Chi di denuncia ferisce…

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La vicenda dell'inchiesta Urban Waste che ha sfiorato il sindaco di Anagni ripropone il tema dell'uso della magistratura in politica. Cosa sta accadendo. E quali sono gli scenari. La prova del 9. Ed il caffè al bar.

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Le recenti polemiche che ad Anagni stanno arroventando il clima politico, partendo da una vicenda giudiziaria (il caso Urban Waste, leggi qui i dettagli) ripropongono una tendenza che da sempre caratterizza il dibattito locale; ovvero la tentazione di usare la via giudiziaria per acquisire una posizione di vantaggio che, evidentemente, non si è stati in grado di ottenere sul piano politico. Ed è curioso che chi oggi strepita di giustizialismo e di giacobinismo, a suo tempo abbia fatto, a parti invertite, praticamente le stesse cose.

Vale la pena fare un esercizio di memoria e di valutazione comparata. E ricordare che qualche mese fa è stato definitivamente archiviato il caso della Credit on. (leggi qui L’ombra di Credit On sulla coscienza della nuova maggioranza) La vicenda relativa alla società incaricata di recuperare e riscuotere i tributi comunali, aveva creato parecchio rumore: l’allora opposizione di centrodestra aveva prodotto un esposto che chiedeva alla magistratura di fare chiarezza sull’attribuzione del servizio alla suddetta società.

La vicenda aveva pesantemente messo in discussione l’allora assessore al Bilancio Aurelio Tagliaboschi. Ed aveva, di fatto, dato il via alla crisi che avrebbe portato alla fine prematura della consiliatura di centrosinistra guidata dal sindaco Fausto Bassetta.

L’archiviazione ha sancito che tutto era stato regolare.

Daniele Natalia, attuale sindaco, allora uno dei firmatari dell’esposto, aveva precisato che un consigliere, soprattutto se di minoranza, ha il diritto ed il dovere di chiedere chiarezza.

Ma il sospetto di voler usare l’elementi dell’indagine giudiziaria come una clava politica era rimasto.

A parti invertite

A parti invertite, adesso, succede la stessa cosa. C’è un’indagine che vede, in un quadro più ampio, l’iscrizione nel Registro degli Indagati per l’attuale sindaco. (leggi qui). E l’opposizione (che prima era la maggioranza) oggi chiede a Daniele Natalia (che ai tempi di Credit On era a capo dell’opposizione) la stessa chiarezza che lui aveva reclamato.

L’ipotesi sulla quale la Procura di Frosinone sta facendo accertamenti è una telefonata fatta al sindaco da un’azienda del settore Ambiente che gli chiedeva di segnalargli una persona che avesse bisogno di lavorare per un paio di mesi. La ditta fino a quel momento non aveva mai operato per il Comune. Il sindaco – dicono le ipotesi di reato – aveva segnalato un padre di famiglia con tre figli a carico.

Dove sta il reato? La procura sta verificando se l’incarico per una disinfestazione (importo: 900 euro) affidato dal Comune a quella ditta possa essere messo in relazione con quell’assunzione per due mesi. Della serie: io ti dò l’incarico in cambio di un lavoro a chi dico io.

Ma l’incarico è notevolmente inferiore al valore dei due mesi di stipendio. La Procura sospetta che fosse una tecnica della ditta per ‘presentarsi’ e poi ottenere così tanti piccoli lavori. Ipotesi. Nulla di accertato. E che potrebbe finire come il caso Credit On. Oppure no.

Lo scontro politico

Ha fatto bene il sindaco? Ha fatto male? È un reato? Non lo è? Domande del tutto legittime. Ma sono questioni che saranno, appunto, vagliate dagli inquirenti. Ad Anagni invece si celebra direttamente il processo. E chi adesso attacca è lo stesso che a suo tempo deprecava, da accusato, quei toni.

Morale: è bene che i due piani, quello politico e quello giudiziario, procedano per strade parallele. La separazione dei poteri, il garantismo, la presunzione di innocenza, non possono valere a parti invertite. Non le si può invocare a seconda dell’essere maggioranza oppure opposizione. Altrimenti la cosa pubblica diventa una guerra per bande. Ammesso che non lo sia già diventata.

Detto questo, la cronaca impone di occuparsi del caso. Analizzandone le conseguenze politiche. E dunque, cosa può accadere ad Anagni nell’ambito dell’operazione Urban Waste.

Il sindaco Daniele Natalia non ha voluto fino ad ora rilasciare alcuna dichiarazione ufficiale. Sullo stesso caso invece si sono fatti sentire, e pure in maniera forte, gli esponenti della minoranza. Che hanno chiesto al sindaco di predisporre una conferenza stampa immediata, in modo che Natalia possa riferire “alla cittadinanza cosa stia accadendo e perché è indagato”.

Natalia potrebbe decidere di soprassedere, preferendo aspettare lo sviluppo delle indagini. Il rischio è che però così possa sembrare reticente. Un sospetto che potrebbe essere sfruttato dalla minoranza. Che potrebbe usare questo eventuale silenzio per guadagnare uno spazio politico che fino ad ora divisioni e lacerazioni interne non le hanno concesso.

Al contrario, il sindaco potrebbe decidere di rompere gli indugi, prendendo la parola e, conferenza o meno, scegliendo di chiarire la sua posizione in maniera pubblica. Una opzione che avrebbe il pregio dell’immediatezza. Ma che potrebbe essere vista come una excusatio non petita. E che la magistratura potrebbe interpretare come un modo per inquinare le indagini, accreditando una versione di parte.

La conseguenza immediata

Insomma, tutte e due le posizioni hanno pregi e difetti. Al di là di tutto, l’aspetto positivo per Natalia è però il ricompattamento della sua maggioranza. Che, ufficialmente, non aveva mai dato adito a crepe. Ma a qualche mormorio sì.

Resta la sensazione di una scivolata. Che al momento non sembra avere intaccato la luna di miele che finora il sindaco ha vissuto con la sua città. Una stagione, fino ad ora, per lui praticamente perfetta. In cui Natalia ha avuto, semmai, il problema di difendersi dai tentativi di aggancio del suo carro da parte di persone che cercano di mettersi in buona luce.

Caso mai ci fosse ancora qualche dubbio al riguardo, nella nota di richiesta di conferenza stampa che l’opposizione ha diffuso sul caso Urban Waste, mancano le firme dei consiglieri di opposizione Antonio Necci e Gianluigi Ferretti. Che risultano essere sempre meno legati all’opposizione a cui pure, almeno formalmente, appartengono.  

Altro segnale di unità: nell’incontro avvenuto la settimana scorsa con i fondi inglesi che sostengono il progetto Saxa Gres, erano fianco a fianco il sindaco Daniele Natalia ed il suo vice, l’avvocato Vittorio D’Ercole. C’è anche chi giura che sia stato un modo per tacitare chi aveva parlato di dissapori ancora presenti dopo le tormentate vicende che avevano portato alla scelta di Natalia come candidato a sindaco proprio al posto di D’Ercole. Una competizione sempre negata da entrambi. E la vicinanza, anche in maniera visiva, è un ulteriore segnale di compattezza verso l’esterno. Utile al sindaco per evitare polemiche in un momento sicuramente non facilissimo. 

La prova del nove

La prima occasione per vedere come stanno le cose è fissata per il prossimo 12 luglio. Il giorno di un Consiglio formalmente dedicato a due variazioni di Bilancio e ad una convenzione da ratificare. Me è facile prevedere che il dibattito sulle ultime vicende si farà sentire anche in quella sede.

Post scriptum

Qualche giorno fa avevamo scritto, senza essere smentiti, di un assessore al Bilancio che prendeva lezioni da un maestro nel settore, Riccardo Mastrangeli, assessore alle Finanze di Nicola Ottaviani a Frosinone. (leggi qui Tagliaboschi assessore e Marino a ripetizione: fake e really news sul Bilancio).

Ieri mattina alcuni curiosi, aguzzando lo sguardo, giurano di aver visto seduti al bar a prendere un caffè l’assessore Carlo Marino e Peppe Viti. Per chi (pochi) non lo ricordasse, scopritore politico di Franco Fiorito ed assessore nella giunta Noto. Ovviamente, al Bilancio.

Si vede che al bel Carlo serviva ancora qualche ripasso sul tema.

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