Senza imbarazzo: prima querelano e poi dicono (agli altri) che non si fa

A Cassino il centrodestra si schiera contro l'adesione al manifesto anti 'Leoni da tastiera', rendendo automatica la denuncia. Domenticando che lo ha messo a punto l'Anci del quale il centrodestra fa parte. Che molti Comuni della loro parte politica lo hanno adottato. E che alcuni degli attuali oppositori sono stati i primi a querelare. E oggi dicono che non si fa

Ci sono dentro tutti: di centrodestra e di centrosinistra. Dopotutto è un ente che rappresenta tutti i Comuni Italiani. Ma a Cassino pensano che l’Anci – (Associazione nazionale dei Comuni italiani) sia una succursale della sinistra. E ignorano il paziente lavoro di sintesi politica ed ideologica fatto dall’Anci per approvare il manifesto contro i ‘leoni da tastiera. In pratica quelli che fino ad oggi hanno insultato le amministrazioni nella certezza di non essere perseguiti. (leggi qui Stop a bufale e complotti: il Comune aderisce al decalogo).

Da Fratelli d’Italia alla Lega, passando per i civici “Liberi e Forti“, il centrodestra contesta il provvedimento dell’amministrazione comunale di Cassino che intende mettere un freno all’odio in rete adottando il manifesto dell’Anci relativo alla comunicazione non ostile. La settimana scorsa la giunta ha dato l’ok e nel Consiglio comunale in programma martedì 19 maggio ci sarà l’approvazione in Consiglio con la costituzione di una vera e propria task force.

C’è chi dice no… però

Franco Evangelista

Il consigliere della Lega Franco Evangelista ha manifestato il suo disappunto in una lettera inviata al presidente del Consiglio comunale Barbara Di Rollo ed ha disertato la conferenza dei capigruppo. (leggi qui A scacchiera, un solo microfono, senza pubblico: i Consigli ai tempi del Covid)

Gabriele Picano, vice segretario provinciale di Fratelli d’Italia ha invece affidato lo sfogo alla sua bacheca facebook, mentre l’ex sindaco Carlo Maria D’Alessandro ha diramato un comunicato stampa per palesare il suo disappunto. Eppure, sia Picano che D’Alessandro, sono stati vittima degli haters.

Il vice segretario di FdI solo pochi giorni fa, il 28 aprile scorso, ha annunciato una denuncia alla magistratura per essere finito nel mirino degli odiatori della rete con un commento Facebook. Era stato scritto sotto ad un post nel quale lui rilanciava un video in cui la leader nazionale del suo partito, Giorgia Meloni, denuncia il dissenso di milioni di italiani che rischiano il posto di lavoro rispetto alle scelte del governo Conte.

Chi predica bene ma razzola male

Gabriele Picano

Appena due settimane fa Picano scriveva “Siamo di fronte ad una violenza che sarebbe un errore tollerare supinamente. Per questo chiedo che chi di dovere intervenga“. Oggi, a poche settimane di distanza, nel momento in cui i potenzialmente diffamati sono altri, commenta così il provvedimento dell’amministrazione Salera: “Non si può mettere il bavaglio a chicchessia perché tutto ciò contrasterebbe con la libertà di pensiero tutelata dalla nostra Costituzione italiana. Esistono già norme civili e penali che danno diritto a tutelare la reputazione degli individui per cui con il decalogo in questione ci troviamo di fronte ad una vera e propria politica giustizialista che condanno fermamente“.

Ed anche D’Alessandro, nelle vesti di sindaco, è ricorso alla magistratura per essere stato diffamato via Facebook da due cittadini. Il 26 settembre 2018, dopo essersi recato in tribunale con l’avvocato – e suo assessore all’urbanistica Beniamino Papa – spiegava: “È importante sottolineare che siamo arrivati a questo non perché criticati sul piano politico-amministrativo ma perché qualcuno è trasceso sul piano personale“.

E già in precedenza una querela fu presentata per alcuni commenti social poco edulcorati sull’incendio che si era sviluppato in Comune nell’autunno del 2016. In quel caso il sindaco D’Alessandro chiese l’intervento di un principe del foro dal calibro dell’avvocato Sandro Salera.

Carlo Maria D’Alessandro Con Beniamino Papa

Memorabili, poi, i suoi “duelli” con l’attivista Niki Dragonetti il quale così commentava nel 2018 le azioni giudiziarie intraprese dal sindaco nei suoi confronti: “Attendo serenamente che la Magistratura faccia le sue valutazioni, prendo atto però che il sindaco di Cassino non accetta le critiche, così come non accetta il confronto e la mette sul piano personale. La denuncia è la prova evidente che è in grossa difficoltà davanti alle mie accuse e non sa come uscirne. a cosa più semplice sarebbe stato smontare punto su punto alle mie critiche“.

Senza fascia si cambia idea

Ora si invertono i ruoli. D’Alessandro ha smesso la fascia, è all’opposizione. Il provvedimento che intende mettere un freno agli odiatori, sostanzialmente va a rafforzare quello che lui già predicava nelle vesti di primo cittadino.

Ma lui ribatte piccato: “È veramente stucchevole che sia questa amministrazione a deliberare in giunta l’adesione a un manifesto nazionale che, per quanto di lodevole iniziativa, vuole essere solo un modo per mettere il bavaglio a chiunque abbia un’opinione diversa da quella espressa proprio dagli uomini di questa amministrazione“.

Senza imbarazzo

Carlo Maria D’Alessandro con gli avvocati Alessandra e Sandro Salera

Ora, intendiamoci: il gioco delle parti è alle basi della politica. Per carità e guai se non ci fosse. Ma che a dire “no al bavaglio” siano proprio due esponenti politici che sono stati vittima degli haters e per questo li hanno legittimamente denunciati appare quantomeno imbarazzante. Anzitutto per loro.

La levata di scudi è contro un provvedimento che probabilmente arriva anche tardi. Adottato, tra l’altro, già da molti comuni italiani di ogni colore politico. È dunque riassumibile con un semplice aforisma di Paul Valéry: “Quando non riesci a distruggere il ragionamento, distruggi il ragionatore“.

Il ragionatore, insieme al sindaco Enzo Salera, è l’assessore con delega alla comunicazione Danilo Grossi.

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