Centrodestra e centrosinistra terrorizzati dalle primarie

A Frosinone tutti invocano a chiacchiere questo metodo per la scelta del candidato sindaco. Poi però in tanti cercano di smarcarsi, per tenersi liberi quando saranno state definite le scelte

Al di là delle parole e delle intenzioni, la realtà è che le primarie spaventano tutti. Probabilmente anche perché in Ciociaria non esiste una grande tradizione. E’ capitato, per esempio a Ceccano diversi anni fa, che nel centrosinistra chi le aveva perse (le primarie), si candidò lo stesso per conto proprio.

Al Comune di Frosinone il centrosinistra non le ha mai celebrate, le primarie. Nel 2017 se ne parlava moltissimo, Angelo Pizzutelli e Norberto Venturi scaldavano i motori. Poi però i leader del centrosinistra decisero che il candidato era Fabrizio Cristofari e che le primarie non si sarebbero fatte.

Forse è la volta buona

Stavolta sembra quella buona. Sicuramente parteciperanno Mauro Vicano e Stefano Pizzutelli. Forse anche Christian Bellincampi. Mentre Michele Marini non appare intenzionato a confrontarsi con questo tipo di metodo. Ma perché?

Perché il sostegno di De Angelis a Mauro Vicano metterebbe fine alla partita prima di cominciare? E dove sta scritto? L’importante è definire insieme un sistema di regole che garantiscano tutti. E su questo punto non sarebbe difficile mettersi d’accordo. Vero che Michele Marini è stato sindaco, ma sono passati dieci anni dall’ultima fascia tricolore indossata. Le primarie potrebbero essere un ottimo metodo per provare a rientrare attraverso la legittimazione dal basso.

I confini nel centrodestra

Riccardo Mastrangeli

Anche nel centrodestra alla fine perché non arrivare ad una sfida tra Danilo Magliocchetti (Lega), Fabio Tagliaferri (Fratelli d’Italia), Adriano Piacentini (Forza Italia), Riccardo Mastrangeli (esterno) e Antonio Scaccia (Lista per Frosinone)? Sicuramente stavolta l’esito non sarebbe scontato come è successo con Nicola Ottaviani nel 2012 e nel 2017.

La cosa più complicata è definire dei confini all’interno dei quali poi i partecipanti alle primarie resteranno. Chiunque dovesse essere il vincitore.

A livello nazionale Matteo Salvini (Lega) e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) hanno detto sì a questo tipo di impostazione, ma sul piano locale sembra prevalere una certa diffidenza. Eppure soltanto in questo modo si potrebbe provare a determinare una mobilitazione dal basso. O forse, se il candidato viene scelto al tavolo dei partiti, poi chiunque è libero di andarsene.

Probabilmente la chiave di lettura è questa.

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