C’era una volta Forza Italia. La grande fuga fa paura (di C. Trento)

Il centrodestra come lo abbiamo conosciuto non esiste più. Neppure sul piano provinciale: la caduta di Cassino lo certifica in maniera drammatica e lucida al tempo stesso.

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

La caduta di Cassino è destinata a lasciare il segno all’interno di Forza Italia. Pesantemente. Per vari motivi. Intanto perché parliamo della seconda città della provincia. Poi perché il sindaco del capoluogo Nicola Ottaviani veleggia verso la Lega. Il mare “azzurro” si sta svuotando, senza che nessuno riesca ad invertire il trend, a fermare l’emorragia, a fare un’auto – critica seria. A battersi il petto (una volta tanto), anziché salire sul pulpito.

La sconfitta di Abbruzzese

Carlo Maria D’Alessandro sindaco era stata una scommessa politica vinta di Mario Abbruzzese. Chiaro che adesso le dimissioni di massa che mettono fine a questa esperienza segnano una sconfitta politica pesante per il vice responsabile nazionale degli Enti Locali di Forza Italia, nonché presidente del Cosilam. Ad un anno esatto da un’altra batosta, quella della mancata elezione a deputato, maturata proprio in virtù di voti mancanti a Cassino.

Nessuna vera analisi è stata fatta in dodici mesi. Come del resto è avvenuto dopo la Caporetto alle elezioni per la presidenza della Provincia del 31 ottobre scorso. Quando un altro fedelissimo di Abbruzzese, il sindaco di Pofi Tommaso Ciccone, rimase vittima del fuoco amico dei “franchi tiratori”. Un ulteriore messaggio forte e chiaro lanciato all’indirizzo di Abbruzzese.

Non colto però. O comunque sottovalutato. In questo momento Mario Abbruzzese è concentrato sul congresso provinciale degli “azzurri”, perché ha l’obiettivo di riprendersi la segreteria. Ma si tratta di un’operazione che potrebbe avere i contorni di una vittoria di Pirro.

La “guerra”è stata persa a Cassino. E non si può certamente fare finta di nulla.

I big sono stati a guardare

Che la situazione fosse irrecuperabile lo si è capito anche dall’atteggiamento dei leader “azzurri”. Se è vero che sono i livelli locali a dover risolvere certe situazioni, è altrettanto indubitabile che Cassino era diventata “la linea del Piave” per Forza Italia sul territorio. L’ultimo avamposto.

Antonio Tajani, vicepresidente nazionale del partito, non ha ritenuto di intervenire. Eppure il 26 maggio si vota per le europee e la provincia di Frosinone dovrebbe essere una roccaforte. Perlomeno lo è stata in passato.

Pure il coordinatore regionale, senatore Claudio Fazzone, è rimasto lontano dalla palude cassinate. Del resto non è un mistero il grande “gelo” con Abbruzzese.

In ogni caso Fazzone in questo periodo sta “picconando” il cerchio magico di Forza Italia, sparando alzo zero sulla gestione del Partito.

Emorragia inarrestabile

Nicola Ottaviani, sindaco di Frosinone, la prossima settimana annuncerà ufficialmente l’adesione alla Lega. Lo farà nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio. È stato fino a pochissime settimane fa l’elemento di punta di Forza Italia in provincia di Frosinone.

Probabilmente non andrà via da solo. Lo seguirà sicuramente Riccardo Mastrangeli, assessore al bilancio ed ex deputato “azzurro”. Quasi sicuramente con Ottaviani andrà anche Adriano Piacentini, che è ancora coordinatore provinciale del Partito, nominato direttamente da Claudio Fazzone dodici mesi fa. Peraltro al posto di Pasquale Ciacciarelli, fedelissimo di Abbruzzese e attuale consigliere regionale. Qualche mese fa è andato via Antonello Iannarilli, ex parlamentare, assessore regionale e fondatore del partito in Ciociaria.

Si potrebbe continuare, anche andando a ritroso. A quando, per esempio, a dire addio fu Alfredo Pallone, una figura “storica” di Forza Italia sul territorio.

Con la caduta di Cassino il Partito perde i sindaci delle prime due città della provincia. Ne restano sempre meno e in ogni caso le situazioni vanno analizzate singolarmente. Daniele Natalia (Anagni) e Alioska Baccarini (Fiuggi) fanno riferimento a Forza Italia, ma rappresentano anche una sintesi di una coalizione di centrodestra che oggi ha un respiro diverso, perfino sul versante generazionale.

Ci sono naturalmente primi cittadini come Anselmo Rotondo (Pontecorvo) e Tommaso Ciccone (Pofi), ma in generale l’indebolimento (numerico e di peso politico) di Forza Italia è stato fortissimo in questi ultimi mesi. Senza che nessuno sia stato nelle condizioni di bloccare la deriva.

La posizione di D’Alessandro

Il sindaco si era dimesso. Con il senno di poi se non avesse ritirato quell’atto non si sarebbe fatto sfiduciare. Sul piano comunicazionale e politico sarebbe stata un’altra storia.

Ha provato a difendere un “fortino” che però non gli apparteneva. Perché il comandante in capo era Abbruzzese. Il corto circuito è stato questo e alla fine non poteva esserci un altro epilogo.

La mediazione con i cosiddetti “ribelli” non c’è mai stata in realtà, perché si parlavano due lingue diverse. E perché sul tavolo c’era una “sfida di supremazia”, non una prospettiva di composizione politica. Carlo Maria D’Alessandro non se l’è sentita di far pesare il suo ruolo di sindaco e basta. Perché questo avrebbe significato prendere le distanze da Abbruzzese.

Contemporaneamente, però, è mancato il Partito. Ai livelli più alti. E alla fine nessuno dei contendenti ha riconosciuto una figura “terza” come sponda di mediazione politica.

L’isolamento dagli alleati

Il centrodestra come lo abbiamo conosciuto non esiste più. Neppure sul piano provinciale: la caduta di Cassino lo certifica in maniera drammatica e lucida al tempo stesso.

La Lega dell’onorevole Francesco Zicchieri e Fratelli d’Italia del senatore Massimo Ruspandini dal 4 marzo 2018 chiedono una rivisitazione dell’alleanza secondo i nuovi rapporti di forza.

Gli “azzurri” hanno fatto finta di nulla, confidando anche sulla circostanza di esprimere i sindaci di Frosinone e Cassino. Adesso non è più così e gli alleati cercheranno di “dare le carte”. Con o senza Forza Italia. A cominciare dalla candidatura a sindaco di Cassino. Il Carroccio farà pesare l’onda lunga dei sondaggi e i risultati ottenuti a livello nazionale. Fratelli d’Italia è consapevole di poter rappresentare in questo momento la “seconda gamba” strategica di un nuovo centrodestra, nel quale gli “azzurri” sono marginali.

Per Mario Abbruzzese si apre una fase complicatissima: i punti di riferimento stanno venendo meno uno dopo l’altro. E la storia politica dimostra che le dimissioni di massa rappresentano un trauma politico difficile da metabolizzare. La messa è finita. Andate in guerra.

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