Abbiamo scherzato: Capitale della Cultura? Ripassi nel 2033

Domenico Malatesta

Conte della Selvotta

 

di Domenico Malatesta
Conte della Selvotta

 

 

Il messo è arrivato sudato e sporco di fango direttamente da Strasburgo. Senza soste. E’ sceso da cavallo solo quando ha visto di fronte a sé le linee dell’architettura essenzialista che racchiudono gli uffici del municipio di Cassino. Trafelato, ha chiesto ai vigili urbani: «La stanza del signor sindaco?»

Una volta giunto al cospetto del Primo Cittadino della città martire, dopo essersi profuso in un inchino, il messo ha porto un plico dicendo: «Monseur, deve esserci un’errore: ci avete scritto con 7 anni di anticipo».

Carlo Maria D’Alessandro ha aperto la missiva e strabuzzato gli occhi. Gli hanno rispedito indietro la sua candidatura di Cassino a città della Cultura 2024, cioè nell’ottantesimo anniversario del bombardamento e della distruzione.

«Impossibile, me lo aveva detto ventiquattr’ore prima l’assessore regionale alla Cultura» ha replicato incredulo Carlo Maria. La candidatura, infatti, è nata così. Pare si siano inanellati una serie di fraintendimenti a catena.

Tutto inizia il venerdì: a Roma l’assessore regionale Lidia Ravera partecipa ad un evento. E’ presente anche Carlo Maria D’Alessandro. Al quale lei dice pubblicamente «La vostra città è così ricca di storia e tradizione che meriterebbe di diventare Capitale Europea della Cultura». Primo equivoco: quello dell’assessore era un complimento e non un suggerimento. Ma nella mente dell’ingegnere passato dal catasto al Municipio si accende subito la lampadina.

Rientrato a Cassino dispone che venga consultato il regolamento. Si scopre così che fino al 2019 è tutto organizzato. C’è però la possibilità di presentarsi per il futuro. Secondo equivoco: gli uffici stanno consultando la Decisione n. 1622/2006/CE. E’ quella che ha consentito a Matera di diventare Capitale per il 2019. Secondo equivoco. Quella decisione è scaduta. L’ha sostituita la 445/2014/UE con cui si pianifica la definizione della «Capitali europee della cultura» per gli anni dal 2020 al 2033 e si abroga la precedente normativa. Nessuno se ne accorge.

Il terzo equivoco è da commedia dell’arte. Consultando la documentazione on line, risulta il calendario in base al quale gli Stati Membri dell’Ue potranno avere una loro città capitale culturale. Sono due per anno. Ogni tre anni c’è la possibilità di una terza candidatura. E’ il caso del 2024. Tocca ad una città dell’Austria e ad una dell’Estonia più una terza da definire. Qui viene il bello: chi può candidarsi? “Una città di uno uno Stato candidato o potenziale candidato“.

A Cassino hanno detto: è fatta. Ci candidiamo noi. Con la storia che abbiamo, l’ottantesimo anniversario, Montecassino e l’Università tirate dentro, il gioco può iniziare.

Allora perché il valletto è tornato trafelato a restituire la lettera? Perché la Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea 132/1 del 3 maggio 2014, nel momento in cui si riferisce ad “Una città di uno uno Stato candidato o potenziale candidato” non si riferisce a chi vuole diventare Capitale della Cultura. Ma si riferisce alla possibilità di candidare una città di un Paese in fase di pre adesione alla Ue oppure un Paese non Ue ma comunque dell’area Euro.

«Azz… e mo’?» esclamò il sindaco.

Nel frattempo quei diavoli de L’Inchiesta ed il solito Domenico Tortolano de Il Messaggero piombano sulla notizia. Nel giro di pochi minuti hanno finanche il nome del messo da Strasburgo, il nome del cavallo con cui ha attraversato le Ardenne e valicato le Alpi, finanche la dimensione dei ferri che calza agli zoccoli. Il direttore Stefano Di Scanno a costo di smontare la pagina con lo scalpello riesce a mettere la notizia.

Intanto, nelle stanze intorno a quella di Carlo Maria, in silenzio, hanno ripreso a respirare. «Ma tu te l’immagini se Fritz da Strasburgo fosse venuto a dirci: bene ragazzi, la domanda va avanti. Che ci mettiamo dentro questa istanza per diventare capitale europea della cultura?»

Da sabato scorso infatti una parte dello staff viveva nel terrore. C’era stato un primo brainstorming nel quale lanciare qualche idea da mettere al centro della Capitale della Cultura. Mica ci puoi mettere solo Montecassino. «Possiamo mettere il cammino storico sui luoghi della battaglia di Montecassino» ha azzardato uno. Lo hanno zittito subito ricordandogli «L’hanno affittata all’Albaneta Company, non la nominare nemmeno altrimenti torna l’ambasciatore polacco e apre un nuovo incidente diplomatico».

Un altro ha proposto: «Abbiamo la Rocca Janula e tutto il parco della pace: è ristrutturata da poco, può essere una tappa...». Si è ritrovato un calamaio in faccia: «Zitto, l’ha fatto Petrarcone e nemmeno lo devi nominare, sta chiuso apposta».

Qualcuno ha avanzato allora l’usato sicuro: «Avremmo l’Historiale…». Urla a non finire: «Ma che non lo sai che c’è un progetto da un milione di euro appena approvato a Danilo Grossi, l’assessore di Petrarcone, che l’ha continuato a portare avanti anche se non è più in giunta?»

A salvare tutti è arrivato Fritz da Strasburgo in sella al suo destriero. Non se ne fa niente, signori. «Che cu.., gli hanno risposto in coro». Ma non si può scrivere.

Foto: copyright Michele Di Lonardo, per gentile concessione dell’autore

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