiche Regionali. Il presidente è Enrico Cavallari: è uno dei due componenti il Gruppo Misto che da ieri reggono la nuova maggioranza. (L’altro, Giuseppe Cangemi, ieri è stato eletto vice presidente del Consiglio regionale).

Cavallari ha ottenuto 5 voti, un voto è andato a Laura Corrotti della Lega; una scheda bianca.

Nella seconda votazione, quella per i vicepresidenti, sono risultati eletti Valentina Grippo del Pd e Gaia Pernarella del Movimento 5 stelle, rispettivamente con 4 e 3 voti (uno per Corrotti).

Gli altri componenti sono Antonello Aurigemma (Forza Italia), Sara Battisti e Michela Califano (Pd), Valentina Corrado (M5s), Daniele Ognibene (LeU) e Gianluca Quadrana (Lista Zingaretti).

Ancora una volta è stato fondamentale il ruolo di Mauro Buschini: il capogruppo Dem si dice che abbia rimboccato le coperte ieri sera a tutti i consiglieri della nuova maggioranza e questa mattina li abbia accompagnati ad uno ad uno al voto.

Le tensioni azzurre

Forza Italia ha puntato il dito anche contro l’elezione di Enrico Cavallari, esattamente come ieri aveva fatto per quella di Giuseppe Cangemi. «Neanche ai tempi della Prima Repubblica succedeva ciò che sta accadendo in Regione Lazio con Zingaretti» ha tuonato il capogruppo Antonello Aurigemma.

La realtà dei fatti è che Forza Italia paga il prezzo della sua divisione interna. È quella divisione che ha portato nelle settimane scorse Cangemi a lasciare il gruppo. Una lacerazione che è ancora viva. Come dimostrano i minuti immediatamente successivi all’elezione dell’ex forzista Cangemi alla vice presidenza: mercoledì il primo a complimentarsi, con un comunicato dettato alle agenzie, è stato il presidente della Commissione Sanità Pino Simeone. Cioè uno dei componenti del gruppo di Forza Italia. Mentre il capogruppo parla apertamente di spartizione.

Proprio a Forza Italia si riferiva Nicola Zingaretti nel suo intervento fatto in aula mercoledì quando ha detto «Non si può fare come quel Partito che si è presentato con due candidati alla vice presidenza». Fu Forza Italia a spaccarsi tra i nomi di Adriano Palozzi e Pino Simeone (leggi qui La guerra interna a Forza Italia affonda il vice presidente).

Una spaccatura nata dalla mossa fatta dal coordinatore Regionale Claudio Fazzone all’inizio della Legislatura: tentò di imporre i suoi equilibri al Gruppo, scontrandosi con l’ala che fa riferimento ad Antonio Tajani (Mario Abbruzzese e Pasquale Ciacciarelli). In aula vinsero gli uomini del Presidente del Parlamento Ue. Chi ne uscì indebolito e delegittimato fu l’intero Gruppo.

Che ancora oggi paga il dazio. Consentendo così a Nicola Zingaretti di poter continuare tranquillamente a tenere il banco. E vincere sempre.