Che grande cosa lo Sport capace di dare nuove speranze

Le storie che vengono dalle Olimpiadi ricordano quella di Pietro al quale il Signore disse, dopo una notte di pesca infruttuosa, "Prendi il largo e cala le reti”. Prova di nuovo, insisti... E riempì le reti

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Prendi il largo e calate le reti per la pesca Lc 5,5

Sono giorni splendidi per comprendere la vita umana, utilizzando come criterio quello dei giochi olimpici, da sempre capaci di raccogliere storie meravigliose e terribili, delusioni ed esaltazioni, recuperi fantastici, ma anche sconfitte memorabili.

Mi è tornata in mente la protesta di Pietro di fronte alla richiesta di Gesù di gettare di nuovo le reti. Avevano passato una nottata a pescare, senza prendere nulla: lavoro duro senza alcun frutto. Ed ecco il maestro che dice loro quello che dovevano farePrendi il largo, Pietro.

La ribellione del pescatore

Avere fiducia e gettare di nuovo le reti

La ribellione del pescatore e della sua esperienza è evidentissima. Lo racconta l’evangelista Luca, facendo dire a Pietro: abbiamo faticato tutta la notte. E qui scatta la differenza nei comportamenti. Mi fido di quello che dice il maestro, l’allenatore, l’esperto? Oppure do retta alle delusioni, ai fallimenti, alla mia impazienza. Ai sensi di colpa per gli sbagli compiuti, a chi mi dice che è tutta una fregatura, che sono tutti d’accordo….

Chissà quanti allenatori hanno detto quella frase ai loro atleti: prendi il largo, prova ancora ed oggi quegli atleti si trovano con le reti piene, che non riescono nemmeno a contenere i trofei conquistati.

Spesso nella spiritualità cristiana sono state utilizzate parole che andrebbero bene nel mondo dello sport: san Paolo per primo prende spunto dai giochi negli stadi e nei circhi per rappresentare la sua vita di cristiano come una corsa per la quale bisogna allenarsi, in modo di poter arrivare al traguardo da vincitori.

La prova più forte fu negli stadi

D’altronde, proprio negli stadi e nei circhi, tanti cristiani furono messi alla prova, mandati ad bestias: molti vinsero, rimasero fedeli, ma tanti altri cedettero alla paura, al terrore di tutto quel sangue, di quei ruggiti; tradirono, rinnegarono la loro fede con il semplice gesto di buttare un po’ di incenso in un braciere posto davanti alla statua di una divinità. Erano i cosiddetti lapsi, coloro che avevano sbagliato, ma, invece di essere espulsi vergognosamente, furono riammessi nella comunità, capace di comprendere gli errori e di offrire altre opportunità.

La staffetta d’oro (Foto: Fidal)

Sembrano le parole che ascoltiamo in questi giorni da tanti atleti, vincitori che esaltano tutto lo sforzo compiuto per arrivare al risultato e sconfitti che non si rassegnano, decisi a riprovare, a rimettersi in discussione, ad accettare la parola dei maestri, a riprendere il largo, senza lasciarsi schiacciare dalle sconfitte dell’esistenza, a gettare di nuovo le reti per nuove esperienze di vita.

Che grande cosa lo sport!

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright