Clima ed energie in Europa, Francesco Scalia apre un nuovo fronte. Nero su bianco

FRANCESCO SCALIA. FOTO © RAFFAELE VERDERESE / IMAGOECONOMICA

L'ex presidente della Provincia e senatore è coautore di un libro che affronta un tema cruciale: quello delle politiche green europee del prossimo decennio. E delle leggi che daranno loro la rotta.

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Dove andranno a parare le politiche ambientali europee dopo la crisi Covid? La domanda è di quelle delle cento pistole, ma esige risposte chiare. Risposte che ha dato anche lui sul fronte forse più delicato del tema: quello giuridico. La spada di Damocle ha molte punte. Si va dalle emisisoni di carbonio alla rilocalizzazione che frena gli obiettivi green di un’Europa che ha un dovere. Quello di vivere il dopo Covid come un’occasione per fare chiarezza. E fare pulizia.

Francesco Scalia mette la sua esperienza sul binario delle pubblicazioni di nicchia. Lo fa formando come coautore il libro su “Politiche e strumenti per gli obiettivi clima-energia al 2030”. Un testo le cui conclusioni sono stare trattate in un webinar promosso dall’AIEE, Associazione Italiana Economisti dell’Energia.

I temi: costi ambientali e regole

Fabbrica stabilimento factory circular economy Foto © Recondoil

Approccio complementare, angolazioni differenti e fine unico ed univoco. Quello di dare risposte ai diversi quesiti che le politiche ambientali pongono dopo il tracollo economico innescato da Covid.

A Scalia è toccato il tema più nelle sue corde. Vale a dire quello di approfondimento sugli aspetti giuridici e la compatibilità con le regole del WTO di una carbon border adjustment. Questo per compensare i costi ambientali, oggi addossati unicamente ai produttori in Europa.

Un contributo, quello di Scalia,  di grande interesse e utilità. Anche in considerazione del fatto che quella affrontata nel libro è attualmente una delle tematiche più vivacemente dibattute in ambito europeo.

Dalla politica delle decisioni alla decisione di dare risposte

FRANCESCO SCALIA. FOTO © PAOLO CERRONI / IMAGOECONOMICA

È la conferma che il territorio della Provincia di Frosinone puo’ contare ancora su professionalità altissime. Personalità capaci di esprimersi su temi di nicchia e di respiro internazionale.

Dal canto suo lui, Scalia, non vuole far più politica. Insegna e approfondisce. Esercita, come ha sempre fatto, la sua professione forense.

Lo fa con la competenza di chi è abituato ai rovelli delle cause amministrative al Tar. Lo fa anche con il profilo elegantemente basso di chi si schernisce quando emerge un dato oggettivo. Che cioè su molti testi di diritto amministrativo redatti da luminari della materia non mancano i riferimenti al suo nome e alla attività.

Le lotte che furono, le battaglie che verranno

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Una carriera politica, quella di Scalia, avviata da giovane. Dove? In quella DC che oggi gode del cauto ma fermo revisionismo di un Paese politicamente più misero. Sindaco della sua città, Ferentino, poi Presidente della Provincia, poi assessore regionale al Personale e Demanio. E ancora presidente di commissione regionale e senatore. A Palazzo Madama non da spettatore: Commissione Industria con il ruolo di Segretario di Presidenza.

Ma soprattutto portatore sano di idee che in provincia di Frosinone hanno precorso i tempi su temi chiave. Parliamo di mobilità, Tav, scuole ed aeroporto. (leggi qui Francesco Scalia, quello che 20 anni fa realizzava i sogni di oggi. E oggi non sogna più).

Un carriera che lo ha visto sempre protagonista. Oggi che di aeroporto si riparla. Oggi che si evidenzia quanto si è fatto in Provincia nel doppio mandato. Un mandato che vide Scalia protagonista da Presidente. Oppure quando le scuole si facevano con il project financing. L’epoca cioè in cui l’ufficio europeo veniva premiato a livello nazionale e il patto territoriale germogliava anche in Ciociaria. Un’epoca insomma di decisioni più che di traccheggiamenti. Basti pensare alla superstrada Sora-Frosinone, al casello di Ferentino e perfino alle lotte a fianco dei lavoratori.

Oggi, fedele al suo mandato etico, Scalia non cerca ribalta, semplicemente fa quello che Scalia sa fare meglio da quando ha chiuso con la politica. Si dà cioè ad insegnamento e professione. Anche in barba benevola ai tanti amici che sui social gli chiedono di ripensarci. Ma lui ha scelto di pubblicare testi che aiutino l’economia a ripartire dalle regole che Covid ha messo in discussione. Regole che vanno riscritte perché Covid ha disegnato un’Europa ed un’Italia nuove.

Le ricadute economiche della pandemia

L’Europa del dopo Covid ha bisogno di nuove regole energetiche

Con lui in webinar hanno sviscerato i temi portanti del libro esperti di grana fina.

Primo fra tutti Carlo Di Primio, Presidente dell’AIEE. A lui il compito di soffermarsi sulle ricadute economiche della pandemia. Inoltre sul dibattito che si sta sviluppando sulla capacità del sistema economico ed energetico di proseguire sul tracciato degli obiettivi.

Sono obiettivi fissati dal Green deal Europeo e dal PNIEC. Poi Fabio Catino, che ha riassunto gli impegni europei in materia ambientale. Lo ha fatto evidenziando la progressiva strutturazione del binomio energia ambiente nella normazione comunitaria. Catino ha anche parlato della crescente complessità che tracima in ogni settore della vita economica dell’Unione.

E ancora Andrea Zaghi. Lui ha ripercorso e anticipato il ruolo del vettore elettrico nel consumo energetico. Questo sia in termini di produzione tradizionale che rinnovabile. Come? Analizzando le ricadute occupazionali legate al conseguimento degli obiettivi del 2030. E relazionando su come i costi energetici industriali tenderanno gradualmente a regime. In esame anche i possibili ostacoli dovuti ai procedimenti autorizzativi.

Per cosa? Per il raggiungimento degli obiettivi  di sviluppo delle fonti rinnovabili di revamping/repowering di impianti esistenti di sviluppo delle bioenergie e del mini idro.

Auto, trasporti e mobilità in Italia

Automotive
Un parco autovetture rinnovato è uno dei bisogni della nuova Italia Foto © Kelly Lacy da Pexels

Con lui Marco Falcone, che invece è partito dalla ricognizione del settore dei trasporti. Lo ha fatto descrivendo le politiche nazionali e gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia Clima (PNIEC). Ha quindi approfondito gli scenari per il raggiungimento degli obiettivi. Il modo era analizzando l’evoluzione della mobilità in Italia. Con lo scopo di suggerire una valutazione dell’impatto delle varie strategie. Tra esse spicca un ricambio generazionale del parco vetture italiano.

Non sono mancate analisi dei fenomeni economici legati alla globalizzazione dell’economia. In particolare Agime Gerbeti, presidente del Comitato Scientifico e curatrice del volume. A lei il compito di evidenziare i limiti, in un contesto di libera circolazione delle merci, di una strategia pericolosa. Quella della fiscalizzazione delle emissioni sulla frontiera europea basata sul paese di provenienza. Tema corroborato anche dall’ingegner Alessandro Ortis, già presidente dell’Autorità per l’Energia. Proprio lui ha ricordato che sia l’Autorità che l’Enea avevano studiato soluzioni analoghe a quelle proposte dalla Gerbeti.

Le norme guida per raggiungere gli obiettivi

Fabbrica stabilimento factory circular economy Foto © Recondoil

Tutto questo aveva bisogno di impalcature giuridiche, di sostentamento in punto di diritto. In buona sostanza dell’intervento di Francesco Scalia, che proprio in tema di compatibilità fra Carbon border Adjustement e regole del WTO ha relazionato.

Cosa significa? Che le politiche europee per puntare all’impatto climatico zero entro il 2050 devono sciogliere ancora molti nodi. Non ultimi di essi la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio verso paesi con normative meno severe. Un tema delicato e complesso, che presuppone una specializzazione altissima in senso normativo ampio e tecnico.

Sufficiente cioè a far capire che Francesco Scalia ha scelto definitivamente il suo nuovo modo per contribuire alla crescita del mondo.

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