Cisl, il sondaggio sul Covid per i lavoratori disabili

Sondaggio di Cisl Lazio sulle condizioni di vita e di lavoro delle persone con disabilità ai tempi della pandemia: Coppotelli tira le somme e disegna le strategie del futuro.

Piero Cima-Sognai
Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Trenta domande per avere un quadro della disabilità ai tempi del Covid. Domande importanti perché poste a persone in grado di recepire con particolare attenzione cosa migliori la qualità della vita e del lavoro. O cosa per esse costituisca pregiudizio.

Quelle domande le ha fatte la Cisl del Lazio ad un campione di persone con disabilità. Gliele ha poste nel periodo di recrudescenza del Covid che ha preceduto lo stop natalizio del 2020.

E i risultati sono chiari. Vanno di pari passo con le istanze di una società che ha fame di servizi e tecnologia. E che non vuole perdere di vista il tratto umano delle sue interazioni. I risultati di questa ricerca sulle condizioni di vita e di lavoro delle persone con disabilità ai tempi della pandemia danno la cifra delle cose fatte e di quelle fa farsi meglio.

Coppotelli tira le somme

Sono risultati che ha illustrato Enrico Coppotelli, segretario Generale di Cisl Lazio. Lo ha fatto con un plafond di esperti e addetti ai lavori che hanno tirato le somme con lui.

Enrico Coppotelli. Foto Livio Anticoli / Imagoeconomica

Alla presentazione del sondaggio hanno partecipato Andrea Cuccello, Segretario Confederale CISL, lo psicologo Ermanno Laganà, la ricercatrice INAPP Daniela Pavoncello. Alla tavola rotonda per la presentazione della ricerca, moderata da Silvia Stefanovichj (Responsabile Disabilità CISL) hanno partecipato il presidente FAND Lazio Claudio Cola con l’assessore regionale al Lavoro Claudio Di Berardino ed il Direttore Regionale INAIL Lazio Domenico Princigalli. E poi Daniele Stavolo, Presidente FISH Lazio e Guido Stratta, Vice Presidente Unindustria Lazio. Le conclusioni sono state affidate ad Andrea Cuccello, Segretario Confederale CISL

Lo studio si è svolto nel periodo dal 5 ottobre al 6 novembre, si è concluso a gennaio. E Coppotelli spiega che «Abbiamo posto alle persone con disabilità una serie di domande sulle informazioni anagrafiche, sul vissuto personale e sulla situazione lavorativa. Lo spaccato emerso dalle domande ci trascina in un mondo. Mondo dove l’utilizzo della tecnologia, i servizi di assistenza ben fatti, il funzionamento corretto dei mezzi di trasporto può fare la differenza. E può farla rendendo la vita di queste persone qualitativamente migliore».

Non è un caso che alcune delle domande riguardassero proprio la qualità della vita, l’assistenza. Inoltre quali livelli di stress e disagio si sono determinati a causa della mancanza di servizi.

(Foto: Sergio Oliverio / Imagoeconomica)

In totale sono state poste 30 domande. Il campione di intervistati «rappresenta Roma al 50%. Il resto si divide al 28,6% per la provincia di Roma ed il 22,2% in altri comuni presso i quali abbiamo raggiunto i nostri collaboratori».

Il futuro che preoccupa la Cisl

Il tema cardine è quello del futuro, di come sarà e di come lo ha disegnato l’arrivo della pandemia. E le relazioni umane hanno avuto un peso importantissimo nella concezione di questo domani. (Leggi qui I nuovi orizzonti della Cisl, con le persone al centro).

«Le risposte date – continua Coppotelli – ci rivelano come più del 74% delle persone con disabilità che lavorano sono molto preoccupate del proprio futuro. Il 47% ha sofferto nel periodo emergenziale soprattutto per la mancanza di relazioni».

Ma come hanno affrontato nel concreto i lavoratori disabili le incognite di una lunga stagione di privazioni anche economiche? Sul fronte dei sostegni dati dai datori di lavoro ai propri dipendenti disabili, risulta che un 13,3% non ha fornito nessun sostegno. Invece l’1,7% ha fatto ricorso alla cassa integrazione, il 3,3% alla FIS alternata. Poi il 5% ai permessi, l’8,3% alla flessibilità oraria, il 28,3% al telelavoro e il 40% ha fatto ricorso allo smartworking.

In tema di condizioni lavorative e rapporti interpersonali il quadro così fosco non è, almeno stando ai numeri. «Sulla condizione di lavoro durante l’emergenza Covid ha aggiunto Coppotelli – il 49,2% la ritiene completamente adeguata. Mentre un 40% la riconosce come parzialmente adeguata. Solo l’11,9% formula un parere totalmente negativo. Sul fronte dei rapporti tra colleghi ben il 60,7% dei soggetti segna che i rapporti interpersonali si svolgono come al solito. Anzi, quasi il 18% dichiara “una maggiore capacità collaborativa con i colleghi”. Molto bassa la percentuale di chi li dichiara inesistenti. Solo il 5,4 per cento».

Rapporti interpersonali cruciali (Foto: Alberto Lo Bianco / Imagoeconomica)

Strumenti ok, ma si può far meglio

Risposta quasi unanime, invece, per quanto riguarda la strumentazione necessaria a svolgere il proprio lavoro. Circa il 90% ha affermato di aver avuto tutto il necessario per lavorare.

Ma è possibile apportare miglioramenti per il futuro? A questa domanda si è risposto in maniera variegata. Per il 29,3% è necessario un uso maggiore delle tecnologie di assistenza.

Segue il potenziamento degli strumenti di lavoro con il 24,4%. Rafforzato anche dal risultato dell’ergonomia con il 17,1%.

Ritorna il tema della flessibilità degli orari con le pause che ottengono quasi il 20%. Infine il 9,8% è convinto che un miglioramento delle condizioni per il trasporto o mobilità potrebbero incidere positivamente sulle condizioni di lavoro».

Cuccello (Cisl): battere la sofferenza

Andrea Cuccello

Il Segretario Confederale della CISL Nazionale Andrea Cuccello ha tirato le somme, e lo ha fatto all’insegna del valore assoluto del sondaggio. Per dare indicazioni concrete e per fissare una line di demarcazione netta. Linea fra la necessità dello smart working e la assoluta importanza dei rapporti umani diretti. Lo dicono i dati.

«Dati che mettono in evidenza come uno dei maggiori problemi riguardi la realizzazione dei rapporti interpersonali. Un tema che interessa tutti ma a maggior ragione la disabilità. Questo perché lo smart working che abbiamo vissuto da marzo in poi non è lo strumento che avevamo normato, contrattato e progettato nel corso del tempo. Insomma i numeri di oggi ci fanno vedere quante persone sono in sofferenza. Ed è per questo che la Cisl vuole esserci, per modernizzare il paese e portarci fuori da una condizione storica insostenibile».