Consiglio, il fronte si spacca: il manifesto nel mirino

Perde pezzi il fronte dell'opposizione che ha chiesto il Consiglio comunale a Cassino. Entro 20 giorni la seduta sulle indagini della Procura sul voto 2019. Il rischio dell'effetto boomerang. Le polemiche sull'uso del simbolo

Alberto Simone

Il quarto potere logora chi lo ha dato per morto

Quattro. Non più cinque. Nel giro di ventiquattrore il fronte giustizialista dell’opposizione perde uno dei pilastri sui quali ha costruito la convocazione del Consiglio comunale. Quello nel quale avviare una discussione sulle indagini concluse di recente dalla Procura di Cassino sulle elezioni comunali del 2019. (Leggi qui Voto di scambio e liste irregolari: le elezioni nel mirino).

La firma del consigliere Renato De Sanctis (No Acea) è stata decisiva per poter richiedere il Consiglio comunale. Ma ora il suo nome non appare sui manifesti affissi ieri in città per creare imbarazzo all’amministrazione. I cartelloni sono su sfondo bianco, simbolo del Pd al centro e la scritta: “Voto di scambio e firme false, Salera chiarisca”. A firmarli sono solo 4 dei 9 consiglieri di opposizione: Giuseppe Golini Petrarcone e Salvatore Fontana (Italia Viva), Massimiliano Mignanelli (civico centrista), Benedetto Leone (civico di centrodestra). (Leggi qui Tra forcaioli e garantisti, le elezioni approdano in Consiglio).

Richiesta protocollata

Michelina Bevilacqua

La richiesta di Consiglio è stata protocollata lunedì. Pertanto l’assise dovrà essere calendarizzata entro i prossimi 20 giorni, così come da regolamento.

Nella lettera preparata da Benedetto Leone c’erano sei righe per le firme dei consiglieri. La speranza era che anche Michelina Bevilacqua (eletta nella Lega e ora in Fratelli d’Italia) si fosse unita a loro. Ha deciso per il No, andando in una direzione politica opposta rispetto a quella tenuta dalla portavoce FdI Angela Abbatecola che in conferenza stampa aveva usato toni duri contro il sindaco Salera.

C’è una spiegazione politica dietro a quel No. “Sono una garantista e non una giustizialista. Mi dissocio da tutto ciò – dice – e lascio fare alla magistratura magistratura il suo lavoro. Il nostro è diverso: per me la politica è intervenire sulla città, sui problemi concreti della gente. Non sono d’accordo a fare politica in questo modo: quando i magistrati ci daranno gli esiti si valuterà, sono una garantista e per me la politica è altro”.

Non c’è Francesca

Benedetto Leone e Francesca Calvani

Francesca Calvani, consigliera di Forza Italia, neanche è stata consultata. “Probabilmente – dice – già sapevano che non avrei partecipato alla conferenza e alla richiesta di Consiglio. Io credo che noi non dobbiamo fare i giudici, la magistratura farà il proprio lavoro serenamente sulla vicenda”.

Luca Fardelli, eletto nello schieramento contrario al Pd allestito da Petrarcone e Fontana invece ha avuto più di una richiesta per unirsi all’ala giustizialista. Ha declinato e si è tenuto alla larga.

Pirotecnico e pungente l’ex leghista, oggi indipendente Franco Evangelista. Spiega: “Il Consiglio comunale e la conferenza stampa? Il mondo intorno a noi sta cambiando, abbiamo una guerra alle porte, il rialzo dei contagi Covid, la gente soffre. Francamente non ho proprio il tempo di pensare ai capricci di quattro consiglieri comunali”. Perché parla di capricci? “Cosa dovrebbe chiarire il primo cittadino? Nessuna delle due inchieste riguarda l’operato del sindaco né le azioni compiute quando era candidato. Se si vuole sostenere che abbia avuto un ruolo si abbia il coraggio di dirlo e di denunciarlo. Ma al momento non risulta. Da nessuna parte”.

Il rischio del boomerang

La risposta la conosce benissimo. I manifesti e la convocazione del Consiglio fanno parte di una legittima strategia con cui logorare la maggioranza. Ma il rischio è di ottenere un effetto boomerang. Perché durante il Consiglio l’opposizione si presenterà plasticamente divisa: 5 consiglieri a chiedere chiarimenti e 4 che non sono affatto d’accordo sul portare in Aula un tema che è ancora nella fase preliminare e non ha portato ad una richiesta di processo.

Il sindaco Enzo Salera dal canto suo compatta il fronte della maggioranza. E la Federazione provinciale del Pd sta valutando se con i manifesti affissi in città dall’opposizione ci sia stato un uso improprio e non autorizzato del simbolo del Partito.

Sulla questione è intervenuto in mattinata il circolo locale. Il Segretario Romeo Fionda, ammonisce: “Il manifesto recentemente affisso nelle bacheche della nostra città, sottoscritto da alcuni consiglieri di opposizione, oltrepassa disinvoltamente la soglia della polemica politica e scade nella volgarità del pettegolezzo e dell’offesa gratuita. I consiglieri di opposizione firmatari del manifesto hanno utilizzato in modo surrettizio il logo del PD, che giganteggia al centro del manifesto, con messaggi allusivi che tendono a confondere e fuorviare il dibattito propriamente politico, dirottandolo sui binari triviali dell’offesa personale”.

Quindi, ecco la precisazione finale: “La verità dei fatti contestati è molto semplice e lineare: è in corso un’indagine giudiziaria tesa ad accertare la correttezza della raccolta delle firme nelle liste elettorali e a valutare l’ipotesi di reato del voto di scambio”.

Il Partito Democratico ha ribadito la piena e totale fiducia nell’operato della magistratura, in attesa di conoscere le conclusioni dell’indagine. “Nel frattempo, ci permettiamo di consigliare all’improvvisato drappello di manipolatori della comunicazione un atteggiamento di autocontrollo”.

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