Ci litighiamo il teatro ma non facciamo il teatro

C'è un teatro che alza il sipario dopo anni di restauri. Ma manca una linea artistica. Come se si avessero panettoni fighissimi ma non si discute mai di gusto e sempre di confezione

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Un solo teatro per tanti concertisti. Ma il teatro non è un parcheggio che chi arriva primo sosta: è altro. Ma di questo altro non vi è traccia. Il teatro è recitanti, attori di fama e attori affamati. È cercare linguaggi dove si è muti, è falsità della lirica e veridicità della tragedia.

A Latina? Un contenitore. Noi stiamo al teatro come un mangiatore di panettoni alla sua scatola. La città è piena di teatro, di musica: insomma ha panettoni fighissimi ma non si discute mai di gusto e sempre di confezione.

Il concerto di Capodanno

Il nodo non è chi ci suona dentro, ma che musiche inventeremo? Che spettacoli con quali attori? Qui discutiamo di teatro vuoto senza avere idea di spettacoli e spettatori, come di centro storico vuoto senza avere la benché minima idea di come riempirlo. Una città in cui si dicono le stesse cose recitate come si recita una brutta poesia, ma che ostinatamente non dicono niente.

Il teatro è stato chiuso per 7 anni, c’era il tempo per pensare “cosa teatrare“, invece si è pianto all’impianto e non si è pensato alla sua anima. Abbiamo pensato alla bara, ora non abbiamo il morto e non sappiamo cosa piangere.

A Capodanno suonavano tutti: inclusi ed esclusi. Ma nessuno pensava a che musica originale poteva la città suonare. Poi tutti ci sentiamo di poter dire siamo espertoni: di niente ma non lo vogliamo dire.

Abbiamo riaperto il teatro ma nessuno ha pensato a rendere l’evento unico, che so chiamando Tiziano Ferro a cantare, a consacrare a Latina il suo teatro. A renderlo unico l’evento in modo da fare storia: il 3 agosto 1778 fu inaugurata La Scala di MIlano con l’opera L’Europa Sconoscita composta per l’occasione da Antonio Salieri. Così si fa se si vuole fare le cose per bene e faccio mio l’adagio di Pietro Gambadilegno che diceva “se vuoi essere grade devi pensare in grande“.

Litigare in piccolo è facile, fare in grande quasi impossibile. Ma ne vale la pena.

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