E dopo i cinghiali riprendetevi pure l’Ambiente (storie di ordinario caos)

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Non solo i cinghiali, riprendetevi pure l’Ambiente. La Regione Lazio si prepara a rispedire alla Provincia di Frosinone un’altra delle competenze che le erano state trasferite con la fantastica riforma Renzi – Delrio, cioè quella che doveva eliminarle perché inutili. Ma adesso si profila il caos più colossale degli ultimi anni: le persone che devono occuparsi di quel settore a Frosinone non ci sono più, sono state tagliate nell’ambito dei risparmi imposti dalla riforma. Al momento non si sa chi sia competente a rilasciare le autorizzazioni alle aziende. Il blocco totale a Frosinone è stato evitato solo perché un funzionario si è guardato in faccia con il presidente Antonio Pompeo, ha allargato le braccia ed ha detto «Diciamo che io interpreto la legge in modo che la competenza sia la nostra e almeno mandiamo avanti le pratiche».

Tutto nasce dalla riforma che non ha riformato un bel niente, ha fatto aumentare lo stipendio ai dipendenti della Provincia che sono passati sotto la competenza della Regione, non ha snellito proprio nulla. E poco alla volta sta rimandando tutto indietro. Solo una settimana fa era stata rimandata in Ciociaria la competenza ad occuparsi dei cinghiali e dei danni che stanno creando alle coltivazioni (leggi qui il precedente). Ora il caso è molto più grave. Questa volta ci sono di mezzo le autorizzazioni indispensabili alle industrie se vogliono iniziare (o continuare, per quanto riguarda le esistenti) a produrre.

La riforma Renzi – Delrio aveva stabilito che le Province venissero spogliate delle competenze in materia di Ambiente “tranne quelle che le sono espressamente delegate per legge“. E tutte le centinaia di pratiche depositate dalle Industrie a Frosinone? In attesa che la Regione Lazio decidesse se trattenere quella delega o rimandarla alle Province (come consentito dalla Riforma) le pratiche sono rimaste dov’erano. Con un problemino in più: nel frattempo una norma aveva imposto di risparmiare sulle società interne e così in Ciociaria era stata sciolta la Servizi Vari, ditta al 100 per cento della Provincia e nella quale erano inseriti tutti i tecnici e gli ingegneri ambientali (leggi qui la storia della Servizi Vari).

E così fu il caos. Con gli industriali che strepitavano perché la Forestale (giustamente) andava a controllarli ma loro non potevano esibire le certificazioni chieste alla Provincia, che non le rilasciava in quanto non aveva più la struttura; l’Arpa (l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) andava ad ispezionare le fabbriche e pretendeva adeguamenti che non erano stati ancora fatti perché la pratica era ferma in Provincia. Ma se la società in house che se n’era occupata fino a quel momento è stata sciolta, ora chi se ne doveva occupare? In Provincia non c’è un ingegnere ambientale, non può essere assunto perché i concorsi sono bloccati, non può essere nemmeno preso a consulenza perché lo vieta la legge Madia: alla fine si è fatto avanti un dirigente andato in pensione ed ha detto “Se volete, me ne occupo io gratis finché non trovate una soluzione”. Avanti così.

Si arriva al 31 dicembre 2015: entro quella notte la Regione deve dire se si tiene la delega all’Ambiente o la trasferisce alle Province. Altrimenti scatta la sanzeione. Così, di corsa, mentre si stanno approvando i conti, vengono inseriti gli articoli 7-  8 – 9 nella Legge di Stabilità Regionale, nei quali si dice finalmente cosa si tiene la Regione e cosa rimanda alle Province. Bene. L’Ambiente a chi va? Si sono dimenticati di scriverlo. Cioè? Resta la norma Delrio.

A Frosinone erano talmente convinti di riavere la delega che si erano già attrezzati: la soluzione era dare tutto all’Apef, l’ultima delle aziende in house rimasta in piedi, quella che fa i controlli alle caldaie. Era in fase di smantellamento, al punto che non era stato nemmeno rinnovato il contratto con la società che ne manteneva in piedi il sito istituzionale, gli unici dipendenti rimasti sono 2 part time e 3 interinali. Però, poteva essere la chiave con cui aprire la porta alla soluzione: è una società, quindi può assumere gli ingeneri o riprendere quelli che finora si erano occupati di Ambiente.

Ottima idea. E perché non si procede? Al momento si agire si è scoperto che non si può fare, perché la Regione il 31 dicmebre non ha scritto chi fa cosa. E allora non si può fare il contratto con cui la Provincia delega ad Apef quelle competenze. Perché nessuno gliele ha più trasferite.

A Latina, che sono un po’ più pragmatici, hanno preso tutte le pratiche Ambientali, le hanno messe in ordine, ognuna legata con un elastico ed una distinta ed hanno detto alla Regione, “Dove volete che ve le mandiamo?”

Il presidente di Confindustria Davide Papa ha chiesto chiarezza una volta per tutte. Ed un cambio di mentalità. Nel corso di un colloquio riservato con altri industriali ha tracciato la linea che intende portare a Unindustria Lazio affinché la faccia propria e la proponga alla Regione: è un piano che disegna lo snellimento della burocrazia in materia di Ambiente, prevede un diverso ruolo per Arpa che dovrà essere al fianco delle aziende per aiutarle ad essere in regola anziché fare il gendarme che si sovrappone alla Forestale ed ai carabinieri del Noe.

In Regione hanno cercato di metterci una pezza ed hanno scritto il decreto di giunta 9139 del 16 giugno (che al momento è ancora a livello di proposta) in cui si dice di rispedire tutto a Frosinone.

Così come per i cinghiali.

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