Cinque Stelle alle deriva, saltano gli stati generali di marzo

Movimento nel caos, Vito Crimi già in difficoltà. Paola Taverna e Roberta Lombardi pensano alle alleanze, Beppe Grillo non si sente. Alla fine il favorito a succedere a Luigi Di Maio come capo politico è proprio… Luigi Di Maio.

La notizia era nell’aria e non ha sorpreso nessuno: rinviati gli Stati Generali del Movimento Cinque Stelle, inizialmente previsti per marzo. La doppia batosta elettorale in Emilia Romagna e in Calabria ha avuto come conseguenza anche questo.

Vito Crimi e Roberta Lombardi Foto © Imagoeconomica / Paolo Cerroni

Non si capisce davvero dove possa andare ora il Movimento di Beppe Grillo. Certamente la figura di Vito Crimi, reggente del Movimento, parte già indebolita. Mentre la senatrice Paola Taverna e la capogruppo alla Regione Lazio Roberta Lombardi si stanno attivando affinché i Cinque Stelle possano presentarsi non da soli ai prossimi appuntamenti elettorali regionali. A maggio ci saranno le elezioni in sei regioni, tra le quali la Toscana, la Campania e la Puglia.

Divisi si perde

Nicola Zingaretti questa mattina ha inviato un segnale inequivocabile dagli studi di Agorà su RaiTre. Invitando l’alleato ad assumersi le proprie responsabilità. «Siamo entrati in nuovo bipolarismo, quindi i Cinquestelle “devono decidere, questo è un grande tema».

Il segretario non ha compiuto l’errore che prima di lui invece venne commesso da Achille Occhetto e Massimo D’Alema: non intende fagocitare l’alleato, non vuole approfittare della sua fase di debolezza. «Oggi vedo due grandi campi: uno intorno alla Lega e noi dobbiamo costruire un campo largo intorno al Partito democratico fatto di sindaci, amministratori, forze politiche. Perchè almeno i cittadini possano scegliere, perchè in una democrazia quando non c’è una scelta le cose non vanno bene“.

C’è un’evidenza nel ragionamento del Segretario Nazionale del Pd: dalle Alpi alla Sicilia si vota il presidente della Regione con i sistema del turno unico. E questo determina un bipolarismo. Se si divide un campo, vince quello opposto che è rimasto unito.

Il campo grillino

Luigi Di Maio

In tutto questo, Alessandro Di Battista continua a restare sullo sfondo, mentre il presidente della Camera Roberto Fico non va oltre qualche sporadica dichiarazione ogni tre o quattro mesi. Luigi Di Maio, quando pochi giorni fa ha effettuato il passo indietro come capo politico del Movimento, ha aggiunto una frase sibillina: “Non ho alcuna intenzione di mollare”.

Era sembrata una frase di maniera, ma adesso assume dei contorni diversi. Luigi Di Maio conosce alla perfezione il Movimento e sa che sostituirlo sarà difficile.

Tra le tante soluzioni alle quali si sta lavorando c’è quella di una specie di direttorio che lavori collegialmente sul versante della gestione politica del Movimento. Ipotesi per la verità molto azzardata, considerando che ognuno viaggia per conto proprio.

In tutto questo sono molti diversi pure gli atteggiamenti delle due figure chiave. Beppe Grillo si sta disinteressando di quello che succede nel Movimento. Probabilmente è anche molto deluso. Mentre Davide Casaleggio, pur restando dietro le quinte, sembra molto in sintonia con Luigi Di Maio. E’ proprio Di Maio il favorito a succedere a sé stesso.

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