Minniti si candida e a Zingaretti dice: “Serve un patto per la collaborazione di tutti”

L'ex ministro dell’Interno in un’intervista a La Repubblica scioglie la riserva: “La mia è una candidatura di servizio, mai parlerò male del presidente della Regione Lazio”. Ma la sfida sarà durissima e la vera domanda è: il Pd è davvero pronto a superare la stagione del renzismo?

Ha sciolto la riserva dando l’annuncio in un’intervista pubblicata sul quotidiano La Repubblica. Marco Minniti, ex ministro dell’Interno del governo Gentiloni, concorrerà per la segreteria nazionale del Partito Democratico, sfidando Nicola Zingaretti. E raccogliendo l’appello di 500 sindaci.

Ha detto Minniti:

“Ho deciso di mettermi in campo perché considero la mia una candidatura di servizio. Di una persona che ha ricevuto tanto dal suo partito, dalla sinistra e che sente ora di dover restituire qualcosa”. Aggiungendo anche: “In campo ci sono soltanto io. Non ho troppo lodato Matteo quando era al potere, quindi ora non ne devo prendere le distanze”. Poi ha affermato: “Zingaretti non è un avversario, mai ne parlerò male. Serve un patto: chi vince avrà la collaborazione di tutti”.

 

Non c’è dubbio che adesso la partita può cominciare, anche se la possibilità che Matteo Renzi, con i comitati civici, possa andare oltre il Partito Democratico esiste.

Intanto però il quadro è delineato: da una parte Nicola Zingaretti, dall’altra Marco Minniti. Poi c’è Maurizio Martina, che potrebbe essere l’ago della bilancia. Ma come dicevamo ieri, è arduo pensare che il terzo possa allearsi con il secondo per far perdere il primo. (leggi qui Congresso del Pd, perché chi arriverà in testa alle primarie vincerà il congresso)

Il terreno condiviso è il concetto chiave, perché dopo il congresso il Pd avrà bisogno di tutte le sue risorse interne per provare a lanciare la sfida a Lega e Movimento Cinque Stelle.

 

Certamente le regole delle primarie saranno fondamentali. Aperte a tutti o ai militanti del partito verrà comunque riservato un ruolo diverso, più importante? Una cosa è certa: se il Pd vuole provare davvero a rilanciarsi ha bisogno di una straordinaria e forte mobilitazione dal basso. Dell’intero centrosinistra, perfino di settori diversi da quello tradizionalmente di appartenenza.

Quindi, più le primarie sono “attrattive”, meglio è. Anche a rischio di annacquarle, magari con la partecipazione di “truppe cammellate”? E’ una valutazione che spetterà alla direzione nazionale del Partito.

Ma il Partito è pronto davvero a superare la stagione del renzismo? Ammesso che davvero la voglia superare? La vera domanda è questa, perché il nuovo modello va costruito.

 

Nicola Zingaretti punta su una leadership ampia e condivisa, forte dell’esperienza come presidente della Regione Lazio. Marco Minniti ha un profilo di grande autorevolezza, ma è evidente che anche Renzi punta su di lui. Questo rappresenterà un valore aggiunto o un boomerang?

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