E Carlo Maria va alla guerra al grido: «Asfaltiamoli!» (di M. Molisani)

La cena che ha preceduto l'oceanica apertura della campagna elettorale di Mario Abbruzzese. Il sindaco D'Alessandro che tra un bucatino ed una abbacchietto, brandisce la forchetta e grida: "Asfaltiamoli!"

Mario Molisani

L'ombra nei palazzi del potere

CARLO VA ALLA GUERRA

Carlo Tornerò snellissimo D’Alessandro (in procinto di riniziare la dieta ferrea che un anno fa gli ha fatto predere 13 kg in 4 settimane) lo ha detto a chiare lettere l’altra sera durante l’apertura della campagna elettorale del Commander in Chief Mario Abbruzzese. «Vado alla guerra!» ha tuonato davanti a tutti.

Lo aveva già annunciato in un pranzo ristretto all’Edra Palace Hotel qualche giorno fa. Quel giorno, con lui a tavola c’erano gli assessori ed i consiglieri comunali di Forza Italia, più le guest star: Beniamino Papa e Benedetto largo al factotum Leone, ormai diventato l’ombra di M.A.

 

ELMETTO, CORAZZA E SPADA

«Così come feci quando è toccato a me, anche stavolta metterò elmetto e corazza. Impugnerò la spada. Farò campagna elettorale a Mario come se fossi candidato io»: ha affermato con impeto Carlo Tornerò snellissimo D’Alessandro, dopo aver consumato un antipasto misto della casa e prima di essere interrotto dal servizio del primo piatto, una mezza collina di casarecce condite con panna, funghi e salsiccia fresca.

Già, le stesse che erano nel menù selezionato da M.A. per le mille persone della cena di Natale quando Antonio Tajani lo incoronò davanti a tutti. (Leggi qui Tajani e Giro annunciano: «Abbruzzese in Parlamento» e in sala è il caos).

Lo sanno tutti: piatto che vince non si cambia.

 

LI DOBBIAMO ASFALTARE

CMD’A è un fiume in piena «Asfaltiamoli!» dice gasato quanto una Perrier, l’iconica minerale che “non è acqua con le bollicine ma è bolle con l’acqua intorno”. Ci manca solo che preso dall’impeto, brandisca una forchetta come fosse un tridente e gridi: «Spezzeremo le reni alla Grecia!».

Ai suoi commensali attoniti argomenta «Se non lo facciamo e se il divario non sarà abissale tra Mario e Gianrico Ranaldi avremo delle ripercussioni negative sull’amministrazione».

«Sarà un preavviso di sfratto» analizza con giuridica freddezza l’avvocato e assessore all’Urbanistica Beniamino l’invisibile Papa.

Tutto ciò mentre le Winx Rossella Rossellissima Chiusaroli e Francesca Madonna Calvani ingaggiano battibecchi con tutti i commensali, proponendo ragionamenti politici al limite del surreale, tanto da far sembrare il pranzo, a tratti, una scena di teatro dell’assurdo preparata, a tavolino, da Ionesco.

 

IL SORRISO DI M.A.

M.A. annuisce e sorride. Sente che si sta creando l’atmosfera giusta. La giusta tensione che spingerà la sua squadra, che senza di lui ricorda sempre più un gruppo di uomini marcianti al grido di “Branca, branca, branca, Leone, Leone, Leone”, come nel celebre film di Mario Monicelli del 1966.

Ora è palese, lavoreranno per tutti per lui più che altro per evitare brutte figure. Deve solo lanciare l’ordine, dall’alto del suo destriero: “al mio segnale scatenate l’inferno” di Gladiatoriana memoria.

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