Civitas Mariae, pronta la delibera di revoca: il vescovo ottiene una proroga

FOTO © MICHELE DI LONARDO

Pronta la delibera di revoca dell'iter per la dichiarazione di Cassino 'Civitas Mariae'. Troppe polemiche. Poi una lunga telefonata tra il sindaco ed il vescovo. Antonazzo ottiene qualche giorno in più. Nei quali Enzo Salera mediterà ancora. Ma intanto, niente Consiglio.

Una lunga telefonata. Ad un capo del telefono Gerardo Antonazzo, vescovo diocesano di Sora – Cassino – Aquino e Pontecorvo. All’altro capo del filo Enzo Salera, sindaco di Cassino. A fare da sottofondo a quella conversazione è stato il ticchettio compulsivo sulla tastiera del computer, generato dal dirigente che stava abbozzando la delibera. Quella con cui dire che se ne fa nulla: il Comune non vuole essere tirato in ballo nella disputa tra Abbazia e Diocesi. Non su una questione di Santi, meno ancora su una sfida che metta di fronte San Benedetto e la Madonna dell’Assunta.

Quella delibera è stata avviata questa mattina. E proprio nel momento in cui veniva definita è squillato il telefono. Il vescovo ed il sindaco si sono confrontati. Enzo Salera, con ogni garbo possibile ha detto “Eccellenza, non mi sarei mai immaginato di far ritrovare il Comune al centro di una simile polemica: ero stato chiaro dal primo momento, ve lo avevo chiesto se si trattava di un’operazione che creava problemi con Montecassino”.

Si ingrana la retromarcia

IL VESCOVO GERARDO ANTONAZZO CON L’ABATE DONATO OGLIARI. FOTO © MICHELE DI LONARDO

Il sindaco ha deciso di ingranare la retromarcia.  E non dare seguito alla delibera adottata dalla sua giunta l’otto luglio scorso. Con quella delibera si accoglieva la petizione inviata dai parroci della città: chiedevano al Comune di dichiarare Cassino Civitas Mariae, cioè città devota alla Madonna.

L’indomani mattina, al termine della messa penitenziale dedicata proprio all’Assunta il sindaco ha annunciato l’adozione di quel provvedimento. Che per essere perfezionato però doveva essere ratificato dal Consiglio Comunale.

È lì che si è aperta la spaccatura. nella città, tra i fedeli, nell’amministrazione.

Al di là delle legittime posizioni di ciascuno, ad alimentare i sospetti è stato proprio l’iter. Perché coinvolgere il Comune? Perché far arrivare la delibera al vescovo solo dopo averla approvata, lasciando a Gerardo Antonazzo la possibilità di dire che ne sapeva nulla ed era una volontà del Comune? Soprattutto: perché nello stesso periodo viene ricordato al padre abate dom Donato Ogliari il divieto di celebrare Messa al di fuori di Montecassino? Perché la Diocesi non ha provveduto come meglio credeva, senza coinvolgere il Comune?

Questo, più le divisioni tra sostenitori di Montecassino e quelli del culto mariano, hanno convinto il sindaco a far scrivere la delibera di revoca.

Si decide martedì

L’ASSESSORE LUIGI MACCARO, TRA I PIU’ FERMI SOSTENITORI DEL RUOLO NEUTRALE DEL COMUNE

Poichè le vie del Signore sono misteriose ed infinite, prima ancora che la delibera di revoca dell’atto approvato l’otto luglio fosse finita di scrivere, il telefono di Enzo Salera ha squillato.

Monsignor Gerardo Antonazzo ha ribadito che non si tratta di un atto ostile nei confronti dell’abbazia. Che le accuse di voler ridimensionare un’abbazia tanto grande da mettere in ombra anche il suo vescovo, sono solo cattiverie di chi vuole seminare zizzania. Ha ribadito che anche Monopoli e Matera hanno seguito lo stesso percorso amministrativo.

Enzo Salera ha fatto stampare la delibera e l’ha fatta chiudere in un cassetto. In accordo con il vescovo si è preso altri giorni di riflessione. Si decide martedì. Nel frattempo però ha fatto sapere che fino a settembre non ci saranno Consigli Comunali nei quali discutere eventualmente la cosa.

Quindi, salta la cerimonia simbolica di consegna delle chiavi della città alla statua che raffigura l’Assunta.

O meglio: se la Chiesa vuole farlo è libera di procedere. Ma non sarà il sindaco con la fascia a consegnare quelle chiavi. perché, come ha detto ieri il sindaco: “A Cesare ciò che è di Cesare…”. (leggi qui Lite sui Santi: il sindaco prepara la retromarcia. «Se divide, a Cesare ciò che è di Cesare»).

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