Il pasticciaccio brutto delle tessere Pd non pagate

Ecco cosa è accaduto tra sabato e domenica nella convenzione per il congresso regionale con cui eleggere il segretario Pd. Le tessere non pagate. Il regolamento di Casu. Lo scontro fino all'alba. Il verbale sostituito. Le due dichiarazioni allegate. E le nuove norme interne che iniziano a funzionare

Il grande caos sulle elezioni per il segretario regionale Pd a Roma prende forma come un incubo il sabato sera. Cresce con il passare delle ore per tutta la durata del voto. Quando le urne vengono chiuse domenica notte è ormai troppo tardi per tentare di domarlo. Il lunedì va definitivamente fuori controllo e sfocia nella nuova profonda spaccatura interna: genera il ricorso con cui è stato impugnato il risultato. (leggi qui Contrordine compagni: Astorre ha vinto anche a Roma. Ma c’è già il ricorso)

 

La Convenzione

È il 27 ottobre. Gli iscritti al Partito Democratico stanno andando nelle Sezioni di appartenenza per partecipare alla ‘Convenzione‘. La prevede lo Statuto: serve per fare la scrematura tra i candidati Segretario, individuare i tre con maggiore consenso e mandarli alla successiva fase, quella delle Primarie. Lì invece voteranno tutti: iscritti, militanti e semplici simpatizzanti.

C’è un’anomalia. I candidati Segretario regionale sono soltanto tre. Gli orfiniani si sono riuniti intorno al deputato Claudio Mancini braccio destro del presidente nazionale Matteo Orfini. I zingarettiani non hanno schierato un loro candidato, convergendo nei fatti sul senatore Bruno Astorre generale di Dario Franceschini nel Lazio, che ha riportato nel suo fronte anche l’ex deputato Ue Francesco De Angelis signore assoluto delle preferenze a Frosinone, strappandolo agli orfiniani. I renziani Angelo Rughetti e Matteo Richetti schierano un loro uomo, Andrea Alemanni: è un’operazione strategica in appoggio agli orfiniani, serve per abbassare il quorum nella successiva fase delle Primarie, impedendo a tutti di superare il muro del 50%; perché in quel modo la scelta del Segretario Regionale passa ai 200 delegati dell’Assemblea, dove orfiniani e renziani contano di avere la maggioranza.

Già, ma se i candidati sono tre perché si fa lo stesso la Convenzione per la scrematura? Formalmente per verificare che tutti abbiano almeno il 5% del consenso. In realtà per iniziare a pesarsi, verificare gli equilibri ed i rapporti di forza: in politica serve anche questo per contribuire a spianare la strada verso un eventuale accordo.

 

Non è un caso ma un… Casu

A Roma il Pd di oggi non ha più niente a che vedere con quello di qualche anno fa. Né nei numeri né nell’organizzazione. Da qualche mese a governare le macerie di quello che è stato il principale Partito della sinistra in Europa c’è un ragazzo: si chiama Andrea Casu, classe 1981, consigliere del Municipio Centro Storico per due mandati, già assessore alle Attività Produttive con il presidente del IV Municipio, una laurea in Scienze dell’Amministrazione ed un libro pubblicato nel 2015 sui processi che possono indirizzare la pubblica amministrazione verso la digitalizzazione.

Lo hanno lasciato diventare Segretario del Pd di Roma perché ormai non c’erano più nemmeno le ossa. Solo debiti.

Andrea Casu si rimbocca le maniche. Chiude le sezioni vuote, le accorpa, razionalizza le spese per gli affitti. Rinuncia ad avere un ufficio, il suo quartier generale è lo scooter con il quale si sposta da una parte all’altra della Capitale. Calcola i debiti ed inizia a pagarli. Soprattutto partecipa alla riscrittura di alcune regole fondamentali: la più dirompente è quella che dice basta con gli iscritti fantasma. Ora dietro ad ogni tessera deve esserci un nome, un bonifico dal quale poter risalire a chi ha fatto il versamento. E se i romani credono davvero nel Pd devono pagare almeno 30 euro di tessera: per contribuire a risanare i debiti. Fine del Partito ad un euro, delle sezioni che esistevano solo sulla carta.

Non è un caso se i romani stanno tornando a farsi sentire in strada quando il Partito Democratico li chiama.

 

La regola sui pagamenti

È proprio lì che nasce il grande caos delle elezioni per il Segretario regionale.  Nasce dalla regola che impone trasparenza. vera.

Tutto accade nel circolo che riunisce le sue sezioni del Municipio VII di Roma. Sabato 27 iniziano le votazioni, i militanti si presentano a votare.

A fine giornata però accade qualcosa. I responsabili rifiutano di consegnare i soldi delle tessere per le sezioni di Capannelle, Morena e Quadraro. 

La Segretaria ed il tesoriere allora, sabato notte, redigono il verbale: dicono che per loro il voto in quelle tre sezioni è nullo perché a fine giornata non sono arrivati i soldi per pagare le tessere. Quindi, hanno votato persone non in regola con il tesseramento. Viene convalidato soltanto il dato delle sezioni San Giovanni, AlberoneSubaugusta.

È un dato fondamentale: con quei voti Bruno Astorre passa davanti a Claudio Mancini a Roma città, ribaltando le previsioni ed ipotecando il risultato del congresso. Senza quei voti, gli orfiniani sono in vantaggio di 5 preferenze. Poche ma abbastanza per ribaltare tutto.

 

I due verbali

Viene redatto un verbale la sera del 27 ottobre. Lo firma il garante ed in allegato vengono messe una Nota a Verbale del comitato di presidenza. La nota contiene a sua volta due allegati: sono la dichiarazione della Segretaria e del Tesoriere, attestano il rifiuto della consegna dei soldi per il pagamento delle tessere.

Nella notte di domenica entrambi i fronti si attribuiscono la vittoria su Roma. Da sola vale la metà dei cento voti in Assemblea. C’è una trattativa con cui gli uomini di Astorre e quelli di Mancini tentano di individuare una sintesi.

Nulla di fatto.

La rottura avviene alle 19 di lunedì sera. In Federazione arriva un nuovo verbale, datato 29 ottobre, a firma del garante: cambiava i risultati del congresso, riconoscendo come validi i voti del Municipio VII per Astorre.

Non solo. Martedì mattina arrivano alla Tesoreria 3 bonifici: li ha fatti il dirigente del Pd romano, Massimiliano Baldini. Paga le tessere delle tre sezioni contestate.

Per gli orfiniani è un palese tentativo di violare le regole: un acquisto di ‘pacchetti di voti’ che è vietato dal nuovo regolamento. Baldini dice che è una vecchia prassi: va lui a fare i bonifici per tutti, perché così si risparmia tempo evitando ai tesorieri di dover fare la fila. A dimostrazione, allega tre dichiarazioni con cui sia attesta che i tesorieri gli hanno dato i soldi raccolti tra gli iscritti e lo delegano a fare il versamento.

 

Gli uomini di mancini lo ritengono un trucco. Perché il regolamento è chiaro: la consegna dei soldi per le tessere doveva avvenire al massimo la sera del congresso.

 

Il solito Pd? No. Nel solito Pd ci si sarebbe sfidati a colpi di pacchetti di tessere. Le nuove regole imposte da Casu lo vietano. Sono le nuove regole ad avere funzionato. A prescindere dall’interpretazione che verrà data, se a favore dell’uno o dell’altro.

Forse c’è un nuovo Pd nelle strade di Roma.