Il nuovo Lazio come lo vede Cisl: con le persone al centro

Un webinar per disegnare il mondo del lavoro dopo la tempesta Covid. E per usare il Fondo Nuove Competenze mettendo al centro il capitale umano. Perché la pandemia ha solo accelerato quello che stava cambiando già da prima.

Piero Cima-Sognai
Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Le skill per rilanciare il lavoro dopo la tempesta Covid. Competenze ed eccellenze che hanno bisogno di regole precise per passare dal libro dei sogni alla polpa dei protocolli, studiati, attuati. E messi a servizio di un nuovo modello: etico, lavorativo ed economico. Con la formazione che diventa strumento di protezione dei lavoratori dal rischio della disoccupazione. Ed anche volano delle imprese con cui affrontare adeguatamente le sfide dei mercati. Perché nel Lazio come in tutto il Paese la chiave di volta non è più l’agnosticismo freddo della produzione, ma il capitale umano che ad essa soprassiede. Il rischio è troppo alto, ed è rischio che traina verso il baratro della povertà. Sacerdote nero di queste povertà è lo spettro dei licenziamenti. Non ha dubbi su questo punto la Cisl del Lazio.

Luigi Sbarra, Segretario Generale Aggiunto della Cisl

E il Fondo Nuove Competenze diventa la sola alternativa possibile, alternativa che porta con sé una visione nuova. Come? Aggiornando, riqualificando, formando e puntando sulla contrattazione. Un webinar sul tema era necessario e ci ha pensato la Cisl regionale. Per fare il punto con chi sta sul pezzo. E per scrivere una pagina che non fosse solo di enunciazione di intenti, ma di studio di strategie concrete. Un piano ben riuscito per un campo di battaglia che la pandemia non ha generato, ma solo reso più impellente. E il webinar che si è tenuto stamane su “Il capitale umano nel fondo nuove competenze” ha dato la cifra esatta di queste necessità empiriche.

Chi c’era e chi no

Lo ha moderato Roberto Amen, storico giornalista Rai. Non poteva essere altrimenti, con un gruppo di relatori ciascuno dei quali è messo a guardia degli snodi cruciali, della polpa della faccenda: Enrico Coppotelli, Segretario Generale della Cisl Lazio, per la relazione introduttiva. Poi Luigi Sbarra, Segretario Generale Aggiunto della Cisl, per le conclusioni. In mezzo due mastermind della Piasana: gli assessori regionali Claudio Di Berardino e Paolo Orneli. E ancora Francesco Borgomeo, presidente del gruppo Saxa Gres e Stefano Mastrovincenzo, presidente Ial nazionale. Poi la docente della Pontificia Università Antonianum Patrizia Cinti e Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma.

Mondo dei sindacati, governo territoriale, impresa, cultura, innovazione sul lavoro e commercio. Tutto ciò che serve per «gettare le basi di un nuovo modello economico, anche in Ciociaria». Parole di Enrico Capuano, segretario generale Cisl Frosinone. E per cogliere un’opportunità che sarà anche nata dal buio del Covid, ma che conduce dritta dritta alla luce dei nuovi cammini. Cammini in cui civiltà e progresso finalmente si incontrano e diventano un tutt’uno.

Coppotelli: Darwin aveva ragione

Enrico Coppotelli

Il segretario ha evidenziato le potenzialità nuovo strumento. Lo ha fatto snocciolando i dati del Fondo, con 730 milioni euro per 2020/21. Per Coppotelli il dato di partenza è la mancanza di contratti stabili e di qualità. Ergo non si puo’ più rinviare. Servono perciò strumenti «per superare la crisi e per attuare la transizione. E per supportare imprese e lavoratori nel processo europeo. Parliamo di una transizione verde e digitale inclusa nei protocolli del Next Generation».

Il fondo come sostegno dunque. E la formazione come «strumento di protezione dei lavoratori dalla disoccupazione e per affrontare le sfide dei mercati». La preoccupazione è di uno «scivolamento verso il basso». In pratica dopo Covid chi prima viveva dignitosamente ora rischia di essere povero.

Poi Coppotelli ha messo il dito nella piaga. «Sono anni che si taglia e non si investe e gli anelli più deboli rischiano di spezzarsi. Da questo punto di vista la contrattazione è come una luce nel buio economico». Ma servono step precisi. Step come una graduale ripresa delle attività. Poi accordi sindacali con effetti immediati. E soprattutto una rimodulazione dell’orario di lavoro. Per cosa? Per «destinarlo alla formazione». Perché secondo il Segretario Generale Cisl del Lazio si va avanti solo grazie agli accordi. E con «nuove o maggiori competenze su tecnologia e servizi».

Cisl, l’importanza del Fondo

Una fase della riunione via web

Da questo punto di vista Coppotelli vede nel fondo anche Fondo il frutto di ciò che il sindacato saprà proporre e su cui saprà vigilare. Poi l’affondo: E’ una misura non perfetta, ci sono vincoli riduttivi in tema di formazione. Quali? «La sottoscrizione accordi entro e non oltre il 31 dicembre, poi il limite di massimo 250 ore per la durata della formazione». E lo scenario descritto dal segretario è quello di un Lazio post bellico. Scenario in cui non varranno più solo gli strumenti difensivi, ma protocolli attivi.

Questo «perché Covid ha accelerato processi già in divenire. Quindi va combattuto l’analfabetismo digitale e le imprese hanno l’obbligo di crescere. La rivoluzione sarà totale, non solo in merito allo smart working. E chi non si adegua è fuori: le imprese e chi ci lavora. Purtroppo Darwin con la sua teoria dell’evoluzione aveva ragione».

Formazione non più come lusso e parole chiave. Parole come decarbonizzazione, 4.0, amministrazione digitale, social divide. Poi upskilling e reskilling. Perché Coppotelli ha un sogno e lo ha detto: vedere di nuovo l’Uomo Vitruviano del Rinascimento prendere in mano il suo destino. (Leggi qui Covid-19, riconvertire, formare, finanziare: La ricetta per ripartire di Coppotelli).

Orneli: il Politecnico del Lazio

Paolo Orneli

Paolo Orneli ha parlato di un nuovo modello sviluppo e ha chiarito la parte che farà la Pisana. Una nuova programmazione con il capitaleumano al centro. Come? Con il Fesr- Europa 2020. E novità.

«Un miliardo e 300 milioni. Di esso il 55% andrà a servizio di un’Europa più intelligente. In ricerca, innovazione, tecnologia e industria. A gennaio terremo gli Stati generali per la revisione della Smart Specializzation Strategy. Andremo a riperimetrare i settori standard con due settori in più. Sono l’automotive, che deve tornare ad essere asset strategico e l’economia del mare. Puntiamo poi ad un Politecnico di Roma e del Lazio. Innovazione e tecnologia non sono valori neutri purché abbiano persona al centro».

Borgomeo: abbattere i costi

Francesco Borgomeo la sua ricetta la propone da tempo. La propone e la migliora ogni giorno. «Covid ha dimostrato due cose: che non è una livella, perché c’è chi per esso soffre e chi grazie ad esso si sta arricchendo. E che crea disuguaglianze, innescando una frattura della coesione sociale». Il segreto perciò è intervenire «al di là delle vie individuali con cui ci si interfaccia con la burocrazia. Io ho rilevato tre grandi aziende in agonia e le ho riconvertite attingendo alla Circular Economy. Digital ed economia circolare sono la soluzione. Il modello industriale occidentale è in declino: si delocalizza perché si crede che l’Italia non ci sia più competitiva».

Francesco Borgomeo

«La Circular Economy invece dice che l’Italia è competitiva. Lo è perché comprime i costi e li rende sostenibili per la multinazionale. Il costo vero invece è il lavoro. Ci si sposta in paesi dove costo del lavoro, diritti e costi ambientali europei sono bassi. L’ecnomia circolare puo’ invece comprimere costi e lasciare lavoro com’è. Però le imprese devono trovare un costo dell’energia più basso».

«Se invece l’energia è prodotta dalla termovalorizzazione o dalla bio digestione allora i costi scendono e le mafie stanno alla larga. Le multinazionali poi trovano maestranze di grandissima qualità e restano in Italia. Sarà l’energia circolare a permettere ad automotive e farmaceutico a restare dove sono. Se io riesco a far si che un ceramista continui a fare il ceramista e non vada a fare il magazziniere allora il capitale umano sarà salvo».

Le 7 pillole di Di Berardino per Cisl

L’assessore regionale al Lavoro Claudio Di Berardino © Rocco Pettini / Imagoeconomica

Claudio Di Berardino ha enunciato alla webinar organizzata dalla Cisl i sette step da mettere in atto. Le ha chiamate Sette pillole. Ed ha sottolineato come l’impostazione data da Nicola Zingaretti ai rapporti orizzontali fra gli assessorati sia dando buoni frutti.

La prima ha cinque target: giovani, donne, disabili, disoccupati e percettori di ammortizzatori sociali. Poi un Patto formativo sulle nuove esigenze di mercato. Poi Invest Lazio. E ancora Agenzia Spazio Lavoro, per «riorganizzare Centri Impiego in senso dinamico». Fondo nuove competenze e infine il tema delle risorse.

Cinti: formazione insufficiente

Le dolenti note le ha enunciate la professoressa Cinti. Di fronte al pubblico della webinar Cisl «La formazione non è vista ancora come opportunità. E’ frammentata, non strategica. Va superato in tema di discipline il distinguo fra tecniche e trasversali. Lo sviluppo del territori passa attraverso la riqualificazione del capitale umano. Ma in tema di laureati tutte regioni, Lazio incluso, sono sotto media europea. Tra 25 e 64 anni solo il 19% è laureato. In Europa il 37%. I diplomati italiani sono il 48%, chi non ha nemmeno il diploma il 24%».

E ancora: «Nella formazione siamo al terzultimo posto. Solo il 7,3% fa formazione, ergo non è continua. L’Europa pone il tetto del 15%».

Tagliavanti: Covid ci ha messo le ali

LORENZO TAGLIAVANTI. FOTO © LIVIO ANTICOLI / IMAGOECONOMICA

Lorenzo Tagliavanti ha affondato toccato note dolentissime ma con speranza finale.

Per lui «In Italia non esiste un sistema formativo per il lavoro. Non c’è rapporto della formazione con il mondo del lavoro, se non rare eccezioni. La Germania stanzia 5 miliardi l’anno per la formazione scuola-lavoro. In Italia il governo ha investito le CCIAA ma ha dato una dotazione nazionale di 200 milioni. I lavoratori sono impreparati soprattutto sulle competenze digitali».

«La cattiva notizia è che quelle competenze neanche le imprese ce l’hanno. Sul digitale Covid è stato però come un acceleratore. Da terz’ultima l’Italia ha scalato 5 posizioni, ora è a 4 posizioni dalla Francia».

Mastrovincenzo e Sbarra: la chiosa

Stefano Mastrovincenzo ha parlato di una «filiera professionalizzante non efficace, con offerte regionali disarticolate. Gli istituti tecnici superiori preparano giovani formati ma solo lo 0,7% ci arriva, in Germania ci arriva il 20%. Serve quindi una visione diversa, anche per contenere la dispersione scolastica. Il rischio è quello delle disuguaglianze che poi la pandemia incrementa».

La chiosa è toccata al Segretario generale aggiunto Cisl Luigi Sbarra. «Dobbiamo rivendicare e sostenere una stagione nuova, con la persona nel mercato del lavoro. Il dovere di politica, istituzioni e forze sociali deve essere quello di saper leggere questo cambiamento. Dovremo intervenire su quattro grandi temi: progetti per accesso equo alle nuove tecnologie. Nuovi strumenti di tutela. Contrasto alla disgregazione fra lavoro qualificato e lavoro povero. Rafforzamento dell’intera filiera delle formazione».