I Comuni mettono sotto accusa la Saf. Raccolte le firme per riunire i soci

Guerra alla Saf, al suo nuovo contratto che autorizza l’arrivo di immondizie da tutto il Lazio.

A dichiararla sono i sindaci del Sud della provincia di Frosinone. Hanno raccolto le firme: convocheranno l’assemblea straordinaria dei soci e metteranno sotto accusa la società pubblica che si occupa della lavorazione dei rifiuti prodotti sul territorio. E’ la loro società, appartiene a tutti i Comuni ciociari: in quote uguali, a prescindere dal numero di abitanti e dall’estensione. La amministra il presidente Mauro Vicano. Sostituito ora da un commissario inviato dalla magistratura Antimafia perché lo stabilimento di Colfelice è coinvolto in un’indagine. Dovuta proprio ai rifiuti arrivati da Roma.

A decidere l’attacco al cuore della Saf – Società Ambiente Frosinone è stata la riunione avvenuta nella mattinata a Roccasecca. Lì c’è la sede del coordinamento dei sindaci che si sono costituiti circa un anno fa, per consultarsi. Stabilire insieme le politiche in materia di Ambiente. E soprattutto di Rifiuti.

Hanno esaminato le clausole del nuovo contratto proposto da Saf ai Comuni. Sono postille che – se approvate – autorizzano il trasferimento nello stabilimento di Colfelice anche dei rifiuti che vengono da fuori provincia. Il sindaco di Roccasecca Giuseppe Sacco ha evidenziato una serie di punti all’interno del documento.

In pratica, secondo i sindaci «le clausole inserite nel contratto introducono surrettiziamente un’autorizzazione alla SAF – da parte dei Comuni Soci e firmatari del contratto- a trattare nel suo stabilimento TMB rifiuti indifferenziati provenienti e prodotti all’esterno del territorio di competenza dei 91 Comuni della Provincia di Frosinone».

I sindaci hanno giudicato quelle clausole «illegittime perché in contrasto con l’articolo 4, comma 1, dello Statuto della Società SAF». E’ il punto dello Statuto nel quale si impone alla Saf di trattare solo i rifiuti prodotti dai Comuni – soci.

Ma c’è anche un altro punto di illegittimità che è stato individuato. E’ al capitolo 7.2 del Piano di Gestione Rifiuti, varato dalla regione Lazio nel 2012. Lì è previsto che ogni ambito sia autosufficiente. La Regione ha previsto una deroga in ipotesi particolari, ma la stessa Regione stabilisce tre condizioni per concedere la deroga.

Quali sono le condizioni. La prima: una situazione di emergenza dichiarata e conclamata. la seconda: una certificata carenza impiantistica nel territorio che chiede di spedire i rifiuti a Colfelice. La terza: la deroga deve avere carattere temporaneo, di urgenza e deve cessare automaticamente appena risolto il problema

Durante l’assemblea a Roccasecca i sindaci hanno stabilito che la prima condizione non sussiste, «non essendo stata dichiarata dalla Regione Lazio alcuna situazione di emergenza». Poi, la seconda condizione neppure esiste «giacché la Regione ha appena dichiarato che Roma è perfettamente auto sufficiente dal punto di vista degli impianti». Quindi non ha bisogno di appoggiarsi allo stabilimento di Colfelice.

La terza condizione poi contrasta con la durata del contratto SAF: dieci anni. «Non può certo considerarsi un periodo di momentanea e definita emergenza».

Il Comune di Roccasecca allora ha proposto una serie di emendamenti al contratto. E la linea è stata condivisa dai sindaci: anche da quelli che il testo lo avevano già accettato «Ma solo per motivazioni tecniche, altrimenti il servizio si sarebbe interrotto».

Subito è partita la raccolta delle firme. E ne sono state prese abbastanza da poter chiedere la convocazione dell’assemblea straordinaria SAF.

Con cui mettere sotto accusa la gestione della Società.

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