Con chi ce l’aveva Portelli

Con chi ce l'aveva il prefetto Ignazio Portelli. A chi era rivolto il messaggio lanciato durante la cerimonia del 4 Novembre. C'è molto su cui riflettere. E vigilare.

Non è Francesco Cossiga, non è affetto dalla ciclotimia che tormentava l’ex Presidente della Repubblica. Quella patologia lo rese famoso alle cronache con l’appellativo di picconatore: nei giorni in cui sopportava più nulla il Presidente iniziava a picconare il sistema e le sue incrostazioni. Che bloccavano il Paese e non gli consentivano di crescere. Il prefetto Ignazio Portelli non è Francesco Cossiga ma nelle poche volte in cui ha fatto dichiarazioni pubbliche ha picconato pure lui senza pietà. Pur non essendo affetto da patologie.

Nella sua ultima uscita ufficiale, alle cerimonia del 4 Novembre, ha poggiato il piccone e si è messo alla guida di un buldozzer. Con il quale ha colpito prendendo bene la mira. Con chi ce l’aveva Ignazio Portelli? (Leggi qui L’urlo di Ignazio Portelli).

Nel mirino del prefetto

Il prefetto Portelli

Difficilmente lo rivelerà. Ma alcuni indizi sono molto chiari. Nei tre anni in cui ha rappresentato a Frosinone il Governo Italiano, Ignazio Portelli ha dato la caccia alle mafie e colpito i loro interessi; intodotto il concetto di permeabilità messo accanto a quello penale dell’infiltrazione.

Dire le cose che ha gridato ieri è un chiaro messaggio. Soprattutto quando ha detto, a proposito dei camorristi Casalesi: «Qui si faceva finta di niente. Noi abbiamo rotto i giochi, spero che si continui in questa direzione» È un messaggio. A chi verrà dopo ed al Governo centrale. Un messaggio con cui dire: fino a quando ci sono stato io la Repubblica ha arginato le mafie e la situazione è questa. Da domani fate un po’ voi.

L’ora di svegliarsi

In molti hanno sottovalutato lo spessore di questo prefetto. Per capire chi è basterebbe vedere dove va. La Sicilia è una Regione a statuto speciale: la Costituzione prevede che ci sia un rappresentate della Repubblica Italiana a fare da ‘ambasciatore‘ con la Sicilia. Ed il governo di Mario Draghi ha deciso che quell’ambasciatore sia Ignazio Portelli.

Solo un prefetto con questo spessore poteva permettersi di accendere un riflettore sull’inettitudine di molti sindaci. Su situazioni al limite della connivenza morale.

A preoccupare deve essere il fatto che Ignazio Portelli abbia avvertito la necessità di dire tutto ciò che a detto, a voce alta. Non è stata una rampogna al territorio. Ha avuto invece tutta l’aria di un avvertimento: come a dire ‘io so, anche voi sapete. Io ho fatto, ora sta a voi fare‘.

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