A pranzo Del Brocco ritira la candidatura: «Non spacco il Partito»

Colpo di scena sul congresso provinciale di Forza Italia. Riccardo Del Brocco ritira la sua disponibilità a candidarsi. Lo dice durante una cena riservata. «Non sarò io a spaccare il Partito»

Prosciutto di casa tagliato a mano, salsicce fresche fritte con l’olio d’oliva, broccoli ripassati con l’aggiunta di un po’ di peperoncino, patate al forno con rosmarino: menù agricolo per un pranzo sofisticato. L’amaro lo hanno servito da poco, in una casa appartata tra Ceccano e Frosinone. Niente ristoranti: il rischio è che si venga a sapere. Ma il destino del Congresso provinciale di Forza Italia passa da lì.

Ufficialmente, nessuno ha convocato quella riunione. Le sei persone presenti attorno al caminetto acceso, sono lì per assaggiare la carne macellata un paio di giorni fa dal padrone di casa. Che è un amministratore comunale, estraneo alla cerchia della politica provinciale. Non immagina che quel pranzo sarà un punto di svolta per gli equilibri politici azzurri del territorio.

Al tavolo rustico e scheggiato, siedono Mario Abbruzzese (vice responsabile nazionale Enti Locali di Forza Italia), Adriano Roma (presidente del Gal Terre di Argil e già coordinatore provinciale di Forza Italia), Pasquale Ciacciarelli (presidente della Commissione Cultura della Regione, arrivato in ritardo e trattenutosi appena una ventina di minuti), Riccardo Del Brocco (candidato coordinatore provinciale di Forza Italia).

L’antipasto e la carne

Il padrone di casa mette sulla graticola le fette di pane fatto in casa e ci passa poi un filo d’olio d’oliva (niente aglio, Abbruzzese non lo sopporta). L’antipasto politico è la decisione annunciata da Antonello Iannarilli di uscire da Forza Italia. “Vabbé, non veniva da due anni, non ce ne accorgeremo nemmeno che se n’è andato” dice uno dei commensali; Abbruzzese risponde: “Non è mai una buona cosa quando qualcuno se ne va“; un altro gli fa notare “Se stava lui al posto tuo, avrebbe fatto peggio“.

Non è quello il tema della serata. Lo si intuisce dalla ‘riservatezza’ di Abbruzzese, ascolta a e parla poco. Solo dopo le braciole alla graticola con le patate al forno inizia ad introdurre il tema. Il tema vero è il pranzo di san Silvestro con Antonio Tajani: quello al quale erano presenti Adriano Piacentini e Nicola Ottaviani (leggi qui Forza Italia, tregua con i mitra spianati tra Frosinone e Cassino). Nel quale il vice di Silvio Berlusconi ha imposto la tregua.

Lo sbrocco di Del Brocco

Mario Abbruzzese conferma la linea. E spiega che se Forza Italia vuole sopravvivere deve diventare un partito ‘scalabile‘. Nel quale chi ha il consenso del popolo decide la linea. Dove c’è poco spazio per cerchi magici e per paracadutati.

Gli chiedono conto della posizione assunta da Ottaviani e Piacentini. Abbruzzese non risponde in maniera diretta. Ma si limita a dire che in un partito scalabile “il consenso si misura con le tessere“. Adriano Roma gradisce un’altra salsiccia, Riccardo Del Brocco è passato all’insalata. Chiaro il segnale: chi ha più consenso è il segretario.

C’è però un problema di equilibri. Adriano Piacentini a quel pranzo ha accusato a brutto uso Mario Abbruzzese di avere armato la sua macchina da guerra: capace di accumulare in una sola notte abbastanza tessere da determinare il risultato del congresso. E di avere scatenato Riccardo Del Brocco con un video su Facebook dai contenuti politici violentissimi, nei quali l’aspirante coordinatore rinfacciava al coordinatore in carica di non avere organizzato una sola riunione politica provinciale e di non essere riuscito ad evitare la chiusura della sede provinciale.

È stato a questo punto che è accaduto l’imprevisto: Riccardo Del Brocco non ha gradito. Per niente. “Facciamoci a capì – ha detto nella sostanza – se sono io l’elemento di divisione in questo Partito, dite a questi signori che io faccio un passo indietro“.

Al presidente del Gal è rimasta la salsiccia a metà strada tra il palato e l’esofago. Pasquale Ciacciarelli è sbiancato. Mario Abbruzzese è rimasto impassibile. Del Brocco ha continuato: “Noi abbiamo detto dall’inizio che il punto di equilibrio sarebbe stato Tommaso Ciccone, lui non s’è fatto sentire e noi siamo andati avanti. A me non me l’ha mica ordinato il medico di candidarmi a coordinatore: se la mia deve essere una corsa politica nella quale contarsi ci sto, se deve essere un motivo di spaccatura da portare al tavolo con Tajani non contate su di me“.

La mediazione Ciacciarelli

Fino a quel momento, Pasquale Ciacciarelli è stato quasi in disparte. È arrivato da poco, si è perso tutta la parte goliardica del pranzo. Dice che occorre un partito capace di stare «accanto ai sindaci, ai tanti amministratori locali ed ai giovani militanti che rappresentano la classe dirigente del futuro». Ammette che «stiamo indubbiamente vivendo un momento storico complesso, delicato a livello nazionale, ma dobbiamo necessariamente ripartire dalle importanti percentuali registrate da Forza Italia in Provincia di Frosinone, in occasione dell’appuntamento regionale dello scorso marzo».

Sostiene che «Riccardo è la persona giusta. Mario ha ragione quando parla di un Partito che deve essere scalabile e nel quale sia il consenso a determinare chi detta la linea». Sollecita una sintesi.

L’atto di responsabilità

Nessuno sa se sia il vino rosso che sta accompagnando le salsicce oppure un atto di responsabilità vero: sta di fatto che Riccardo Del Brocco dice «Io a sto punto congelo la mia disponibilità. Non sono disposto ad essere il pretesto per una spaccatura nel Partito».

Il padrone di casa arriva con la castagne e la padella bucata: è il momento delle caldarroste. Ma la decisione è presa.


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