Chiamami col tuo cognome

Senza ricevuta di Ritorno. La raccomandata del direttore su un fatto del giorno. Cinque proposte di legge sullo stesso argomento, anni di discussioni. Alla fine ci pensano i giudici.

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C’è stato un tempo in cui – quelli con un po’ di capelli bianchi lo ricorderanno – al momento del matrimonio la moglie assumeva il cognome del marito. E perdeva il suo. 

Visto alla luce di oggi è una doppia bruttura: una cancellazione dell’identità della donna, un suo divenire quasi proprietà di un altro gruppo. Lontano anni luce da quello che dovrebbe essere il concetto di famiglia.

Negli anni successivi, la moglie poteva decidere quale cognome tenere. Oggi è automatico ciò che è logico: mantiene il suo nome, la sua identità, le radici della sua storia.

La Corte Costituzionale Foto © Paola Onofri / Imagoeconomica

All’epoca fu una legge a riformare il diritto di famiglia. Oggi – in tempi di vacanza della politica – devono pensarci i giudici: quelli della  Corte Costituzionale. Hanno stabilito che “Sono illegittime tutte le norme che attribuiscono automaticamente soltanto il cognome del padre”. E questo vale sia per i figli nati nel matrimonio, sia per quelli nati fuori dal matrimonio; si applica anche ai figli adottivi.

Cioè, per anni ci siamo chiamati in modo illegittimo. Non andava fatto così. La nuova interpretazione: “il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dei medesimi concordato”. A meno che “essi decidano di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due”.

Lasciamo perdere i possibili scenari che si aprono: perché allora adesso posso andare a reclamare in automatico il cambio di cognome, visto che la norma con cui mi hanno cognomato era illegittima. E lasciamo perdere cosa accadrà poi al Codice Fiscale. Ed alle ondate di ‘certificati di esatte generalità’.

La cosa su cui riflettere è un’altra: in Parlamento sono depositate cinque proposte di legge. Ci hanno dovuto pensare i giudici. Ancora una volta.

Senza Ricevuta di Ritorno.

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