Ciociaria, l’allergia dei Partiti all’analisi del voto

Nessun partito trae più le conclusioni dalle vittorie o dalle sconfitte. Basta vedere quello che è successo a Sora e Alatri. Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia non si pongono neppure il problema, mentre il Pd evita accuratamente di sviluppare un dibattito. Classi dirigenti timorose.

Nessuno fa più analisi del voto sul serio. Non della sconfitta ma neppure della vittoria. Come dimostrano le vicende di Sora e Alatri. A Sora ha stavinto Luca Di Stefano, con una coalizione civica nella quale però il Pd ha un ruolo fondamentale. Eugenia Tersigni, nonostante un ottimo risultato, non ce l’ha fatta. Perché allora non provare a capire cosa è mancato per effettuare lo scatto definitivo?

Quelli che non fanno le analisi

Il vice presidente Luigi Vacana

Magari poteva iniziare una riflessione il vicepresidente della Provincia Luigi Vacana, sempre abile comunque ogni volta che c’è un’elezione. Per non parlare di un centrodestra uscito a pezzi. Con una divisione lacerante tra Lega e Fratelli d’Italia, con un ruolo marginale di Forza Italia e di Cambiamo. Mentre l’Udc di Angelo D’Ovidio ha fatto un figurone, mettendo comunque a disposizione della coalizione un candidato sindaco di tutto rispetto come Federico Altobelli. Ma niente, la coalizione non ci pensa proprio a fare autocritica.

Mentre ad Alatri, dove il centrodestra ha stravinto, magari si poteva festeggiare tutti insieme. Anche per dare un segnale. Invece no. L’elemento più importante rimane quello di contarsi e di contare assessori e consiglieri. Il senso della coalizione è smarrito da tempo.

Il Pd potrebbe dal canto suo provare a riflettere sul fatto che a Sora, senza simboli, il risultato è arrivato. Magari per merito delle alleanze. Ma certamente i Democrat non potranno non riflettere sulla debacle di Alatri. Pur mettendo sul tavolo ogni tipo di considerazione. Invece non succede niente.

Vietato riflettere

Ognuno va avanti senza mai avviare una riflessione. Un atteggiamento che denota le difficoltà di un confronto da parte della classe dirigente dei partiti. Anche se poi in realtà sono tutti  blindatissimi: da Nicola Ottaviani (Lega) a Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia), da Claudio Fazzone (Forza Italia) a Luca Fantini (Pd). Nessuno prende l’iniziativa.

Si va avanti come se vittorie e sconfitte non ci fossero mai state. In un eterno presente.

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