Con questa politica non usciremo dal pozzo della crisi

La politica è impegnata a lanciarsi palle di fango. In questo modo ha perso di vista l'orizzonte dello sviluppo. Stiamo perdendo decine di occasioni e centinaia di nuovi posti. Ecco quali

Il sasso lo ha lanciato nella palude Alessandro Panigutti, storico direttore di Latina Oggi che da qualche settimana ha fatto iniziare un percorso nuovo anche al quotidiano gemello Ciociaria Oggi. Nella sua rubrica Ciò che resta della settimana ha messo a nudo i limiti del Sud Lazio.

Scrive il direttore «Non usciremo dal pozzo di questa crisi indotta dall’emergenza pandemica fino a quando la politica e le istituzioni non avranno abbracciato con forza e convinzione l’imprenditoria che opera e produce sui territori». 

Maurizio Stirpe e Alessio D’Amato

«La riflessione si impone all’indomani dell’inaugurazione di un hub per i vaccini realizzato in Ciociaria all’interno di un capannone industriale messo a disposizione della Asl di Frosinone dall’imprenditore Maurizio Stirpe. E quegli oltre mille metri quadrati di superficie coperta (quattromila complessivi con il resto della struttura) non rappresentano soltanto uno dei più grandi presidi di vaccinazione del Paese, ma soprattutto parlano di un legame forte delle imprese con il territorio e di una capacità di ascolto senza la quale non si va lontano».

La situazione è molto più grave

La riflessione di Alessandro Panigutti si presta ad una serie d’approfondimenti. La situazione è ben più grave. La politica è completamente fuori sintonia con il mondo delle imprese.

Tanto per fare un esempio: Frosinone è la provincia dove un imprenditore impiega più tempo in Italia per ottenere le autorizzazioni necessarie per produrre; il doppio rispetto a molte altre località italiane. (Leggi qui Le pratiche aspettano. Gli investitori no).

Si arriva alla follia raccontata nei mesi scorsi da Giovanni Turriziani, allora presidente di Unindustria: “Molti imprenditori hanno rinunciato ad installare moderni sistemi energetici più Green e meno inquinanti, capaci di ridurre d’un terzo i costi dell’energia e quindi abbassare in maniera sensibile il costo dei loro prodotti, diventando più competitivi sul mercato. Hanno rinunciato per non infilarsi di nuovo nel Calvario dell’Aia”. In pratica, per non affrontare di nuovo l’iter autorizzativo che per circa tre anni piazza una spada di Damocle sulla testa dello stabilimento.

Il presidente della Provincia Antonio Pompeo

Tra Provincia di Frosinone e Regione Lazio negli anni scorsi c’è stato un simpatico scambio di accuse su chi fosse il responsabile. Come sempre la colpa è di nessuno. Ma la conseguenza è che qui nessuno vuole venire ad investirci. (Leggi qui (Leggi qui La rabbia di Pompeo: “Ambiente? Tutta colpa della Regione“ e la replica della Regione: Zingaretti a muso duro: «Pompeo, i ritardi con le aziende sono tutta colpa tua»).

Per informazioni andare ad Anagni e citofonare Borgomeo. L’imprenditore che ha portato la Circular Economy in provincia di Frosinone ha dovuto attendere sei anni prima di avere le autorizzazioni definitive, necessarie per produrre. Con i soci investitori stranieri increduli di fronte alla clausola, l’unica, fatta mettere al Ministero dello Sviluppo Economico quando venne sottoscritto l’accordo per salvare anche la ex Ideal Standard di Roccasecca e tutte le sue centinaia di posti di lavoro. La clausola era “Lo Stato Italiano si impegna a rilasciare le autorizzazioni nei tempi di legge”. Lo Stato si deve impegnare a rispettare una sua legge.

La transizione Ecologica? Più urgente quella Burocratica

Occorre con urgenza una transizione. Prima di quella ecologica serve la Transizione Burocratica. Fatta di norme snelle e chiare. (Leggi qui Transizione Ecologica? Più urgente quella burocratica).

Lo ha capito quel furbastro del sindaco di Anagni Daniele Natalia. Due anni fa ha studiato con il Ministero una procedura che gli consente di far saltare buona parte delle paludi nelle quali restano intrappolati gli industriali che pensano di venire ad investire in provincia di Frosinone. Non è un caso che il 50% delle nuove attività di grandi dimensioni che hanno aperto negli ultimi anni abbiano messo la sede ad Anagni. (Leggi qui Un calcio alla burocrazia: varata la Delibera che abbatte i tempi in zona Sin).

Politica fuori sintonia

Jean-Philippe Imparato visita lo stabilimento Stellantis Cassino Plant

C’è di peggio. Molto peggio. La distonia, la differenza di sintonizzazione tra politica e impresa è molto più grave. Da settimane Unindustria Cassino si riunisce periodicamente per discutere del futuro dello stabilimento Stellantis Cassino Plant. Lì è emerso in tutta la sua dimensione il dramma: produrre auto a Piedimonte San Germano non conviene, l’energia costa troppo, molto di più che in Spagna o in Francia.

È emerso che nessuno sta producendo le colonnine di ricarica per le auto elettriche: eppure è un business che potrebbe coinvolgere a pieno una società pubblica, composta dai Comuni della provincia di Frosinone: la Saf.

Nel corso di uno dei confronti, una delle imprese ha citato quanto sta accadendo in Nord Europa: i vapori prodotti dalle ciminiere non vengono più emessi in aria ma vanno a scaldare delle serre che stanno accanto allo stabilimento e lì si coltivano ortaggi tutto l’anno. A Castrocielo già si producono fragole in impianti idroponici: all’estero lo fanno utilizzando l’acqua depurata dopo il ciclo produttivo in fabbrica. A Sant’Angelo in Theodice è nato uno dei progetti Prima idea finanziato dalla Banca Popolare del Cassinate: coltivazioni meccanizzate fuori terra. Mentre a Roccasecca hanno iniziato la caratterizzazione dei terreni della Green Valley per coltivare la canapa con cui sostituire la plastica.

Il futuro è oggi. Ma occorrono linee guida, strategie, azioni che siano tarate sulla realtà concreta del territorio.

Palle di fango come passatempo

Ma qui nessuno ne sa niente. Qui il passatempo principale è lanciarsi palle di fango per delegittimare l’avversario, dal momento che con 350 posti in meno tra Camera e Senato ci sarà un crudele gioco all’eliminazione.

Una delle sedi A2A. Foto Sergio Oliverio / Imagoeconomica

Ancora peggio. In provincia di Frosinone ha messo piede A2A: è un colosso europeo dell’energia. Una società a capitale anche pubblico perché dentro ci sono i Comuni di Brescia e Milano. Sono arrivati in provincia di Frosinone più o meno nello stesso periodo in cui sono arrivati in Umbria. Con una differenza: lì la politica ha approfittato subito della situazione, sviluppando progetti, modernizzando la catena di produzione dell’energia, puntando ad abbassare i costi e rendendo competitivo il sistema industriale. Qui nemmeno gli abbiamo offerto un aperitivo di benvenuto.

Ha ragione Alessandro Panigutti: non usciremo dal pozzo di questa crisi. Non fino a quando la mentalità sarà questa.

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