Opposizione che abbaia non morde: Caligiore ringrazia e risolve la crisi

Rientra la crisi nel Comune di Ceccano. I numeri per il sindaco Roberto Caligiore restano stretti. Mercoledì il banco di prova del Consiglio Comunale con le variazioni di Bilancio.

Alla fine la tempesta in un bicchiere d’acqua si è quietata. La mini crisi nell’amministrazione comunale di Ceccano è stata risolta.

Rientra in giunta l’assessore Fiorella Tiberia, messa fuori dal sindaco appena una decina di giorni (leggi qui Ceccano: è crisi al buio ma con la candela a portata di mano).

E torna per l’ennesima volta come vice sindaco, prendendo il posto di Mario Sodani che era stato nominato appena un mese fa (Il vicesindaco è Sodani (e l’avevamo detto): ma non sapete dei pugni…). Sodani però ha avuto qualche piccolo acciacco di salute che lo terrà fuori per un po’: al rientro andrà ai Lavori Pubblici. È la delega che aveva retto il suo predecessore Massimo Ruspandini, fino a quando è stato eletto senatore ed ha lasciato palazzo Antonelli per trasferirsi a Palazzo Madama.

 

Il test in Aula

Con questa semplice mossa torna la calma (almeno in apparenza) nella maggioranza guidata dal sindaco Roberto Caligiore.

Il banco di prova sarà mercoledì 21 alle 20.30: per quella sera è stato convocato il Consiglio comunale che dovrà votare le variazioni di bilancio. In discussione ci sono diversi punti tra i quali un finanziamento regionale sulle reti di impresa, la fitodepurazione, gli straordinari per i dipendenti che hanno fatto servizio ai seggi durante le elezioni.

Se la retromarcia sulla delega a Fiorella Tiberia avrà sortito i suoi effetti, il sindaco Roberto Caligiore venerdì sera potrà contare su una maggioranza di 9 consiglieri. Risicata ma sufficiente per approvare tutto.

Se il gruppo della Tiberia non dovesse essere d’accordo e si scendesse sotto il numero strategico di 9 voti per la maggioranza, tutto verrebbe rimandato in seconda convocazione a venerdì. E lì sarebbe sufficiente il voto favorevole di 1/3 dei consiglieri.

 

I protagonisti

Per capire cosa è accaduto bisogna partire dai protagonisti di questa vicenda.

Il trio dei dissidenti (ma non troppo) e cioè Fiorella Tiberia, Colombo Liburdi ed il primo dei non eletti Roberto Savy. (leggi qui Ceccano: vince la puzza. Strappo in aula e nasce il nuovo Gruppo. E alle provinciali…)

Alla fine hanno avuto ciò che volevano. Le urla e le minacce di Roberto Savy verso tutti e tutti, i richiami alla dignità, alle poltrone e tutto il resto, sfumano davanti alla nomina di vice sindaco per Fiorella Tiberia.

Mario Sodani, rinuncia alla nomina di vice. Ma è un ‘sacrificio’ ben compensato dalla più prestigiosa, strategica e sostanziosa delega ai Lavori Pubblici.

 

Capitolo opposizione

Un capitolo a sé sull’opposizione. Che durante il consiglio comunale in cui il sindaco s’è ritrovato senza maggioranza ha agito per la prima volta in maniera coordinata e con una strategia unica. (leggi qui Salta il Consiglio, la maggioranza non ha i numeri).

Unità dell’opposizione che non si è ripetuta nei giorni successivi. Anzi, è mancata la volontà di tentare la spallata con cui buttare giù il sindaco (leggi qui Crisi a Ceccano, a salvare la giunta Caligiore sarà il ‘soccorso azzurro’?).

 

Per tentare di allargare la maggioranza e costituirne una nuova, senza il gruppo dei dissidenti, il sindaco aveva avviato con discrezione alcuni sondaggi con i gruppi oggi all’opposizione ma ideologicamente vicini al suo centrodestra – civico.

Il suo ex avversario alle elezioni Filippo Misserville decide di non toccare palla. Nel giorno in cui il comune intitolava un piazzale a suo zio Don Vincenzo Misserville parroco della ricostruzione di Santa Maria a Fiume, Filippo ha incontrato il sindaco Roberto Caligiore, ringraziandolo ma non accettando proposte. Non si dimetterà per fare l’assessore, né farà altre mosse. Non vede margini, non ci sono le condizioni per un sostegno.

Alcuni sms ipotizzavano un ticket con Francesca Nobile, figlia dell’avvocato Calogero, candidata nelle liste di Misserville. Ma sono rimaste chiacchiere da bar.

 

Il duo Mauro Roma e Angelo Aversa. L’operazione veniva data per fatta, dovevano passare con la maggioranza ed indicare una donna come assessore (i rumors dicevano la sorella, anch’essa avvocato di Mauro Roma). Qualche consigliere di maggioranza (si vocifera Marco Mizzoni) l’aveva anche garantito al sindaco.

Qualcosa alla fine è saltato: più duro il primo, più possibilista il secondo. Nessuno se l’è sentita di tornare sui propri passi, come però nessuno si è sentito di staccare realmente la spina.

La politica è materia complessa e forse non si deve nemmeno pretendere troppo.

 

Il soccorso azzurro

Il gruppo di Forza Italia, guidato da Riccardo Del Brocco resta al palo. Nei giorni scorsi ha sanato la frattura politica che durante le scorse elezioni lo aveva portato alla clamorosa rottura con lo storico amico Massimo Ruspandini: dopo avere condiviso tutto in politica, Del Brocco si era ritrovato ad appoggiare Misserville, mentre Ruspandini ha spianato la strada all’elezione di Caligiore.

La necessità di un dibattito interno per risolvere la crisi ha gettato un ponte che ha riunito i due vecchi amici. Ma non ha prodotto una nuova maggioranza. Per ora.

Riccardo Del Brocco insieme a Rino Liburdi ha provato la strada per un rientro in consiglio comunale di Giancarlo Santucci o di Fabio Giovannone. Una mossa che ha mandato in tilt buona parte degli addetti ai lavori.

Quella mossa rappresentava la reale possibilità di veder morire sul nascere ogni velleità del ritorno di un centrosinistra a palazzo Antonelli.

Perché?

 

Il centrosinistra immobile

Per comprenderlo bisogna tenere conto del fatto che una manovra unitaria delle opposizioni avrebbe potuto tentare di mandare a casa il sindaco. (leggi qui Crisi a Ceccano, a salvare la giunta Caligiore sarà il ‘soccorso azzurro’?)

Invece tutta la galassia di centrosinistra è rimasta a guardare. Quando il sindaco ha revocato la delega a Fiorella Tiberia nessuno è corso a tentare di costruire intorno a lei un’operazione con cui buttare giù l’amministrazione. C’è stata solo la solidarietà femminile da parte del segretario Pd (commissariata) Emanuela Piroli e dell’ex sindaco Manuela Maliziola. Dalla falange Pd che fa riferimento a Giulio Conti è arrivato qualche comunicato stampa in cui si chiedevano le dimissioni del sindaco.

Resta da capire perché Conti abbia chiesto al sindaco di dimettersi quando avrebbe potuto mandarlo lui a casa.

Gianni Querqui, contattato dal sindaco, ha rifiutato. Luigi Compagnoni invece mai è entrato nel dibattito: una denuncia col primo cittadino lo rende incompatibile con il dibattito.

 

Appesi ad un filo

La realtà è che nessuno ha voglia di andare adesso a nuove elezioni. Perché il centrosinistra non è unito, non ha un progetto unitario, non ha un candidato sindaco autorevole intorno al quale fare quadrato.

E poi ci sono le elezioni provinciali ad aprile: dimettersi ora significa rinunciare al peso politico che ogni consigliere di Ceccano può mettere sulla bilancia del voto. Perché dovrebbero rinunciare a quel peso, che dà diritto ad avanzare richieste (rivendicazioni politiche per il territorio)?

La scarsa convenienza in un voto anticipato senza essere pronti, la certezza di rinunciare al peso per le Provinciali, la paura di non essere più rieletti: hanno avuto la meglio.

Inoltre, il ritrovato dialogo tra Ruspandini e Del Brocco, con l’ipotesi di una pacificazione anche con il sindaco, ha spianato la strada del dialogo con i dissidenti.

Cane che abbaia, non morde. E Caligiore ringrazia.

 

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