La centrale unica dell’Ares 118 e la politica locale che si rifugia in corner

Ancora una volta si profila una decisione a vantaggio di Latina, che ha più frecce al proprio arco. Ai rappresentanti ciociari non resta che bloccare l’iter, come sempre hanno fatto. Il vero problema è un altro: lo stesso che anni addietro venne risolto dando il Tar a Latina ed il diritto alla Corte d'Appello a Frosinone. Qualche volta si giocherà per vincere

Da quanti anni si parla della necessità di accorpare le Centrali uniche dell’Ares 118? Inevitabilmente Frosinone finisce con Latina e, si sa, la provincia pontina ha più frecce nel proprio arco: maggiore popolazione, numeri più grandi sul fronte sanitario vero e proprio. Quindi è perfino naturale che la sede principale venga individuata a Latina.

Poi però, quando l’argomento arriva sui mass media, la politica locale s’incazza e cerca di rifugiarsi in calcio d’angolo. Spesso riuscendoci e bloccando l’iter del procedimento. Potrebbe succedere la stessa cosa adesso. Inoltre, viene diffusa la “narrazione” che tanto non cambia nulla, che si tratta soltanto di rispondere a telefono. Come se nelle altre Centrali operative comunicassero con i segnali di fumo.

La realtà va letta sotto due diverse angolazioni. La prima, politica. In realtà la Centrale Unica dell’Ares 118 a Latina sarebbe l’ennesima dimostrazione che la provincia pontina conta più di quella ciociara, è cresciuta (pure sul piano degli abitanti) più di Frosinone. Tutti i numeri più recenti lo dicono. E qualcuno a Roma sussurra che sia proprio per questo che è stata bloccata, con un’operazione degna dei commandos della politica, la fusione tra le Camere di Commercio di Frosinone e Latina. Perché i numeri condannano Frosinone su buona parte del fronte. E buona parte della sostanza sarebbe finita a Latina.

La seconda lettura, sanitaria. I mezzi del 118 continuerebbero a partire esattamente da dove partono oggi; nemmeno una ambulanza verrebbe spostata da dove sta adesso. (ce ne occupammo un anno fa, leggi qui: (leggi qui Il 118 resta a Frosinone: a Latina ci va solo il telefono)). Vero. Però riceverebbero gli input da Latina. La Ciociaria è una provincia molto vasta, con 91 Comuni, moltissimi dei quali montani. Gli autisti resteranno quelli che già operano sul territorio. Meno male. Ma a volte ci sono telefonate che vanno gestite, con pazienti che danno indicazioni magari in dialetto o facendo riferimento a posti precisi. (gli operatori già un anno fa sollevarono le loro perplessità, leggi qui (leggi qui E gli infermieri dissero: «Mauro, guarda che a Latina non ci va solo il telefono»). Già oggi accade che gli operatori chiedano di inviare alla Sala Operativa la ‘posizione’ del paziente attraverso WhatsApp. Nulla di insormontabile, ma parliamo di un settore, quello del pronto intervento, dove la rapidità è tutto.

Viene da chiedersi: ma se non cambia niente, allora perché non si fa a Frosinone? Nel passato, la politica gestiva queste esigenze tecniche in maniera diversa: la sede distaccata del Tar del Lazio è finita a Latina con l’impegno che la sede distaccata della Corte d’Appello sarebbe stata realizzata a Frosinone una volta che ne fosse stata decisa l’istituzione. Un anno fa Mauro Buschini ha contrattato un’operazione simile: se la sala Operativa 118 va a Latina, la Sala Operativa del nuovo 112 unificato deve essere fatta a Frosinone. (leggi qui A Frosinone la Centrale Operativa 112 delle province di tutto il Lazio). Se poi finirà come la Corte d’Appello (che non si fa né a Frosinone né altrove) è faccenda che nessuno oggi può sapere.

Il presupposto da cui partire è semplice: la Sanità non deve avere né colore politico né campanile. Partendo da qui bisogna domandarsi: la qualità del soccorso 118 cambierà, spostando la sala operativa? La seconda domanda: chi ha fissato il parametro in base al quale va fatta 1 Sala Operativa ogni 600.000 abitanti sulla base di cosa ha individuato quel tetto? Perché il sospetto è che si tratti di un numero farlocco con cui giustificare l’abolizione di una sala operativa, diventata forse un inutile doppione grazie alle moderne tecnologie satellitari.

Ecco, spiegare tutto questo alla luce del sole potrebbe evitare la nascita di inutili polemiche. O almeno quelle alimentate dalla politica. E quelle basate esclusivamente sul campanile.

In realtà, bisognerebbe concentrarsi su altro. Ogni volta che viene fuori un possibile accorpamento con sede principale a Latina (come con la Camera di Commercio del Basso Lazio), la classe politica locale non ha altra strada che fermare l’iter, bloccare tutto. Perché altrimenti dovrebbe rispondere sul piano politico alle associazioni di categoria e agli ordini professionali. Non è che ogni tanto si può giocare a vincere?

Non è che ogni tanto le battaglie si possono fare “prima” che altri decidano, magari coinvolgendo l’intero territorio?

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