Coalizione, falsa partenza. Mosticone ago della bilancia

L’apertura del presidente Lecce alle opposizioni parte male. E gli altri incontri non promettono bene. La strada per far rientrare la crisi al Comune di Sora è tutta in salita. Il ritiro delle dimissioni del sindaco De Donatis sta nelle mani dei dissidenti. Mosticone ago della bilancia fa come la Sibilla cumana.

Maurizio Patrizi

Rem tene, verba sequentur

L’incognita Mosticone incombe sul futuro dell’Amministrazione De Donatis dopo le dimissioni del sindaco (leggi qui Dimissioni e quattro pagine per uscire dalla crisi a Sora).

Le consultazioni del presidente del Consiglio Comunale di Sora Antonio Lecce per costruire una maggioranza di salute pubblica che accompagni la città alle elezioni di ottobre sono cominciate male. I primi due consiglieri di opposizione incontrati martedì hanno detto No a un Governo di emergenza. Perché i cinque punti programmatici proposti sono stati giudicati da campagna elettorale e non da emergenza.

Il prossimo a essere ascoltato sarà il gruppo di Fratelli d’Italia. Ma il rischio concreto è che nessun soccorso arrivi dall’opposizione. L’unica via d’uscita resta la trattativa con i tre dissidenti: Floriana De Donatis, Alessandro Mosticone e Francesco De Gasperis (Per approfondire: “Una giunta di larghe intese” Appello di Lecce al Consiglio).

L’avvio delle consultazioni

Antonio Lecce (Foto: IchnusaPapers)

Il ruolo di pontiere istituzionale Antonio Lecce aveva cominciato svolgerlo già ieri. Un minuto dopo che il sindaco ha protocollato le sue dimissioni il presidente d’Aula ha cominciato a contattare tutti i capigruppo consiliari. A coloro che non hanno risposto al telefono ha inviato un messaggio.

Nel testo, fra l’altro si legge:

è mia intenzione contattare tutti i gruppi consiliari per programmare a stretto giro delle consultazioni, ritenute doverose in ragione del particolare momento storico che stiamo vivendo, al fine di scongiurare eventuale commissariamento. … Ti invito a comunicarmi la Tua disponibilità, unitamente a quella dei rappresentanti del Partito, a presenziare a un incontro presso la sala consiliare (…) per valutare in modo condiviso se sussistono o meno i presupposti programmatici per sostenere un percorso amministrativo di fine mandato”.

Lecce come Fico

Ernesto Tersigni

Immediate le reazioni, soprattutto dei consiglieri di minoranza. Molte sono circolate sul gruppo WhatsApp creato venerdì scorso dal Consigliere di minoranza Luca Di Stefano prima del Consiglio in cui sono poi mancati i numeri al sindaco, portandolo alle dimissioni. (Leggi qui Il sindaco: “Mi dimetto”. Anzi no, “lo faccio lunedì”).

Una per tutte, la reazione del già sindaco Ernesto Tersigni che nella tarda serata di lunedì ad Alessioporcu.it scrive sarcasticamente:

sono stato convocato al Quirinale da Fico. Ho declinato l’invito”.

Evidente il riferimento al recente tentativo che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva affidato al presidente della Camera, nel tentativo di verificare la possibilità di individuare una maggioranza per la formazione di un nuovo Governo. Tutti sanno come è andata a finire. E la metafora dell’ex sindaco parla da sola. Per dire che: “dalla minoranza i numeri non li troverete”. Poi, parlando di De Donatis a qualcuno ha confidato: “Se è furbo ora le dimissioni le fa diventare effettive”.

Il presidente incassa i primi “no”

Una prima conferma all’allusione di Ernesto Tersigni è arrivata nel pomeriggio. Quando alle 15:30 a recarsi dal presidente d’Aula Antonio Lecce sono stati i consiglieri di minoranza Valter Tersigni e Antonio Farina.

Valter Tersigni

Hanno ascoltato la proposta di Lecce, che ha loro elencato i cinque punti programmatici su cui far nascere un’Amministrazione di emergenza per evitare il commissariamento. Non si sono nemmeno presi il tempo di riflettere: hanno sùbito declinato l’offerta.

Il motivo? I rilievi dei due esponenti dell’opposizione possono essere riassunti così: “gli argomenti proposti non riguardano la crisi pandemica da Covid-19, né progetti per il rilancio del commercio o altre iniziative per porre un freno ai danni causati dalla pandemia e rilanciare la città ma questioni finalizzate soltanto alla campagna elettorale”.

Per cui la loro risposta è stata un garbato ma deciso “No”.     

Numeri risicati

Non va meglio sugli altri fronti. Almeno a giudicare dai pronostici. Luca Di Stefano ha preso tempo. Non per decidere se dire Si o No: sta valutando se andare o meno. Ma avrebbe già fatto notare che “se quell’appello lo avesse fatto il sindaco e non il presidente del Consiglio sarebbe stato meglio. Perché non siamo a Roma e non si deve fare un altro Governo. Il sindaco rimane lo stesso e anche la maggioranza. Stanno solo tentando di allargarla”.

Contando che Antonio Farina, Ernesto e Valter Tersigni non vogliono entrarci, siamo già a quattro per l’opposizione.

Fabrizio Pintori (Movimento 5 Stelle) ha scritto sul gruppo WhatsApp: “Per le regole del gruppo devo prima parlarne con loro ma francamente non credo si esprimerà per accettare l’invito”.

Serena Petricca (Forza Italia) deve ancora fissare un appuntamento con Lecce da concordare con il coordinatore Vittorio Di Carlo. Ma “se il presupposto sono quei cinque punti programmatici scuramente non ci interessa”. Poi Vittorio Di Carlo scherzando dice: “Ci andremo”. Magari quando saranno scaduti i 20 giorni a disposizione per far rientrare la crisi e le dimissioni del sindaco.

Sempre dai banchi della minoranza Maria Paola D’Orazio e Augusto Vinciguerra (Partito Democratico) sono vincolati alla decisione della Direzione Dem cittadina: si è espressa ufficialmente ribadendo le distanze dal primo cittadino. L’unico modo che avrebbero i due Consiglieri per accettare l’offerta sarebbe uscire dal Partito. Devono ancora programmare l’incontro con Lecce a cui sicuramente parteciperanno anche la struttura commissariale ed i vertici provinciali. Per ribadire il loro “No”.

Sul fronte della (ex) maggioranza

La Lega, rappresentata dal Consigliere Lino Caschera e dall’assessore Veronica di Ruscio, per bocca del coordinatore Filippo Porretta ha fatto sapere che “va bene sostenere una compagine di larghe intese ma soltanto per evitare il commissariamento. Poi, alle elezioni, ognuno per la propria strada”.

Patto Democratico, la lista del sindaco rappresentata dal consigliere Bruno Caldaroni e dagli assessori Maria Gabriella Paolacci e Natalino Coletta, è favorevole ad arrivare a fine mandato.

Massimiliano Bruni e Lino Caschera

Qualche mal di pancia potrebbe registrarsi dentro Fratelli d’Italia. Martedì sera alle ore 21 è iniziata prevista una riunione per decidere cosa andare a dire mercoledì al presidente Lecce. La linea che dovrebbe passare è quella del “Si, purché la nuova maggioranza resti nel perimetro di quella uscita dalle urne del 2016”. Sarebbe complicato spiegare un accordo con Pd.     

Unica via: ricucire coi dissidenti

Dunque, se l’aritmetica non è un’opinione, la soluzione alla crisi amministrativa aperta con le dimissioni del sindaco, non sta fra i banchi della minoranza. Almeno non in queste ore. E l’unica soluzione percorribile è quella di riaprire un dialogo con il vicesindaco Fausto Baratta ma soprattutto con i tre consiglieri che hanno fatto mancare il numero legale: Floriana De Donatis, Francesco De Gasperis e Alessandro Mosticone.  

I consiglieri De Gasperis e De Donatis hanno già lanciato dei segnali di apertura. Non era loro intenzione far dimettere il sindaco, altrimenti lo avrebbero sfiduciato. Lo stesso vicesindaco Baratta (espressione del gruppo di De Gasperis) va lanciando segnali di apertura e l’altra mattina in Municipio ha detto espressamente che “ci sono le condizioni per ricucire” e che “finora De Gasperis aveva sempre garantito il proprio voto”.

Vittorio Di Carlo

Non tutti i consiglieri rimasti fedeli al sindaco erano d’accordo su questa strada. Si narra di un Massimiliano Bruni al lavoro già dalle ore successive alle dimissioni del sindaco.

Trattative aperte con Vittorio Di Carlo: in questo caso Bruni è stato affiancato da Lino Caschera. Entrambi hanno fatto notare che “se Forza Italia entra in maggioranza si potrebbero gettare le basi per un centrodestra unito alle prossime elezioni”. Ma il coordinatore di Forza Italia avrebbe declinato: “Restate in maggioranza. Per l’accordo poi si vedrà” il succo della sua risposta.      

Mosticone e la Sibilla cumana

L’unica incognita resta Alessandro Mosticone. Il capogruppo di Reset, che già altre volte si era dileguato, ora si è trincerato dietro un silenzio di tomba. Ma da qualche giorno sta parlando attraverso dei post pubblicati sul suo profilo Facebook, che ricordano tanto la Sibilla Cumana, con i suoi vaticini difficili e incerti da interpretare. In cui Mosticone fondamentalmente attacca chi adesso si appella a un senso di responsabilità mentre finora ha parlato di una cattiva amministrazione. Ovviamente non è dato saper a chi si riferisca.

Sta di fatto però che se si vuole evitare il commissariamento del Comune di Sora, ferme restando le posizioni odierne dei componenti dell’opposizione, il dialogo del Presidente Lecce non può che ripartire da Mosticone. Perché è lui l’ago della Bilancia.

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