Cirinnà rompe gli indugi: “Mi candido a sindaca”

Con una sola mossa l’esponente del Pd mette il partito spalle al muro (“Aspetta un big che non arriva”) e spiazza i Cinque Stelle che continuano a fare le barricate contro il partito di Zingaretti. Quel filo di riannodare che porta all’esperienza di Ignazio Marino.

«A Roma il Pd aspetta un big che non arriva. Mi candido a fare la sindaca»: lo annuncia, in un’intervista a La Repubblica, la senatrice Pd, Monica Cirinnà. Che dice: «Io non cerco poltrone né uno stipendio. Trovo anzi pericolosa la spasmodica caccia fatta nelle segrete stanze al candidato magico. Che qualcuno chiama di prima fascia, ritenendo possa essere l’unto dal Signore. Sono una donna libera e come tale intendo correre alle Primarie, se ci saranno. Per mettere al servizio di Roma 20 anni trascorsi in consiglio comunale e 7 in Senato». (Leggi qui Per il Campidoglio rispunta la Cirinnà. E il centrodestra è in alto mare).

E aggiunge: «Siccome stanno tutti fermi, dicono fino alle Regionali. Ma poi verranno i giorni per attutire i colpi e i contraccolpi, poi quelli della riflessione. Infine chissà che altro, io venerdì parto per un giro d’ascolto della città».

Monica Cirinnà in Senato

Quanto ai possibili candidati eccellenti, Cirinnà spiega: «Tutte persone eccellenti, che stanno facendo lavori enormi, in Europa, e ai quali possiamo dire solo grazie. Ma il messaggio che si manda è devastante. Perché se poi non trovi il candidato di prima fascia e devi fare le primarie, vuol dire che quelli che si cimentano sono brocchi, seconde scelte. Non esattamente il viatico migliore per riconquistare Roma».

Parole d’ordine della campagna elettorale? «Tre grandi temi. Manutenzione e rigenerazione. Lavoro e sviluppo. Visione e futuro, mortificati dal M5S che ha spento Roma, cancellandola da tutti gli eventi internazionali. A cominciare dalle Olimpiadi».

Quel Pd che sconfessa il M5S

Monica Cirinnà ha rotto gli indugi, ma anche l’incanto. La candidatura a sindaco di un “gigante” come David Sassoli rischia di arrivare fuori tempo massimo, Enrico Letta ha rifiutato, Roberto Gualtieri non dà segnali. E il Pd non può attendere, perché Virginia Raggi si è già ricandidata.

Alle comunali di Roma si giocherà una partita politica enorme. C’è una parte del Pd, che la Cirinnà rappresenta, che vuole prendere le distanze dai Cinque Stelle. Che non ce la fa più ad essere subalterna ad un Movimento che in Puglia, Marche e Toscana rischia di far perdere tre Regioni chiave.

IGNAZIO MARINO Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Un Movimento che fa barricate sul Mes, che non concede nulla. Poi c’è Roma da amministrare, perché il mandato di Virginia Raggi è sotto gli occhi di tutti. Ma c’è soprattutto un filo da riannodare. Quel filo spezzato quando Matteo Renzi, allora segretario del Pd, diede il via libera alla sfiducia nei confronti di Ignazio Marino.

Una ferita profonda, che il Pd ha come rimosso. E che invece va guarita. Può darsi che alla fine qualche big possa ripensarci, ma Monica Cirinnà ha occupato uno spazio vuoto che poteva risucchiare i Democrat.

Ora si vedrà chi ci sta davvero.

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