Mezzo secolo da sindaco: la ricetta di Donfrancesco per governare

Il sindaco dei record. Eletto la prima volta nel 1972, Bernardo Donfrancesco si prepara al decimo mandato. E ricorda...

Antonio Renzi

Rerum cognoscere causas

La mano destra che passa sulla testa per poggiare la fascia tricolore sulla spalla, con il colore verde rivolto verso l’interno. Un gesto ormai diventato spontaneo, come camminare o respirare.

Lo fa da 49 anni, cioè dal 1970 quando è stato eletto per la prima volta sindaco di Colfelice. A Palazzo Chigi c’era Emilio Colombo con il suo governo Quadripartito formato da Dc – Psi – Psi – Pri, Genova veniva sommersa dall’alluvione determinata dai suoi fiumi e dalle piogge, in Vietnam gli Usa difendevano la base di Ripcord, a Sanremo trionfava Chi non lavora non fa l’amore cantata da Adriano Celentano e Claudia Mori; il cannibale Eddy Merckx vinceva il Giro d’Italia e il Tour de France, il Cagliari trascinato da Gigi Riva vinceva il campionato di Serie A. A Colfelice un giovanissimo professore di inglese metteva con emozione la sua prima fascia tricolore: era Bernardo Donfrancesco, 80 anni il prossimo settembre, professore d’inglese e preside in diversi licei della provincia, ultimo il “Turriziani” di Frosinone. Ora è pronto ad iniziare il  decimo mandato da primo cittadino.

Quando ha varcato per la prima volta la porta del palazzo comunale, il municipio era ancora all’interno del centro storico nell’attuale piazza Eleuterio Riccardi. Altri tempi, nei quali la fascia tricolore nemmeno si poggiava sulla spalla: si cingeva ‘alla francese‘, ai fianchi, con lo stemma repubblicano che scendeva lungo la gamba.

Oggi con il 94. 96% delle preferenze, e con qualche capello bianco in più, è pronto a fare il sindaco per la decima volta. Nelle lezioni comunali del 26 maggio 2019 su 1.276 votanti la sua lista “Grappolo d’uva e due spighe di grano” ha raccolto ben 1.169 voti. Solo 62 i voti raccolti dalla lista “Insieme con i cittadini” dello sfidante Oscar D’Agostino. Un plebiscito.

L’inizio

Dal 1970 è rimasto alla guida del paese fino al 2004, quando la legge aveva posto a due il limite dei mandati consecutivi (poi diventati 3 per i comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti, legge 7 aprile 2014). Nel quinquennio 2004/09, invece, ha ricoperto il ruolo di assessore alla Cultura, per poi essere eletto nuovamente sindaco nel 2009 fino alla riconferma di domenica.

Uno di primi compiti dell’amministrazione, era il 1971, fu la sistemazione delle strade del paese.

«Si pensava alle esigenze primarie e prioritarie – racconta Donfrancesco – Le strade asfaltate erano poche, molte erano rurali ma l’amministrazione riuscì a sistemale e ad ampliarle anche grazie ai primi fondi di quella che si chiama Comunità Economica Europea». Migliorando la rete periferica del paese «in modo adeguato e dignitoso».

Fiat? Un goccio di sambuca

Ha preso il timone di Colfelice in un’epoca nella quale l’economia della provincia di Frosinone era ancora tutta basata sull’Agricoltura, la Cassa per il Mezzogiorno ed il piano per l’industrializzazione del Paese stavano per esplodere con il secondo boom economico, la crisi petrolifera non era ancora arrivata.

Bernardo Donfrancesco è stato testimone di quella fase di passaggio, ha visto il tramonto dell’agricoltura e l’alba dell’industria. Soprattutto ha assistito ad un paese che cambia.

L’evento simbolo: l’inaugurazione nel 1972 dello stabilimento Fiat a Piedimonte San Germano, nato per produrre la Fiat 126. Donfrancesco c’era, con la sua fascia tricolore, insieme tutti gli altri primi cittadini.

Anche Colfelice ebbe la sua Fiat: nel 1973 lo stabilimento Sambuca Molinari si insediò a Colfelice, a pochi metri dall’autostrada del sole. Venne il commendatore Angelo Molinari. «Figura mitica di altri tempi – racconta – partito da una piccola bottega artigianale fino a diventare il re della sambuca».

A cena con il commendatore

 Pochi lo sanno ma quello stabilimento è lì per merito del sindaco. Quando venne a sapere che il commendatore Molinari cercava un posto vicino Roma per aprire un secondo sito di produzione,  Bernardo Donfrancesco montò in macchina e insieme ad un ingegnere del paese andò a Civitavecchia per parlare direttamente con Molinari.

«Mi accolse amichevolmente con un’ottima cena. Mi raccontò che prima della guerra vendeva bottiglie di sambuca preparate in cantina, le portava con un carretto, trainato da cavalli, nei paesi intorno Roma e in Abruzzo. Mi confermò le sue intenzioni di aprire un secondo stabilimento. Mi impegnai subito a garantirgli qualsiasi cosa fosse necessaria purché venisse da noi a creare lavoro ed occupazione.».

Erano altri tempi. E altri uomini. Ma anche altre procedure. Individuata l’area lungo l’autostrada, in un anno e mezzo era tutto pronto. «Tempi rapidissimi che testimoniano il desiderio di avere una grossa realtà nel territorio. Con la burocrazia di oggi che rallenta e non consente insediamenti di piccole realtà una cosa del genere sarebbe impossibile».

La Cultura per lo sviluppo

Così nel 1974 il sindaco con la fascia tricolore cinta alla vita, il commendatore Angelo Molinari ed il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, il sorano, Vincenzo Ignazio Senese tagliarono il nastro al nuovo stabilimento colfelicese.  «Insieme alla presenza della Fiat, lo stabilimento Molinari risolse positivamente i problemi dell’occupazione giovanile e non solo. Furono anni sereni per la comunità dal punto di vista economico e sociale».

Poi gli anni ’80 e la “riscoperta” dello scultore locale Eleuterio Riccardi durante i viaggi in Gran Bretagna. Era il 1984.  Nella città di Londra e nei paesi vicini, la numerosa presenza delle opere dell’artista colfelicese. Ma sconosciuto in Patria. Ora è tornato a casa, almeno nella memoria collettiva. Grazie a Bernardo Donfrancesco. L’importanza delle origini e la volontà di mantenere viva l’identità locale porta alla creazione ed alla pubblicazione dei Quaderni Coldragonesi

 Altro elemento per portare fuori dai confini il nome di Colfelice: il recupero dei rapporti con chi era stato costretto a emigrare in altri Paesi in cerca di lavoro e fortuna. È così che Donfrancesco si mette in contatto con le comunità del suo paese sparse nel mondo. E le invita a visitare la loro terra. A fine Anni ’70 accoglie il sindaco di Mamaroneck  comune degli Stati Uniti d’America, situato nello stato di New York, dove era molto forte la presenza di famiglie e discendenti di Colfelice che con il loro impegno avevano dato un notevole apporto alla città americana. Poi il gemellaggio con la cittadina spagnola Villafeliche con cui condivide lo stesso nome. In calendario c’è il gemellaggio con la città francese di Coursac che è guidata da un sindaco discendente da un emigrante di Colfelice.

Le opere… mundial

Sono anni nei quali è facile ottenere finanziamenti dallo Stato. C’è sempre la Democrazia Cristiana al Governo e la provincia di Frosinone è il suo bacino elettorale.

Quando nel 1982, in Spagna, l’Italia di Enzo Bearzot e Dino Zoff alzava al cielo la coppa del mondo, Bernardo Donfrancesco era al secondo anno del terzo mandato da sindaco. Nel 1984 l’inaugurazione dell’attuale palazzo comunale, e poi l’acquedotto con l’estensione della rete idrica, il palazzetto dello sport e tante altre opere che hanno portato a “disegnare” la Colfelice dei giorni nostri.

Lo Stato si allontana

Il Paese cambia, arrivano gli anni di Tangentopoli. Cui segue un rigetto nei confronti della politica. Cade il Muro di Berlino e l’economia si trasforma. Fino agli anni difficili del 2000 con la crisi economica. È forse l’unico momento di sconforto per Bernando Donfrancesco, perché la singola amministrazione locale non poteva «risolvere i problemi di competenza nazionale». Ma tutti avevano come la pretesa che lo facesse.

Il terzo mandato 

Ora il traguardo del nuovo mandato: il terzo consecutivo, il decimo della serie.

Nei mesi precedenti alle votazioni Donfrancesco ancora non aveva sciolto la riserva. Alla fine la decisione: «Me lo chiedevano tutti, impossibile a quel punto dire di no». Per lo stesso motivo che in questi 49 anni gli hanno fatto dire no a candidature alla Provincia, alla Regione, alla Camera… «Mai avuto interesse, mi sono sempre dedicato ad amministrare il paese. E l’adesione quasi totale degli ultimi 15 anni è un grande conforto. Una spinta a continuare ad operare nell’interesse del paese».

La vittoria anche questa volta, mai è stata messa in discussione. Sin dalle prime schede scrutinate. La stessa cosa era avvenuta nelle elezioni precedenti dove il consenso era stato superiore il 90%. 

«Un risultato di ampia soddisfazione soprattutto per i cittadini che continuano a votare la mia lista e a votarmi come sindaco – le parole a caldo di Donfrancesco dopo la riconferma – È la vittoria della popolazione di Colfelice che è sempre stata accanto all’amministrazione comunale e che ha voluto la mia candidatura ripetuta di volta in volta. È un lavoro di squadra».

Ora, dopo aver messo la fascia tricolore sulla spalla con il verde rivolto verso l’interno per l’ennesima volta, il sindaco Donfrancesco è pronto ad altri 5 anni alla guida di Colfelice.

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