Congresso unitario e Partito spaccato: il tafazzismo del Pd

FOTO © AG. ICHNUSAPAPERS

Luca Fantini verrà eletto da tutte le componenti, ma poi ricomincerà lo scontro furibondo. I Dem non hanno imparato la lezione. E alle prossime regionali Buschini contro Pompeo: come Boca-River senza arbitro.

Dunque il congresso del Pd sarà ancora una volta unitario. Ma soltanto di facciata. Sono anni che è così, ma dopo ricominciano gli scontri su tutto. È sempre stato così, al punto che viene da chiedersi se non sarebbe meglio effettuare una “conta” al congresso e poi marciare uniti.

La volta scorsa i due Francesco (De Angelis e Scalia) si accordarono sulla formula di Simone Costanzo Segretario e Domenico Alfieri presidente. Poi successe di tutto.

La volta precedente sempre Simome Costanzo Segretario e Sara Battisti presidente. Erano i tempi in cui la Battisti sfidava De Angelis mandando in tilt la stagione congressuale del Partito. Ora è una pasdaran del compagno Frank.

ENRICO PITTIGLIO E ANTONIO POMPEO

Nel frattempo però sono successe tantissime… spaccature. La più clamorosa delle quali resta quella tra Antonio Pompeo ed Enrico Pittiglio alle provinciali del 2014, con due liste del Pd e con Scalia e De Angelis mai così vicini alla rottura. Ma ci sono state moltissime altre spaccature nei Comuni: a Frosinone tra Michele Marini e Domenico Marzi nel 2012, tra lo stesso Marini e Fabrizio Cristofari nel 2017, a Veroli tra Simone Cretaro e Danilo Campanari. Per non parlare di Sora, Ceccano e di Cassino, dove alla fine però Enzo Salera è riuscito nell’impresa di vincere nonostante il Pd.

Si potrebbe continuare con le dimissioni di massa che hanno mandato a casa Fausto Bassetta ad Anagni.

La storia provinciale del Pd non è fatta  di scissioni, ma di dispetti. Come quello del marito che per colpire la moglie decise di tagliarsi… gli attributi.

Alle Regionali San Francesco De Angelis ha fatto il miracolo riuscendo a convogliare tutti i voti di Pensare Democratico su Mauro Buschini e Sara Battisti. Ma alle politiche il Pd ha pagato un caro prezzo alle divisioni interne. Infatti nessun parlamentare è stato eletto. Adesso all’orizzonte si profila lo scontro destinato a scatenare l’ennesima resa dei conti: Mauro Buschini e Antonio Pompeo entrambi candidati alle Regionali. Brutta gatta da pelare per il non ancora segretario Luca Fantini.

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Al quale va riconosciuto un merito. Senza riflettori e senza fanfare ha indossato elmetto e giubbotto antiproiettile ed è sceso nella palude per sbloccare un dibattito che era impantanato e rischiava di restare bloccato in maniera definitiva. Solo la consapevolezza della responsabilità ha imposto a Fantini di rompere il silenzio e l’inazione che si era imposti: per rispetto dello Statuto e del Segretario in carica Domenico Alfieri.

Come in tutte le azioni sulla linea del fuoco, il Segretario designato (e nulla di più) sapeva di potersi scottare o di poter essere impallinato. Tanto che più di qualche amico gli aveva consigliato di restare defilato, senza esporsi. Non lo ha ascoltato. È andato invece ad ascoltare: le ragioni degli altri. Ha individuato cosa bloccava: serviva solo un Segretario che facesse il Segretario. Il risultato ottenuto dice tutto.

Per Luca Fantini è buona la prima, l’esame è superato. Purtroppo per lui è solo il primo.

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