Dalla fumata nera alla possibile soluzione: Savoni in giunta con l’equilibrio fragile

Dalla fumata nera al documento con 7 firme che potrebbe risolvere la crisi a Ceccano. Alessandro Savoni verso l'assessorato. La mediazione di Ruspandini. Il documento per ricandidare Caligiore ancora senza firme. Perché Gizzi è intoccabile. E perché il neo assessore deve subito iniziare a mediare

Tutti a letto senza cena, senza vice sindaco, senza accordo con cui blindare il sindaco Roberto Caligiore. Ieri sera si è conclusa tardi e con un’altra fumata nera la riunione di maggioranza a Ceccano. Doveva trovare la quadra, definire i nuovi equilibri, indicare il nome del nuovo vicesindaco con cui sostituire Massimo Ruspandini, dimissionario da quando è entrato a Palazzo Madama con la veste da Senatore della Repubblica.

Nulla di fatto. Ancora una volta. La quadra non si trova. L’unanimità sulla scelta è pura utopia.

Il rischio politico è che qualcuno possa decidere si sganciarsi: a quel punto tutto potrebbe accadere. Per questo il sindaco inizia a premere sull’acceleratore. Vuole definire la quadratura: l’instabilità inizia a logorare i rapporti interni, mettere allo scoperto qualche nervo, facendo nascere il dubbio che non sia capace di chiudere la crisi.

 

Il caffè a Frosinone

Nell’ultimo consiglio comunale erano pesate le assenze del consigliere Colombo Liburdi e dell’assessore alle Politiche Sociali Fiorella Tiberia. (leggi qui Ceccano: vince la puzza. Strappo in aula e nasce il nuovo Gruppo. E alle provinciali…) Insieme al consigliere ed al primo dei non eletti Roberto Savy si accingono a mettersi in proprio, lasciando la Lista Caligiore. I tre insieme hanno il 70% dei voti della civica del sindaco. Sono pronti a fondare un nuovo movimento. (leggi qui Sette mesi da senatore, sette mesi senza vice sindaco)

Il sindaco li ha voluti incontrare tutti e tre lontano da occhi indiscreti. Si sono visti sabato pomeriggio a Frosinone.

Un caffè veloce al bar La Fontaine, dietro all’ex stadio Matusa. Uno scambio di battute piuttosto acceso, nel corso del quale Roberto Caligiore ha tentato di convincerli che sono loro a sbagliare. Che non è lui a non mantenere gli impegni presi per le partite di altri. E che non è lui ora a dover pagare tutte le cambiali politiche che sono state emesse dopo la candidatura di Ruspandini al Senato.

Colombo Liburdi è stato il più accalorato dei dei tre. Ha fatto notare che se vuole evitare la rottura definitiva, la scelta dei nuovi equilibri in giunta non deve essere presa a maggioranza ma unanime. Perché «basta solo un voto contrario al Bilancio per andare a casa, vedete voi».

 

Chi di documento ferisce, di documento perisce

Nella mattina di giovedì il consigliere Colombo Liburdi, ormai autonomo, attraversa il Rubicone e protocolla un documento politico nel quale tenta una sintesi. la proposta: vice sindaco a Fiorella Tiberia, delega ai Lavori Pubblici per sé stesso ma senza entrare in giunta. Il documento risulta cestinato dal sindaco.

Infatti, in serata, ne viene prodotto un altro: è la vittoria della linea politica del senatore Massimo Ruspandini, uomo forte di tutta la vicenda. Che per seguire da vicino la delicata operazione di ricomposizione ha rinunciato ad essere in diretta nello studio di A Porte Aperte su Teleuniverso.

In sintesi, il Lodo Ruspandini individua questa soluzione: Mario Sodani vice sindaco, Stefano Gizzi resta assessore ma se lo carica Ruspandini in quota Altra Ceccano, Alessandro Savoni in giunta e Antonella Del Brocco in consiglio al suo posto come prima dei non eletti.

Sono 7 le firme in calce: Bianchini, Aceto, Mizzoni, Savoni, Aversa e…Corsi e Macciomei.

 

Qui non si firma niente

Il presidente del Consiglio Comunale, riferiscono che si sarebbe rivolto in confidenza ad Angelo Macciomei. Dicendogli più o meno “Non possiamo prenderci noi la briga di mandare tutti a casa. Facciano loro l’ennesima forzatura. Qua ogni 6 mesi è una crisi, non si può andare avanti così. Si assumeranno le responsabilità di perdere altri pezzi.”

Caligiore a quel punto tira ancora una volta il suo documento 2020 fuori: è il documento con il quale le attuali forze politiche si impegnano a ricandidarlo e sostenerlo anche per il secondo mandato. Ma niente. Non c’é verso di convincerli a firmare.

Tonino Aversa è il più chiaro. «Ma quale maggioranza dobbiamo sostenere se qua ogni 3 mesi entra uno ed esce un altro. Fiorella ci sarà? Colombo? Boh! E se torna Angelo mio nipote sapete che perdete il mio sostengo. Quindi cosa vi devi firmare? Non vi firmo nulla».

Gli fa eco Marco Corsi: «pure io la penso così. Qua non si sa mai chi sono gli interlocutori ed i compagni di viaggio. Siamo partiti in un modo e arriveremo (forse) con altre persone. Sta storia di chi entra e chi esce ha stancato tutti. Provate a recuperare Fiorella e Colombo piuttosto. Che di danni ne avete fatti abbastanza e la nostra pazienza ha un limite. È l’ennesima apertura di credito per salvare il salvabile».

Il foglio è sempre più bianco e su Caligiore 2020 non c’è ancora una firma. Perché tutti prima vogliono avere la loro parte. Troppi veti incrociati, troppi equilibri che rischiano di saltare.

Ruspandini intanto incassa il risultato politico e fine della storia. Comanda lui. C’è poco da fare.

 

Gizzi l’intoccabile

Il professor Stefano Gizzi è l’assessore più criticato e meno popolare, bruciatore di libri, cattolico tradizionalista, picconatore di Papa Bergoglio, spina nel fianco del vescovo Spreafico.

Le sue iniziative culturali sono ad uso e consumo di pochi intimi, i suoi convegni sulla musica classica e sul restaurato dei castelli riscuotono gradimento come una cartella di Equitalia.

Di Bilancio, per sua stessa ammissione, non ne capisce un “acca” . Se spostiamo il tiro sulla capacità di intercettare fondi e finanziamenti la cosa diventa drammatica.

Eppure… rischia di saltare tutto pur di non rimuoverlo. Perché?

Sono pettegolezzi da lavanderia quelli secondo i quali il vero accordo tecnico è con il fratello, Cesare Gizzi: geniale dirigente del settore Finanza e Tributi, uno dalla competenza illimitata che lo rende capace di risolvere ogni problema nel settore. Un pilastro fondamentale per un’amministrazione che non ha al suo interno una figura politica dotata di altrettanta capacità.

La verità è che Stefano Gizzi è uno dei pochi che sa leggere e scrivere: consigliere dal 1990 è l’anima esperta ed amministrativa. Per questo serve. E per questo non può essere rimosso.

Si tessererà con Fratelli d’Italia, entrerà in ottica Ruspandiniana ed arriverà a fine legislatura con i suoi pochi voti. Con buona pace di Angelo Macciomei.

 

Savoni incassa e prova a mediare

È quasi fatta. Manca solo l‘ufficialità e Alessandro Savoni sarà il nuovo assessore della giunta Caligiore.

Si sta già dando da fare, capisce bene che questa sua esperienza potrebbe essere più breve del previsto se non gioca bene tutte le carte.

Tant’è che già di buon mattino ha incontrato Fiorella Tiberia sotto l’ufficio dell’assessora. Ha discusso in maniera appassionata. Tentar… non nuoce.

Intanto Tonino Aversa questa mattina all’alba avvisava Roberto Savy dell’esito della riunione di ieri: gli strilli si sono sentiti fino a palazzo Antonelli, i vicini di casa ormai sono aggiornati h24.

 

Tra qualche giorno tutto diventerà ufficiale, vedremo se il senatore sarà riuscito nell’ennesimo miracolo politico o se lascerà ancora una volta Caligiore col cerino in mano.

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