Sul terrazzo cena e pace tra i Commercianti per Camera di Commercio e Cosilam

A Roma, su un terrazzo al nono piano di via Nazionale, il presidente regionale di Confcommerio ed il presidente di Unione Commercianti tornano a parlare. Le strategie per la Camera di Commercio. E l'offensiva di Unindustria da frenare.

Alle 8 della sera sulla terrazza al nono piano dell’hotel La Griffe in via Nazionale a Roma spira un ponentino che rinfresca l’aria. Il sole al tramonto proietta la luce della sera poggiandola sui tetti della città eterna: da quell’altezza è possibile ammirare tutti quelli del centro, fino a sfiorare con la vista il Cupolone ed il Quirinale. Per nulla interessati al tramonto, in un salottino all’angolo di quel terrazzo il presidente dell’Unione Commercianti (e già presidente della Camera di Commercio di Frosinone) Florindo Buffardi discute con il presidente di Confcommercio Lazio Giovanni Acampora.

 

I fili riannodati

Le cronache dicono che non si parlassero da tempo. E che avessero rotto i rapporti in malo modo.

La rottura risale ai tempi della fusione tra Confcommercio Frosinone (di cui Buffardi era presidente) e Confcommercio Latina. C’erano dei patti: Buffardi ritenne che non fossero stati rispettati. Reagì togliendo all’associazione quasi tutti gli iscritti. Si scoprì solo in quel momento che l’ex presidente della Camera di Commercio di Frosinone si era tenuto un asso nella manica. I suoi associati non avevano la tessera di Confcommercio ma quella di Unione Commercianti, sigla fondata intorno agli anni Cinquanta e di cui Buffardi era ed è presidente; è Unione Commercianti ad aderire, in blocco con i suoi tesserati, a Confcommercio. Di fronte al mancato rispetto degli impegni, Buffardi si era ripreso baracca e tesserati.

Ora sono l’uno di fronte all’altro. E parlano di qualcosa dannatamente serio a giudicare dal modo in cui gesticolano. E dal tona della voce che ogni tanto si alza rendendo tutto percettibile con chiarezza.

 

Il pretesto Cosilam

La conversazione parte con un flute di prosecco in mano e qualche finger food. È il ricevimento organizzato dal presidente nazionale di Confimprese Italia Guido D’Amico per celebrare la sua nomina a Cavaliere della Repubblica.

Giovanni Acampora e Florindo Buffardi iniziano a parlare di Cosilam, Commentano le indiscrezioni sulla futura governance del consorzio industriale per lo sviluppo del Lazio meridonale, lanciate nei giorni scorsi da Alessioporcu.it

Pesano le parole rubate al presidente di Unindustria Frosinone Giovanni Turriziani ed al presidente della sezione Cassino – Gaeta Davide Papa (leggi qui Gli industriali alla politica: nessuno giochi con il Cosilam) . Nemmeno i Commercianti vogliono che nasca un asse della politica con cui vengano esclusi gli imprenditori dalla definizione dei prossimi assetti del Consorzio. Anche Confcommercio e Unione Commercianti temono che possa cambiare lo stile della gestione finora tenuto dal presidente uscente Pietro Zola.

Non vogliono che si esca in alcun modo dal solco del piano di risanamento. Né vogliono l’egemonia della politica.

 

La Camera di Commercio

Il passo è breve: si finisce a parlare della Camera di Commercio: entro la fine dell’anno Frosinone e Latina si fonderanno dando vita all’ottava Camera in Italia per peso economico.

A lungo Giovanni Acampora è stato indicato come uno dei possibili pretendenti alla presidenza. Ora guai anche solo a pensarlo: nessuno vuole che il proprio nome possa essere associato ora alla presidenza. perché, come nel Conclave, chi entra Papa esce cardinale.

C’è un tema che ha portato Acampora e Buffardi su quel salottino. È la partita che sta giocando Unindustria. La parole arrivano a tratti: si percepisce pero con chiarezza che fino a quando gli industriali vogliono fare una conventio ad excludendom  dicendo no ad un nome e questo nome è uno dei loro «Noi non alziamo un dito perché è un problema loro, interno. Sta a loro decidere cosa vogliono fare in casa loro».

Ma se Unindustria dovesse venire al tavolo con un nome e tentare di forzare la mano, imponendolo? «A quel punto spacchiamo!» La voce di Buffardi si riconosce con chiarezza. «Datemi una carta e firmiamo adesso l’accordo tra Confcommercio e Unione Commercianti su questo punto».

L’unità del Commercio è più di un’ipotesi.

 

L’amico Guido

Il presidente nazionale dell’associazione che riunisce le piccole e medie imprese Guido D’Amico si tiene lontano da quel salottino. Volutamente va nel lato opposto del terrazzo. Dove il sole è già tramontato.

Mentre lo chef Andy Luotto porta vari assaggi di pasta e cous cous, D’Amico lascia che i commercianti parlino tra loro.

Ma con un pretesto lo chiamano: lo informano dei passi in avanti compiuti.

D’Amico dice «Ad un tavolo unitario ci sediamo anche noi di Confimprese. Perché il nome del presidente deve uscire dal tavolo e non da eventuali imposizioni».

La sintesi è chiara. Se Unindustria non porrà il veto sul nome dell’attuale presidente di Frosinone Marcello Pigliacelli, il suo diventerà uno dei nomi da portare al tavolo e sul quale fondare la discussione. Se gli industriali dovessero porre il veto, i Commercianti non si impicceranno (e qualcuno, nemmeno troppo segretamente spera che il veto arrivi, escludendo dai giochi uno dei nomi più quotati).

Ma a quel punto si aprirebbe la nuova partita. Con un tavolo nel quale Unindustria si troverebbe molti contro: uniti nel contrastare la sua potenza di fuoco, eventualmente concentrata su un unico nominativo.

La partita sta per cominciare. Al fresco del ponentino romano.

 

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