Commissioni, non c’è la quadra: la minoranza saluta

La "formula Di Gabriele" per tenere il team Villa alla guida di Formia non passa. La riunione dei Capigruppo finisce con un buco nell'acqua. Nel Pd sale il dibattito sulla possibilità di fare sponda con il centrodestra

Il Titanic continua ad affondare e l’orchestrina, imperterrita, continua a suonare. È terminata nella maniera peggiore l’ultima conferenza dei capigruppo convocata dal presidente del Consiglio Comunale di Formia Pasquale Di Gabriele. Doveva preparare la strada verso la prossima seduta di Consiglio in calendario per il 27 novembre. Non sarà una seduta semplice: deve affrontare la rischiosa (sul piano politico) approvazione degli equilibri di bilancio. Dopo un’ora di “non discussione” i capigruppo presenti hanno alzato i tacchi.

Antonio Di Rocco (Lega), Eleonora Zangrillo (Forza Italia), Erasmo Picano (Udc) e Gianfranco Conte (Fratelli d’Italia – Formia ConTe) hanno salutato e sono andati via.

Il “pudore” che proprio manca

Il sindaco Villa ed il presidente Di Gabriele

È la conseguenza della crisi che si trascina dall’inizio di settembre. Un mese e mezzo fa la maggioranza del sindaco Paola Villa ha dovuto fare i conti con una serie di uscite. In pochi giorni c’è stato il passaggio all’opposizione dei consiglieri Antonio Capraro (Formia Vinci) e Giovanni Costa (Formia città in comune). E soprattutto l’uscita dell’intero gruppo di Ripartiamo che è uscito dalla maggioranza ma non è passato in opposizione, tenendo l’amministrazione appesa ai suoi voti. (Leggi qui “Ripartiamo” non stacca la spina a Villa. In consiglio la crisi va in stand by).

Il tutto ha determinato una conseguenza pratica che ha mandato in tilt i lavori: bisogna ridisegnare le Commissioni: per Statuto devono rappresentare in proporzione maggioranza e minoranza. (Leggi qui “Giovà, ma tu con chi stai?” Le commissioni vanno in tilt).

Dopo settimane di attesa e le timide aperture del presidente Pasquale Di Gabriele per ricomporre quelle Commissioni, la maggioranza civica che sostiene il sindaco Paola Villa non ha ancora raggiunto un accordo.

La cosa ha indispettito i rappresentanti delle minoranze al punto da dire: «Qua fuori c’è una guerra in corso, Formia è in ginocchio e voi parlate di ‘gentili concessioni’. C’è solo da provare un po’ di pudore e di rispetto che voi, a quanto pare, non avete».

La formula Di Gabriele fa cilecca

Pasquale Di Gabriele, presidente del Consiglio Comunale di Formia

Il tempo di metabolizzare l’insofferenza per il tardivo avvio dei lavori che i Capigruppo delle minoranze prendono posizione. In collegamento remoto ci sono Claudio Marciano (Pd), Antonio Capraro (Formia Viva) e Christian Lombardi (Un’altra città). Sono stati loro a sottolineare che nella maggioranza Villa non c’è ancora unità d’intenti. E come prova esibiscono un’evidenza: non si sa ancora come riformulare le Commissioni.

Il presidente del Consiglio comunale Pasquale Di Gabriele ha fatto ancora una volta ricorso alla sua capacità di mediazione. Ma è rimasto col cerino acceso in mano. La sua proposta era di ricomporre le Commissioni sulla base di un doppio principio. Per 7 commissioni su 10 la proposta è di dare 4 rappresentanti alla maggioranza e 3 all’opposizione. Poi per le rimanenti 3 – le più importanti, Urbanistica, Lavori Pubblici e Bilancio – la proposta è di aumentare la partecipazione: cioè a 5 membri della coalizione e 4 delle minoranze.

I capigruppo di maggioranza di Un’altra città e di “Formia città in comune”, hanno letteralmente stoppato l’iniziativa del presidente del Consiglio comunale. Sono contrari. Non tanto per un posto che verrebbero concessi al centrodestra e al Pd. Piuttosto per il fatto che, alla luce dei numeri sempre più risicati, la maggioranza non avrebbe la capacità numerica di garantire il numero legale per lo svolgimento delle tre Commissioni cardine.

Nulla di fatto.

Commissioni, un buco nell’acqua

Quando la frittata era ormai servita, l’avvocato Di Gabriele ha cercato di utilizzare gli estintori. «Tanto la conferenza dei capigruppo si sarebbe dovuta riunire un’altra volta per definire l’agenda dei lavori del 27 novembre. Speriamo bene».

I capigruppo del centrodestra hanno deciso di rinviare tutto al Consiglio di fine mese. «La maggioranza ci porti la sua proposta di delibera di rinnovo delle commissioni. Se la riterremo congrua, alla luce del passaggio all’opposizione Capraro e Costa, la voteremo. Ci dispiace che la forza di governo continui a giocare e a litigare al suo interno».

Temi caldi, meglio lasciar cuocere

Le minoranze hanno deciso di lasciare fare. Anche nell’inserimento dei temi nell’Ordine del prossimo Consiglio comunale. Temi che a Formia rappresentano oltre la metà del programma amministrativo.

Cioè l’esclusione da parte della Regione Lazio del progetto della strada Pedemontana dall’elenco meritevole di finanziamento del Recovery Fund. Oppure la gestione dell’ospedale Dono Svizzero. O ancora il prossimo rinnovo a dicembre delle concessioni degli impianti di acquacoltura nel mare del Golfo: la Regione Lazio ha delegato i comuni di Formia e Gaeta. E poi la modifica del piano triennale delle opere pubbliche. Infine, la “madre di tutte le battaglie”: l’approvazione della salvaguardia degli equilibri di bilancio.

Il sindaco Paola Villa ed il consigliere Dario Colella

La maggioranza per sopravvivere a se stessa ha bisogno dei tre voti della lista “Ricominciano con voi”. Cioè proprio della lista che è uscita dalla maggioranza ma non sta all’opposizione. Aveva garantito un “leale e franco” sostegno alla maggioranza. Ma questi propositi sono rimasti mere enunciazioni verbali. Infatti il capogruppo Dario Colella non partecipa più alle riunioni chiamate a definire l’Ordine del giorno dei consigli comunali di Formia. Tantomeno gli altri colleghi di gruppo Ida Brongo e Lino Martellucci.

Questo corto circuito politico-amministrativo è stato confermato nella scorsa conferenza dei capigruppo.

Ciaramella-Marciano: i ‘due Pd’

All’interno del Partito Democratico prende quota il dibattito sulla posizione politica da assumere. Il Capogruppo Claudio Marciano è stato chiaro: no ad inciuci con le altre opposizioni di destra, si immediato ad un documento che determini la caduta dell’amministrazione. Ma non tutti sono d’accordo.

È il caso di Gennaro Ciaramella, presidente dell’assemblea degli iscritti del Pd. Per il quale un Partito che «governa l’Italia, la Regione e l’amministrazione Provinciale di Latina non può rimanere spettatore».

C’è stata l’altra sera una lunga assemblea in video conferenza per via delle prescrizioni anti Covid. E il “pupillo” del segretario provinciale Dem Claudio Moscardelli ha preso nettamente le distanze dalla posizione – a quanto pare isolata – del capogruppo consiliare Dem Claudio Marciano. Marciano che è contrario a sostenere “ammucchiate” con pezzi di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Udc.

Il presidente ed il segretario del Circolo Pd di Formia

Ciaramella ha definito Marciano «una risorsa del nostro Partito anche se non è nostro iscritto. Posso rassicurare che il nostro capogruppo se dovesse essere chiamato a sottoscrivere una mozione di sfiducia contro l’attuale sindaco Villa sarà il primo a farlo. Cosicché il nostro voto sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio sarà naturalmente contrario. Anzi, per certi versi dovuto. Claudio sbaglia. Perché boccia aprioristicamente la validità di un futuribile progetto elettorale che veda tutte insieme le migliori energie politiche della città».

C’è una diversa visione delle cose tra Capogruppo e Partito. Per il Pd «Non possiamo recitare in futuro un ruolo di un Partito di testimonianza e basta. Il nostro elettorato non ce lo perdonerebbe». Nel pensiero, lungimirante, del giovanissimo Ciaramella sembra scorgere quello dell’ex sindaco di Formia Sandro Bartolomeo. Il quale, alla stessa stregua del presidente del Partito, invoca «un po’ di coerenza».

Un centrodestra “utile” a crescere

Sandro Bartolomeo

Perché Bartolomeo usa la parola coerenza? Lo spiega Ciaramella: oggi Marciano punta il dito contro “l’ancien regime” ma molti di quegli amministratori di centrodestra hanno dato vita ad una maggioranza trasversale con il centrosinistra nel passato.

Per questo Ciaramella rimprovera a Marciano che «L’ancien regime non può valere per una stagione ed essere conveniente per un’altra. Molti degli amici che sono collocati nel centro destra sono gli stessi che stavano con noi. Con noi seppur in alcune liste civiche alle amministrative vinte del 2013. Non dobbiamo nasconderci dietro un dito quando ricordo che altri amici – Ciaramella si riferisce al gruppo di Forza Italia ? – ci consentirono di sopravvivere (e male) a noi stessi. Questo in occasione dell’approvazione del bilancio 2017. Una delibera che non votarono invece rappresentanti della stessa maggioranza.». Il riferimento è al gruppo consiliare di Sinistra e libertà in cui era stato eletto lo stesso Ciaramella.

«Sandro Bartolomeo ha ragioni da vendere quando sostiene che autoescluderci in questa delicata fase storica ed amministrativa significherebbe compiere un imperdonabile atto di masochismo politico. Il Pd ed il centro sinistra hanno governato Formia quasi ininterrottamente dal 1993. Tuttavia non possono permettersi di avere in futuro percentuali di voto da prefisso telefonico o di fare la stessa fine del partito di Fondi».

Prevenire è meglio che curare…

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