In fuga dal Pd in ostaggio della famiglia (di F. Ducato)

La clamorosa fuga di Walter Cecilia dal Pd di Anagni. Che apre interrogativi sul presente e sul futuro del Partito. Ipotesi congresso febbraio e marzo 2019. Sarebbe chiudere la stalla quando i buoi sono scappati e sono già andati nella stalla del paese vicino.

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Come spesso accade, la verità sullo stato di salute di un Partito non la dicono i vertici, veri o presunti, nelle loro interminabili, e spesso inutili, riunioni di segreteria (ammesso che esista ancora in città): ma i militanti traditi, che dopo aver tirato la carretta senza alcuna ricompensa, si sentono messi da parte.

Lo sfogo di Valter Cecilia pubblicato qualche ora fa sulle pagine del quotidiano on line anagnia.com, è significativo per più di un motivo. Anzitutto perché dice con brutale sincerità una cosa che ad Anagni borbottano in parecchi, ma nessuno aveva osato denunciare con tanta chiarezza. Il Partito democratico in città è “ostaggio dei gruppi familiari”.

 

Il dito è puntato contro l’attuale consigliere comunale di opposizione Sandra Tagliaboschi, contro suo fratello Aurelio Tagliaboschi che è stato assessore al Bilancio nell’amministrazione precedente, contro il fratello di entrambi che al pari dei primi due ha  (avuto?) enorme capacità di consenso sull’elettorato.

 

Una accusa senza mezzi termini fatta a chi, secondo Cecilia, avrebbe affossato il Partito solo per assecondare le ambizioni di un componente della famiglia: Sandra Tagliaboschi. Imponendola come candidato a sindaco senza uno straccio di decisione collegiale. E, di fatto, causando la debàcle che ha consegnato il paese alle destre dopo 4 anni di gestione di centrosinistra.

Di più: dopo la sconfitta di giugno, il Partito non ha ancora ripreso a camminare, non ha ancora metabolizzato la botta, non ha neanche iniziato a ricostruire una base da cui ripartire.

Si viaggia a vista, senza un’idea su come recuperare consensi e visibilità.

 

Fin qui Cecilia. Che però rappresenta la punta di un iceberg. Basta andare a sentirli, gli iscritti ed i simpatizzanti del Pd, per avere descrizioni che sono conferme di quanto dice il responsabile dell’associazione Obiettivo comune per il cittadino.

Per esempio. Corre voce che qualche settimana fa in città si sia tenuta una riunione per “fare il punto della situazione”. Giusto. Solo che a questa riunione sono stati invitati soltanto i responsabili del gruppo perdente; in primis Francesco Sordo, segretario dimissionario.

Non è che non si dovesse invitarlo, si badi bene; ma dare spazio anche alle voci sul territorio no? Provare a fare un po’ di dibattito farebbe male? E invece si è preferito, ancora una volta, scegliere la strada dell’autoreferenzialità.

 

Oppure; in città da mesi si sprecano, sempre da parte della base, gli inviti al reggente provinciale Pd Domenico Alfieri perché venga a far smuovere qualcosa.

Finora gli inviti si sono sempre schiantati contro un generico “vedremo il da farsi”.

 

Ancora; sembra che un congresso sia in programma, ma tra febbraio e marzo del 2019. Qui non è che si chiude la stalla quando i buoi sono scappati. La si spranga quando sono già andati nella stalla del paese vicino.

 

Il sospetto, a questo punto, è che più che a far ripartire i consensi per il centrosinistra locale, si voglia solo gestire tessere e situazione, usando la sponda della rappresentanza comunale, per continuare a tenere la mani sul Partito, come fosse cosa propria.

Per forza poi che i militanti come Cecilia sono costretti a staccarsi.

Sarebbe strano il contrario.

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